Il governo blocca gli “aumenti selettivi”. In 50 anni è calata una volta (per 2 mesi)
L’incubo dell’autunno 2019 si chiamava Iva. Un incubo sfumato perché il Consiglio dei ministri ha bloccato l’aumento delle aliquota Iva che sarebbe dovuto scattare dal primo gennaio 2020. Bene, anche se altri Paesi europei hanno le aliquote Iva molto più basse delle nostre. Il premier Giuseppe Conte ha parlato addirittura di un calo dell’Iva (in alto nel grafico l’andamento dell’Iva storico) per alcuni beni di prima necessità.
L’andamento storico dell’aliquota Iva
A proposito di aumento dell’Iva gli schieramenti sono chiari: dei 4 partiti che sostengono l’esecutivo Conte bis due erano a favore di una revisione delle aliquote Iva (e quindi contrari a bloccare del tutto l’aumento dell’Iva dal primo gennaio 2020) e sono Pd e Leu. Altri due, M5S e Italia Viva, il partito creato da Matteo Renzi poche settimane fa, decisamente contrari a qualsiasi rimodulazione e, quindi, favorevoli, al blocco totale degli aumenti.
Dove c’è stato l’aumento dell’aliquota Iva al 22%
In Italia ci sono tre livelli di aliquote Iva: al 4%, al 10% e al 22%. Quella di cui si sta discutendo è l’aliquota Iva al 22% che, appunto, potrebbe subire variazioni. Ma su quali prodotti insiste un’Imposta sul valore aggiunto del 22%? Ecco la lista:
- Vino, spumanti, superalcolici
- Birra (se comprata nei negozi)
- Caffè (se comprato nei negozi)
- Abbigliamento
- Scarpe e riparazioni di calzature, borse, valigie
- Biancheria per la casa
- Elettrodomestici
- Radio, televisione, lettori dvd
- Computer, tablet, cellulari, servizi per la telefonia
- Connessione a internet
- Mobili e articoli di arredamento
- Riparazioni di mobili ed elettrodomestici
- Servizi domestici
- Detersivi
- Pentole e posate
- Tovaglioli, piatti di carta, contenitori di alluminio
- Lavanderia e tintoria
- Automobili e pezzi di ricambio
- Benzina
- Biciclette
- Giocattoli
- Cancelleria
- Barbiere, parrucchiere, prodotti per la cura personale
- Vacanze
- Argenteria, gioielleria
- Onorari liberi professionisti
- Sigarette e altri tabacchi
Perché non si ferma l’aumento dell’Iva?
Che l’Iva possa diminuire (anche se solo su alcuni prodotti e certamente tra questi non ci sono quelli che sono al 22%), come detto, è un’ipotesi avanzata dal premier Conte. Sarebbe un evento epocale perché nella storia recente italiana l’imposta sui beni e i servizi del 22% è diminuita una sola volta.

Come mostra il grafico sopra, in 50 anni di storia repubblicana è accaduto solo nel 1980: il primo novembre, per la precisione. Il governo Arnaldo Forlani si era appena insediato e, sostenuto da una maggioranza di centrosinistra, decise di abbassare l’Iva dal 15% al 14%. Durò pochissimo. Il primo gennaio dell’anno dopo, sempre con Forlani presidente del Consiglio, l’Iva tornò al livello precedente: 15%: in altre parole il taglio dell’Iva durò appena 2 mesi. Da allora non fece altro che aumentare fino al 22% deciso il primo ottobre 2013.
I dati si riferiscono al: 1973-2019
Fonte: Istat
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