Sono circa 3,6 milioni gli over 50 impiegati in mansioni difficili e rischiose
Condurre mezzi pesanti, spostare merci, insegnare al nido o alla scuola dell’infanzia, assistere persone non autosufficienti. Queste mansioni, tra loro diversissime, hanno in comune il fatto di rappresentare lavori gravosi per le persone che le svolgono. In Italia sono circa 3,6 milioni le persone di almeno 50 anni (regolari e non, dipendenti e autonomi) che compiono mansioni particolarmente pesanti e pericolose. Di questi, sono 243mila i laureati, dei quali la metà è occupato nella sanità e oltre il 20% è insegnante di primaria e pre-primaria. La legge n.232 del 2016 definisce lavori gravosi quelli che richiedono “un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento in modo continuativo”. Secondo l’Istat, su 800 professioni attualmente esistenti sul mercato del lavoro, ben 325 sono da considerarsi gravose (pari al 40,6%).
Oltre un terzo di svolge lavori gravosi è artigiano, operaio o agricoltore
Circa il 37,4% degli over 50 che svolgono lavori gravosi è costituito da artigiani, operai specializzati e agricoltori; il 18% consiste invece in conduttori di impianti, operai di macchinari e conducenti di veicoli e un altro 18% da chi svolge professioni gravose non qualificate. I lavoratori delle categorie che abbiamo citato rappresentano quindi oltre il 73% di quelli esposti a mansioni gravose, tra cui rientrano tuttavia anche gli operatori nel settore dell’assistenza personale e familiare, dei servizi sociali e della cura della persona (sono il 12,1%), i professionisti e tecnici sanitari (7,4%) e gli insegnanti di pre-primaria e primaria (5,9%).

Sono uomini due lavoratori con mansioni gravose su tre
Tra gli over 50, le mansioni gravose sono svolte soprattutto da lavoratori uomini. Sono oltre 2,3 milioni (il 64%) gli uomini alle prese con attività pesanti, contro 1,3 milioni di donne. Tra chi svolge lavori gravosi esistono differenze dovute al genere e alla nazionalità: oltre il 50% degli uomini è artigiano, operaio specializzato o agricoltore, mentre tra le donne il tipo di attività pesante più diffusa (svolta da circa il 30% delle lavoratrici over 50 con mansioni gravose) è nel settore dell’assistenza personale e familiare, dei servizi sociali e della cura della persona.
Inoltre, tra le donne sono molto più diffuse le professioni gravose di tipo intellettuale e scientifico (svolte da circa il 16% delle over 50 che svolgono lavori gravosi). A livello di nazionalità, gli italiani svolgono attività gravose soprattutto come artigiani, operai e agricoltori, mentre i lavoratori stranieri (per oltre il 40%) nel settore dell’assistenza e della cura della persona.
La metà dei lavori gravosi è al Nord
Il 52% dei lavoratori che svolgono mansioni gravose sono al Nord (1,9 milioni), a seguire il 28% al Sud (poco più di un milione) e il 20% al Centro (713 mila). Le persone che svolgono lavori gravosi al Nord sono quindi quasi il doppio di quelli che li svolgono al Sud. Tuttavia, tra i lavoratori con mansioni gravose delle regioni meridionali è molto più alta la quota di insegnanti (circa il 9%), quasi doppia rispetto a quella delle regioni settentrionali. Inoltre, al Sud è anche più elevata la percentuale di chi svolge professioni gravose non qualificate (23,2% contro il 14,5%).
I rischi delle mansioni gravose
I principali rischi per coloro che svolgono attività lavorative gravose consistono in infortuni e malattie professionali, oltre allo stress da lavoro che può portare a disturbi psicofisici tra cui l’esaurimento fisico e mentale. Si tratta del cosiddetto Burn-Out, riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come sindrome da stress cronico dovuto al lavoro. Rischi che, naturalmente, crescono con l’avanzare dell’età del lavoratore.
L’Ape sociale per chi fa lavori gravosi
Chi svolge mansioni gravose, sotto determinate condizioni, può accedere all’istituto dell’Ape sociale (anticipo pensionistico), un’indennità garantita dallo Stato ed erogata dall’Inps a lavoratori in stato di difficoltà che chiedono di andare in pensione al compimento dei 63 anni.
Dati aggiornati al: 2021
Fonte: Rapporto Annuale Istat
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