Bankitalia spiega che se il padre guadagna più della media i ragazzi non se ne vanno
Mammoni in Italia. I numeri che vediamo nelle seguenti tabelle, fornite da una ricerca della Banca d’Italia, parlano da soli. Si tratta della percentuale di figli a carico dei genitori alle varie età negli Usa e in Italia.
Quanti sono i figli a carico dei genitori
La differenza maggiore è a 20-24 anni e 25-29. Nel primo caso, tra i 20 e i 24 anni, i giovani che vivono con i genitori e non sono ancora usciti di casa sono l’86% in Italia e il 43,7% negli Stati Uniti. Nel secondo, tra i 25 e i 29, si tratta del 59,7% nel nostro Paese e del 20,1% negli Usa.
Ma c’è di più. Il gap diventa abissale se esaminiamo coloro che si ritrovano in una situazione ancora più particolare, ovvero coloro che contemporaneamente vivono con i genitori non essendo occupati né sposati. La differenza è grande già tra i 15 e i 19 anni, 82,8% (Italia) a 51,2% (USA), perché oltre oceano sono molti meno coloro che non hanno un lavoro persino in così giovane età. Poi il massimo della discrepanza tra i due Paesi si raggiunge a 20-24 anni. Qui siamo al 61,2% di italiani che non sono occupati e non sono sposati e che vivono in casa e solo il 18,5% di americani.
Figli a carico anche se hanno un lavoro
Vi è poi il fenomeno di coloro che vivono in casa con i genitori anche se hanno un lavoro. Nelle prime fasce di età, fino ai 29 anni, sono di più in Usa, ma solo perché lì ci sono più occupati, tra i maschi trentenni invece l’Italia passa in testa. E a questa tipologia di persone, colui che vive con i genitori, non è sposato ma lavora, appartiene tra i 30 e i 34 anni il 28,2% degli uomini, contro il 21,3% degli Usa.
Cosa succede con i mammoni in Italia
Venendo al nostro Paese nello specifico è interessante notare le differenze tra Centro-Nord e Sud. Tra le regioni centro-settentrionali e meridionali il gap è minore che tra l’Italia e altri Paesi europei o gli Usa in realtà.
Al Sud vi sono più uomini che stanno ancora in casa, il 92,5% contro l’82,3% tra i 20 e i 24 anni, il 69,7% contro il 53,2% a 25-29 anni, il 33,7% contro il 22,3% a 30-34 anni e il 12,8% contro il 9,6% a 35-39 anni.
Le differenze più rilevanti però sono nell’indicatore riguardante coloro che stanno a casa senza avere un lavoro e non essere sposati. A 20-24 anni sono il 74,6% nel Meridione e solo il 34,1% al Centro Nord. Si cala al 27,4% al Sud tra i 25 e i 29 anni, ma al Centro Nord si arriva al 6,3%. Anzi, a partire dai 25 anni sono di più, almeno al Centro Nord, coloro che rimangono con i genitori anche se hanno un’occupazione. Sono il 27,3% di tutti i ragazzi tra i 25 e i 29 anni. Il 34,4% tra i 30 e i 34 anni, il 17,1% a 35-39 anni.
Al Sud sono il 13,5% tra i 25-29enni, il 25% tra i 30-34enni, ma non scendono molto, a differenza di quanto accade al Centro-Nord, tra i 35 e i 39 anni, dove sono il 23,1%. Probabilmente perché il lavoro non è così remunerativo da permettere di uscire di casa
Più i genitori sono ricchi, più i figli restano a carico
Appunto, quanto influisce l’economia, i salari, la difficoltà di trovare lavoro? E quanto altri fattori?
I ricercatori della Banca d’Italia, basandosi sui dati Ocse, hanno confrontato le percentuali di quanti rimangono a vivere a casa in base ad alcuni parametri.
Ovvero per esempio hanno verificato di quanto salgono se si prendono in considerazione le persone sottoposte a salari più bassi della media del 20%. E si vede come non ci sono dei grandi cambiamenti, se non di pochi decimali. Al contrario la presenza di un sussidio di disoccupazione, ovvero di un lavoro più stabile che lo consente (non a partita Iva o di uno stage) cambia le cose, perlomeno nella fase tra i 25 e i 29 anni, quando comincia la carriera, la proporzione di quanti diventano mammoni in Italia in questi casi infatti cala del 3,6% al Centro-Nord e del 4,6% al Sud. E poi ancora diminuisce del 5,1% al Centro-Sud. Poco l’effetto sia a 20-24 anni, quando ancora in molti non lavorano, che a 35-39 anni, quando evidentemente sono altri fattori a essere più influenti.
La maggiore probabilità di assunzione (per esempio dal 65% al 100% al Nord, dal 30% al 83% al Sud), ovvero il fatto di ottenerlo un lavoro influisce molto di più. Quando si esaminano coloro che sono in un’area con maggiore speranza di ottenere un posto la proporzione di mammoni in Italia scende del 12,6% al Sud e del 6,7% al Nord tra i 20 e i 24 anni, che è l’età più sensibile a questa variabile. C’è poi un calo del 7,2% al Sud tra i 25 e i 29 anni e del 5% sempre al Sud a 30-34anni.
Il problema della casa da comprare
Al Nord più che le questioni lavorative conta il costo delle case. Laddove questo è del 20% inferiore della media si vede un calo di quanti rimangono in casa del 9,4% a 25-29 anni al Centro Nord, e solo del 2,2% al Sud, dove i prezzi sono già relativamente più bassi. La questione è importante anche a 30-34 anni, quando ci sarebbe un calo del 7,8% al Centro Nord con costi minori per la casa.
Un effetto simile ce l’ha l’influenza dei coetanei. Laddove le persone intervistate affermano di non guardare a cosa fanno gli amici vi è un calo della propensione a rimanere in casa con i genitori.
Si cala al Centro-Nord del 4,8% a 20-25 anni, del 9,8% a 25-29 anni, del 4% a 30-34 anni. In quest’ultima fascia di età succede la stessa cosa al Sud, mentre a 20-24 anni e 25-29 l’impatto è un po’ minore nel Mezzogiorno.
Quanti sono i figli a carico in Italia
Vi è però un fattore che conta più di tutti, e forse è quello più inaspettato, anche per il modo in cui opera ed è il reddito dei genitori.
Laddove questo è del 20% maggiore della media si ha un grande incentivo a rimanere a casa e a diventare mammoni in Italia. Probabilmente per non perdere i benefici di un certo benessere economico. E’ così al Centro-Nord in particolare tra i 25 e i 34 anni, quando la proporzione di quanti non escono di casa sale, con un maggiore reddito dei genitori, del 11,4% a 25-29 anni del 12,1% a 30-34 anni. Al Sud siamo a un +9,3% e a un +13,1% rispettivamente.
Allo stesso modo calano coloro che non escono di casa se il reddito è più basso, quasi della stessa misura, essendoci un -11,4% al Centro-Nord a 25-29 anni, e un -11,3% al Sud a 30-34 anni.
Meglio restare figli a carico che rischiare
Insomma, il messaggio principale è che soprattutto nelle zone più ricche se la famiglia originaria sta bene e fuori casa le case costano tanto è meglio rimanere comodamente con mamma e papà, mentre al Sud conta di più, almeno in un primo momento tra i più giovani, la possibilità di un posto di lavoro, ma poi è sempre lo status della famiglia a contare.
Un ultimo dato rilevante è che a 35-39 anni invece ci sono pochi mutamenti con ogni modifica di parametro. Quella minoranza che rimane in casa anche a quell’età evidentemente lo fa per motivi propri indipendenti da lavoro, reddito, casa, ecc, ma si tratta di uno zoccolo duro che difficilmente cambierebbe idea anche in caso di rilevanti cambiamenti delle condizioni intorno a lui.
I dati si riferiscono al: 2015
Fonte: Banca d’Italia
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