L’identikit dei lavoratori della gig economy. Il 22,8% di stranieri, solo il 15,2% sono donne
Prevenzione da violazioni delle norme sulla sicurezza del lavoro, da possibili forme di caporalato digitale, da incidenti stradali e da problemi igienico-sanitari: sono i punti cardine su cui si basa l’inchiesta della Procura di Milano che ha per protagonisti i riders, ragazzi che sfrecciano sulle loro bici per le vie delle grandi città a tutte le ore, e con qualsiasi tempo su bici, con giacche e portapacchi coloratissimi come i brand per i quali lavorano. Per loro le tutele sono poche, pochissime, praticamente inesistenti ed è per questo che il governo Pd-M5S è intervenuto con il decreto legge 101 del 3 settembre 2019. La normativa prevede che ai fattorini vengano riconosciuti diritti, retribuzioni e contribuzioni dei dipendenti dell’azienda per cui lavorano.
Quelli della gig economy
I riders seguono le indicazioni di un’app e portano il cibo domicilio a chiunque abbia fatto un ordine, ma di loro si sa abbastanza poco. Banca d’Italia ha effettuato una ricerca per disegnare l’identità dei lavoratori-simbolo di quella che va sotto il nome di “gig economy” spesso popolata da lavoratori precari,
Per realizzare la ricerca sono state usate le Comunicazioni Obbligatorie al Ministero del Lavoro e i dati dell’Anpal, Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro.
Per capire meglio di cosa parliamo è stato effettuato un confronto con analoghi addetti alle consegne, ma in altri settori, in quelli delle tlc (che include dall’editoria ai servizi telefonici) e del trasporto e magazzinaggio.
Innanzitutto il genere. Anche nel food delivery le donne sono una minoranza, solo il 15,2%. Analogamente a quanto succede nelle telecomunicazioni, in cui sono il 14,5%. Rispetto all’ambito dei trasporti, dove sono solo il 7,6% dei lavoratori, però, il divario tra i sessi è minore. Il 22,8% degli addetti è straniero. E’ una percentuale piuttosto alta considerando che nel complesso della popolazione sono meno del 10%, ma negli altri settori sono anche di più. Il 33,% tra chi fa consegne nelle telecomunicazioni e il 25,5% tra chi le fa nell’ambito dei trasporti e del magazzinaggio.
Quanto guadagnano i riders
L’età a inizio contratto è decisamente minore della media. Solo di 25,4 anni, contro i 35,7 degli addetti alle consegne del settore telecomunicazioni e i 35,5 di quello trasporti e magazzinaggio. In parte dunque è vero che si tratta di un mestiere per studenti che possono guadagnare fino a 800 euro al mese, ma solo se si rendono sempre disponibili e fanno almeno 25 consegne al giorno a fronte di conti floridissimi delle società proprietarie delle app di food delivery.
La gig economy è per studenti?
Una conferma arriverebbe dalla percentuale di laureati, che è piuttosto bassa tra chi lavora nel food delivery, il 18,4%, ma comunque molto più alta di quella che ritroviamo tra gli addetti delle telecomunicazioni e tra chi fa consegne essendo inquadrato nell’ambito traporti e magazzinaggio.
Quanti giorni lavorano i riders
Un’enorme differenza risiede invece nella durata media dell’impiego e del contratto. Considerati separatamente, perché un impiego può essere svolto essendo inquadrati in diversi contratti tra essi consecutivi. Nel caso dei riders nel food delivery parliamo di impieghi della durata in media di 765,6 giorni e di contratti di 598,8. In quello delle telecomunicazioni di impieghi di 13.900 giorni, ovvero 38 anni, e contratti di 13.566, 4 , poco di meno. Ancora più lunghi impieghi e contratti nel settore trasporti: rispettivamente 14.592,4 giorni (40 anni) e 14.318,8. Insomma, lavori per la vita.
I dati si riferiscono al: 2018
Fonte: Banca d’Italia
Leggi anche: Quanto è il divario di stipendio tra padri e figli
Boom di contratti stabili nei primi 8 mesi del 2018
Ti piace citare i numeri veri quando parli con gli amici? – La redazione di Truenumbers.it ha aperto un canale Telegram: qui potrai ricevere la tua dose quotidiana di numeri veri e le ultime notizie; restare aggiornato sulle principali news (con dati rigorosamente ufficiali) e fare domande. Basta un attimo per iscriversi. Un’ultima cosa: siamo anche su Instagram.