Impatto ambientale F1: 223.031 tonnellate di CO₂

Il 13% in meno rispetto al 2018. Il 49% delle emissioni causate dagli spostamenti


La Formula1 gira il mondo per 24 settimane l’anno, portandosi dietro 10 team, 20 piloti e migliaia di addetti che viaggiano da un continente all’altro con ritmi serratissimi. È uno sport nato per fare andare al massimo i tubi di scappamento eppure non è da imputare alle automobili la produzione e l’immissione nell’ambiente di 223.031 tonnellate di CO2. È tutto quello che c’è intorno alla Formula1 che inquina e questo i dirigenti che gestiscono il circus delle corse lo sanno bene.

Lo sanno tanto bene che non solo si sono dati da soli l’obiettivo di azzerare le emissioni entro il 2030, ma hanno messo in pratica azioni tali da riuscire a ridurre nel 2022 l’impatto delle emissioni da combustione del 13% se confrontate a quelle del 2018. Un calo che acquista un significato ancora più importante alla luce della crescita sia in termini di numero di eventi che di attività associate negli ultimi anni di gare. E poi esperienze e iniziative adottate dal circuito della Formula1 possono essere un esempio importante di cambiamento per i 700 milioni di tifosi di questo amatissimo spot.

Impatto ambientale F1: non sono le gare a inquinare

Nel 2022 il contributo dei motori in pista alla produzione delle 223.031 tonnellate di CO₂ è stato inferiore all’1%. Un’inezia. A smontare uno dei luoghi comuni più diffusi — che siano le gare in sé a inquinare di più — sono anche i dati che arrivano dalla Formula 2 e dalla Formula 3, le due principali categorie giovanili che preparano i piloti all’ingresso nel campionato mondiale di Formula 1. Nel 2023, tutte le monoposto di queste due serie hanno corso utilizzando carburante sostenibile al 55%.

Per carburante sostenibile si intende un tipo di carburante prodotto con materie prime rinnovabili, come scarti vegetali o carbonio catturato dall’atmosfera, pensato per ridurre le emissioni rispetto ai combustibili fossili tradizionali. L’obiettivo dichiarato è di arrivare al 100% entro il 2027.

Il problema è spostarsi di circuito in circuito

La maggiore responsabile di inquinamento, con il 49% per una mole pari a 109.285 tonnellate, è stata la logistica, ovvero tutte quelle attività che rendono possibile le corse e quindi i viaggi intercontinentali, trasporto merci, strutture mobili, container e attrezzature tecniche che seguono le diverse case automobilistiche per le 24 settimane all’anno in cui si corre.

Proprio questi numeri spiegano bene perché la Formula1 abbia deciso di a ripensare il proprio sistema di trasporto. Nel 2023 i responsabili della Formula1 hanno iniziato a testare una flotta di 18 camion alimentati con HVO100, un biocarburante ricavato da fonti vegetali e non fossili. Utilizzati in 9 tappe europee, questi mezzi hanno percorso più di 10.600 km, trasportando una media di 300 tonnellate di merci vitali per gara, riducendo dell’83% le emissioni rispetto ai camion tradizionali.

Non solo: per diminuire ulteriormente l’impatto della logistica, e raggiungere così zero emissioni nette entro il 2030, si è deciso anche di rivoluzionare il calendario 2024 e così limitare i lunghi spostamenti intercontinentali. Tra le modifiche più rilevanti, il Gran Premio del Giappone è stato anticipato da settembre ad aprile, l’Azerbaigian è slittato in autunno, mentre il Qatar è stato riposizionato a fine stagione, subito prima di Abu Dhabi. In questo modo si crea una maggiore continuità geografica tra le tappe, con meno chilometri da percorrere e un uso più efficiente dei trasporti, soprattutto quelli via terra.

Impatto ambientale F1

Formula 1, quanto incidono i viaggi sulle emissioni

Dopo la logistica, che da sola vale il 49% delle emissioni, il secondo contributo più rilevante arriva dai viaggi d’affari, responsabili del 28% dell’impronta ambientale della Formula1. Si tratta degli spostamenti aerei e terrestri del personale tecnico e operativo che segue ogni tappa del campionato. In termini assoluti, parliamo di 64.679 tonnellate di CO₂ equivalente.

A confermare indirettamente questi dati ci sono le parole di Sebastian Vettel rilasciate in un’intervista al Wall Street Journal quando ha ammesso che durante la sua carriera in Formula1 la sua impronta di carbonio personale è stata di 400 tonnellate di CO₂ all’anno a causa principalmente dell’uso frequente di jet privati. Dopo il ritiro, l’ex campione tedesco ha scelto di spostarsi in treno, in auto elettrica e con voli di linea, riducendo le proprie emissioni a 60 tonnellate all’anno. Un dato comunque ancora alto rispetto alla media globale, che si aggira intorno alle 4 tonnellate di CO₂ annue per persona.

Ecco da dove arrivano altre emissioni

Anche se meno impattanti della logistica e dei viaggi del personale, le attività operative nei weekend di gara continuano a pesare sul bilancio ambientale della Formula1. Si tratta di tutto ciò che serve per allestire un circuito: box, hospitality, torri di controllo, impianti elettrici e strutture mobili. Questo insieme vale il 12% delle emissioni totali, pari a 26.764 tonnellate di CO₂ equivalente. A queste si aggiungono le emissioni generate dalle sedi fisse dei team e della F1 stessa — quindi fabbriche, centri tecnici e uffici — che contribuiscono con un ulteriore 10%, cioè 22.303 tonnellate.

Impatto ambientale F1, il caso virtuoso del Gp Austria

Al GP d’Austria 2023, la Formula1 ha testato un nuovo sistema di alimentazione a basse emissioni per le aree operative del circuito. L’esperimento ha riguardato il paddock, la pit lane e la zona broadcasting, solitamente alimentate con generatori tradizionali portati in loco. In questa occasione, invece, l’intero sistema è stato centralizzato e alimentato con un mix di 600 metri quadrati di pannelli solari e biocarburante HVO. Il risultato è stato netto: le emissioni in queste aree sono state ridotte di oltre il 90% rispetto allo stesso evento del 2022. Il test ha permesso anche di raccogliere dati utili per ottimizzare in futuro la logistica energetica delle gare, con l’obiettivo di replicare il modello in altri circuiti già nei prossimi anni.

Anche i programmi tv danno il loro contributo

Un intervento poco visibile al grande pubblico, ma decisivo in termini ambientali, per centrare l’obiettivo delle emissioni nette zero entro il 2030, c’è anche la scelta di centralizzare la produzione televisiva. La Formula1 ha concentrato gran parte delle attività media nel Media & Technology Centre di Biggin Hill, nel Regno Unito, dove oggi si realizza l’International Feed trasmesso in oltre 180 territori.

Questa soluzione consente di ridurre il numero di persone e attrezzature che devono viaggiare da un circuito all’altro per seguire le gare, tagliando così una parte rilevante delle emissioni legate agli spostamenti. Lo studio, aggiornato nel 2022, è pensato per produrre eventi live, registrazioni e contenuti per F1 TV, e sarà affiancato da un set virtuale a partire dal 2024. Meno scenografie fisiche significa meno trasporti, meno materiali e, di conseguenza, meno CO₂.

 

I dati si riferiscono al: 2022
Fonti: Report Formula 1
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