Foreign fighter: partiti in 135 dall’Italia, alcuni tornano

L’Isis rivendica gli attentati a Kabul, ma chi sono i combattenti che arrivano dall’Italia?

L’Isis ha rivendicato i due attacchi kamikaze che hanno fatto perdere la vita ad almeno 170 persone vicino all’aeroporto di Kabul, sono più di 150 i feriti. L’allerta rimane altissima, Biden in lacrime promette vendetta, ma ci si aspetta nuovi attacchi nei prossimi giorni, gli ultimi ufficialmente disponibili per completare la ritirata occidentale dall’Afghanistan. Sembra dover terminare nel peggiore dei modi una guerra durata più di venti anni che è costata tantissimo, sia in termini economici che di vite umane. L’Interpol e l’Europol hanno gli occhi puntati e si preannuncia massima emergenza anche nel tracciare i percorsi tra l’Isis e l’occidente.

foreign fighter

La propaganda dell’Isis alla ricerca di nuovi foreign fighter

L’Isis vive di propaganda. È costantemente alla ricerca di nuovi seguaci non solo nelle terre in cui ha più possibilità di movimento, ma anche in Occidente. Stiamo parlando dei foreign fighter, i combattenti stranieri che dalla guerra in Siria, Iraq e Libia sono partiti alla volta della causa terroristica per unirsi alle fila del cosiddetto Stato Islamico e di altri gruppi armati. Sebbene il contingente italiano sia notevolmente più piccolo di quelli visti in altri Paesi dell’Europa occidentale, la questione dei combattenti stranieri è sicuramente un punto importante dell’agenda nazionale e internazionale. Ma quanti sono? Dirlo con esattezza è difficile, propria per la natura illegale delle loro attività, ma l’International Centre for Counter Terrorism ha stilato una lista.

Sono 135 i foreign fighter dall’Italia

Secondo i dati ufficiali, i combattenti stranieri legati all’Italia erano 135 nel 2019. Veramente pochi rispetto ai 1.900 combattenti stranieri che hanno viaggiato dalla Francia e quasi al migliaio provenienti da Germania e Regno Unito. La maggior parte di questi si è unita proprio con l’Isis, altri con l’Esercito siriano libero e con formazioni minori non sempre jihadiste. Alcuni perdono la vita in guerra, altri rimangono in quelle terre anche una volta terminati i conflitti, altri ancora tornano in Europa. Dei 135, ad esempio, 26 combattenti sono poi tornati nel Vecchio Continente.

L’identikit dei foreign fighter italiani

Secondo lo studio il 90% dei foreign fighter legati all’Italia è uomo e il 19% ha una cittadinanza italiana. L’età media si aggira intorno ai 30 anni e la Lombardia è la regione che ne ha ospitati di più: il 32% del totale. Il livello di istruzione è basso per l’88% di questi e solo 3 sono partiti mentre frequentavano ancora le scuole. Come si vede dal grafico, 40 dei foreign fighter legati all’Italia ha origine tunisine, 26 marocchine, 14 siriane e solo 11 hanno invece una cittadinanza unicamente italiana. In questi giorni si monitora la situazione anche in Afghanistan, mentre le vie ufficiali di comunicazione sono chiuse per evitare passaggi di persone non autorizzate in entrambe le direzioni. Anche in rete, luogo di adescamento e di organizzazione dell’estremismo islamico, la polizia monitora profili e chat. Intanto, sul fronte opposto, i talebani hanno vietato la musica e chiuso le principali piattaforme social.

I dati si riferiscono al 2019-2021

Fonte: ICCT

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