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In Europa la quota dell’eolico passa in 10 anni dal 3,6% all’11,5%

Forse ci sono pochi ambiti come quello delle fonti di energia in cui l’Unione Europea appare ancora così profondamente diseguale. I 28 Paesi (i dati si riferiscono all’epoca pre-Brexit) sono andati ognuno per la propria strada per quanto riguarda la produzione di elettricità, seguendo tipicamente le opportunità che il territorio offriva, per esempio utilizzando l’idroelettrico sulle Alpi, ma anche strategie che derivavano da scelte politiche economiche precise. 

E’ così che se la maggioranza relativa dell’energia, il 25,3%, proviene dal nucleare, questo è dovuto alla sua preponderanza solo in sette Paesi su 28, innanzitutto la Francia, dove copre il 71% del fabbisogno energetico, e la Slovacchia, dove si arriva al 55,3%, la Svezia, al 42%, e poi Bulgaria, Slovenia, Belgio, Finlandia, dove dalle centrali nucleari, spesso solo una o due per Paese, proviene tra il 30% e il 40% dell’energia.

Il gas naturale è la seconda fonte in Europa, genera il 19% dell’elettricità, ma anche in questo caso con enormi differenze tra Paese e Paese. E’ quella maggioritaria in Italia per esempio, con il 44,5%, mentre supera la quota del 50% nei Paesi Bassi, in Irlanda, a Malta, e sfiora il 40% nel Regno Unito.

In diversi Stati Membri il carbone, sotto forma di lignite o altro, è ancora preponderante. Il suo peso è complessivamente del 20,8% nella UE, l’11,5% è lignite, il 9,3% altri carboni bituminosi. E’ l’Europa centrale che più si affida a questa antica fonte di energia. In Polonia produce ben il 76,8% dell’elettricità, grazie alle miniere della Slesia, in Germania il 33,5%, in Repubblica Ceca il 46,8%

Fonti di energia rinnovabili ancora minoritarie

Le fonti rinnovabili nonostante gli incentivi e il dibattito che vi è intorno a esse sono ancora minoritarieL’idroelettrico raggiunge la quota dell’11,6% dell’energia prodotta, l’eolico l’11,5%, il solare il 3,8%. Complessivamente, calcolando anche fonti minori, come il biogas, sotto la voce Altri, si rimane sotto il 30%.

Solo in pochi Paesi sono maggioritarie, per esempio in Austria, dove grazie alla presenza della Alpi le centrali idroelettrica coprono il 60,1% del fabbisogno, all’incirca come nel Lussemburgo, mentre in Croazia arrivano al 57,1%. In Italia nonostante le tanti centrali sulle nostre montagne non vanno oltre il 17,5%. Sono importanti, con una quota di energia generata tra il 30% e il 40%, anche in Lettonia, Slovenia, Svezia.

Il sole è ancora poco rilevante come fonte energetica, produce solo il 3,8% dell’elettricità europea, e in nessun Paese si arriva al 10%, ci si avvicina di più a Malta, con il 9,7%, e poi in Italia, con il 7,8%, al secondo posto anche davanti alla Germania, pioniera del settore, e alla Grecia, 7,1%.

Il Paese in cui invece l’energia eolica è più rilevante è la Danimarca, dove rappresenta il 45,8% delle fonti di elettricità, mentre raggiunge il 34,9% in Lituania, il 21,2% in Portogallo, e rimane appena di poco sotto il 20% in Spagna, Germania, Regno Unito. In Italia invece solo il 6,1% dell’energia viene dal vento.

In Italia in forte calo il gas naturale, avanza il solare

E’ tuttavia proprio l’energia eolica quella che ha visto il maggiore incremento nei 10 anni tra il 2008 e il 2018, anno cui si riferiscono questi dati. E’ passata dal costituire solo il 3,6% di quella totale generata in Europa all’11,5%. Ciò è avvenuto soprattutto a spese di gas naturale e del carbone non lignite, le cui quote sono passate rispettivamente dal 23,4% al 19% e dal 14,6% al 9,8%. Importante anche l’aumento del peso delle centrali solari, che nel 2008 quasi non esistevano e generavano solo lo 0,2% dell’energia, 10 anni dopo il 3,8%.

Uno dei Paesi protagonisti nel campo del solare è stata l’Italia, in cui si è passati dal 0,1% al 7,8%. Il fotovoltaico ha soprattutto sostituito il ruolo del gas naturale, che nel 2008 arrivava a costituire il 54,3% delle fonti di energia, percentuale diminuita di circa il 10% in 10 anni. In crescita del 2,7% nel nostro Paese  anche il peso dell’energia idroelettrica.

L’impressione generale è quella di una transizione verso le fonti rinnovabili che è evidente, ma ancora lenta e soprattutto estremamente eterogenea viste le grandi differenze tra i singoli Paesi

I dati sono del 2008 e 2018

Fonte: Eurostat

Leggi anche: Le aziende che utilizzano più energia rinnovabile

 

 

 

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