I Fondi europei non servono a niente, soprattutto al Sud

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All’Italia 11 miliardi, ma per Bankitalia gli effetti sull’occupazione sono nulli

Centonovantasei miliardi di euro tra il 2014 e il 2020. A tanto ammonta in totale il Fondo Regionale Europeo per lo Sviluppo (Erdf l’acronimo inglese e Fesr in italiano), che rappresenta il più ricco tra i fondi europei e che serve per rafforzare gli investimenti e stimolare la crescita in Italia.

Di fatto sono risorse destinate per la maggior parte alle regioni meno sviluppate dell’Unione, quelle con un Pil pro-capite che non raggiunge il 75% del livello medio europeo, con un’attenzione particolare alle aree meno densamente popolate, le più periferiche, montagnose e lontane oltre alle isole.

Polonia in testa per i finanziamenti europei

Il maggiore beneficiario dei fondi Fesr nel periodo 2014-2020 sarà la Polonia, con 21,5 miliardi, ma al secondo posto troviamo subito l’Italia, con 11 miliardi. Certo, pro-capite il discorso cambia, i Paesi che ricevono più risorse per abitante sono Estonia, con 1.427 euro procapite, Slovacchia, con 1.362, Lettonia, con 1.209, e Lituania, con 1.199. L’Italia è lontana con 336 euro per persona, come mostra il grafico qui sotto.

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Tuttavia bisogna considerare che quello che è andato all’Italia è stato destinato in larga parte al Sud e, per capire se questi fondi hanno avuto effetto sull’economia, bisogna necessariamente verificare che cosa sia successo proprio nel Sud Italia.

Cosa cambia tra i fondi europei all’Est e al Sud

In generale i fondi Fesr non possono coprire tutti i costi di un progetto: li finanzia solo all’85%, la restante parte deve arrivare da una partnership locale, normalmente pubblica, ed è probabilmente questo il motivo per il quale l’impatto dei fondi è così diverso tra Est Europa e Sud Italia.

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Sì, perché secondo le prime analisi i fondi Fesr erogati tra il 2007 e il 2013 hanno contribuito a creare in tutta Europa 600mila posti di lavoro, il 20% di quelli persi per la crisi finanziaria, mentre 5 milioni di persone sono state collegate alla banda larga grazie a progetti finanziati dai Fesr a questo scopo.

I fondi europei in Campania funzionano?

La domanda fondamentale è: e in Italia? Servono i fondi strutturali per creare ricchezza? A questo scopo è utile un paper della Banca d’Italia che analizza in modo più dettagliato la relazione tra l’arrivo dei finanziamenti europei nella programmazione 2007-2013 e le loro possibili ricadute positive.

Il grafico sopra, tratto proprio dallo studio di via Nazionale, chiarisce molto bene cosa è accaduto in tutto il Sud tra il 2007 e il 2013: all’aumento dei pagamenti dai fondi strutturali (linea nera scura), si è avuto un calo dei prezzi delle case (linea tratteggiata fine), una stabilità della popolazione residente (linea tratteggiata al centro del grafico) e, soprattutto, non hanno frenato il drammatico calo dell’occupazione (linea tratteggiata in fondo al grafico). Significa che i fondi strutturali non portano ricchezza, non attirano residenti e, soprattutto, non fanno aumentare il lavoro.

Quanti fondi strutturali al Sud

Si potrebbe dire che senza i fondi europei gli effetti della crisi sul Mezzogiorno sarebbero stati ancora più gravi. Giusto. Infatti è utile andare ancora più a fondo nello studio di Bankitalia. Ad esempio: non tutte le aree del Sud sono state finanziate allo stesso modo. Il grafico sotto mostra le aree del Mezzogiorno d’Italia in base alla quantità di fondi ricevuti: più l’area è scura e più sono stati i finanziamenti assegnati pro-capite. Come si vede, hanno ricevuto più fondi le aree di Puglia e Calabria, e le zone più interne, e molto poco è andato in Abruzzo. E anche i fondi europei in Campania sono arrivati copiosi.
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Per analizzare, quindi, in modo ancora più preciso gli effetti dei fondi, i ricercatori hanno diviso il Sud in 325 “mercati locali” e hanno verificato se un aumento, per esempio del 10% di finanziamenti europei tra un mercato e l’altro, potrebbe sortire effetti positivi sulla crescita di popolazione, occupazione, o prezzi delle case.
Ebbene, il risultato è zero, nel senso che a una crescita del 10% dei fondi corrisponde anzi una piccola diminuzione dello 0,0027% dell’occupazione, una crescita della popolazione maggiore solo dello 0,0011%, un prezzo delle case minore del 0,0027%. In sostanza il nulla.
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La presenza più o meno maggiore di finanziamenti europei non ha cambiato la sostanza della situazione economica nel Mezzogiorno, contrastando, come si sperava, gli effetti della crisi economica.
Ora c’è l’occasione dei nuovi fondi del programma 2014-2020. Vedremo se l’impatto sarà ugualmente deludente o in qualche misura gli euro erogati saranno utilizzati in modo più efficace.

I dati si riferiscono al: 2007-2013
Fonte: Banca d’Italia, Parlamento Europeo

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