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Nel mentre le banche chiudono 12 mila filiali e aumentano le collaborazioni tra banche

Le aziende Fintech sono sempre più protagoniste nello scenario italiano. L’industria multimiliardaria che sta cambiando il modo in cui facciamo acquisti, otteniamo prestiti, ci rapportiamo con le banche e risparmiamo non prevede di fermarsi, anzi. Secondo l’ultimo censimento di PwC, le Fintech in Italia sono 278, 49 in più rispetto alla scorsa edizione.

D’altro canto, la banca commerciale sta cambiando notevolmente, basti pensare che nell’ultimo decennio sono oltre 12 mila le filiali chiuse nel nostro Paese. In più, dal 2016 una norma dell’Unione europea, la direttiva Psd2, ha messo sotto scacco il vero tesoro: i dati dei clienti. Entrata in vigore nel 2018 ha permesso a terze parti, tra cui le Fintech ma non solo, di accedere ai conti correnti dei clienti, aprendo così un paradigma concorrenziale con nuove offerte sul mercato.

In quali settori operano le Fintech?

In Italia il Fintech è in ritardo rispetto al resto d’Europa. Ciò nonostante, si muove coerentemente ai trend globali, mostrando elevata dinamicità e un aumento negli anni del fatturato complessivo che nel 2018 ha raggiunto i 373 milioni di euro, con una crescita del 40% sull’anno precedente.  Aumentano anche i segmenti di business, per esempio con l’ingresso del segmento del Real Estate, di trading specializzato e di investimento in criptovalute.

Il grafico sopra mostra le diverse aree di attività delle 278 Fintech italiane. I Pagamenti sono il settore col più alto fatturato, numero di aziende e potenzialità di crescita, mentre l’Insurtech è il settore più giovane con oltre il 70% delle aziende nate dopo il 2015 ma è già il terzo settore per fatturato. Il Regtech necessita di una menzione a parte essendo un settore in via di sviluppo nello scenario internazionale e che in Italia tende a specializzarsi in soluzione per il mondo delle PMI, come assistenti fiscali e gestione della documentazione. È proprio a questo target di riferimento che si vogliono rivolgere realtà come Aidexa guidata da Nicastro.

Illimity registra un totale attivo di 3,4 miliardi di euro

Aidexa per ora ha lo status di intermediario finanziario al pari di Credimi, società pioniera fondata nel 2015 da Ignazio Rocco, e ha richiesto la licenza bancaria prevista nel 2021. Un altro esempio di imprenditoria con alle spalle una lunga esperienza nel settore bancario è quello di Corrado Passera, il banchiere che lanciò Intesa Sanpaolo e ora, dopo una breve esperienza politica, è tornato al credito fondando due anni fa Illimity. Una banca a tutti gli effetti che fa raccolta diretta e la usa per prestare, comprare e gestire portafogli di crediti deteriorati. Illimity, operativa da poco più di un anno, ha visto a fine settembre 2020 il totale attivo raggiungere circa 3,4 miliardi di euro, valore che si confronta con 2 miliardi al 30 settembre del 2019.

Gli effetti della pandemia sull’intero mercato

Analogamente al mercato internazionale, anche in Italia il 2019 ha visto una polarizzazione dei fondi su pochi business di maggiore dimensione. Tutto questo si potrebbe aggravare per le circostanze economiche che tutto l’Occidente sta attraversando. Uno degli impatti negativi del Covid potrebbe essere proprio quello di accentuare il trend. In effetti,  negli ultimi mesi, il Venture Capital inizia già a dare minore attenzione alle start-up, con un numero maggiore di chiusure da parte di players in via di sviluppo. Soprattutto in un periodo in cui le transizioni sono prossime allo zero e, di conseguenza, i profitti subiscono una veloce débâcle.

I più ottimisti, però, potranno vedere anche l’opportunità di una sperimentazione forzata di un nuovo modo di collaborare tra attori. Banche, assicurazioni e clienti devono fare i conti con infrastrutture obsolete ed è per questo che i servizi digitali finanziari possono essere la marcia. Un esempio è quello di Pietro Sella che ha stretto alleanze con Moneyfarm, Fabrick, Illimity e Aidexa. In ultimo, la probabile crescita esponenziale della domanda di credito, soprattutto da parte delle Pmi, sempre più spesso trova risposata nel mondo del Fintech a scapito dell’offerta tradizionale.

 

 

I dati si riferiscono al 2020

Fonte: PwC

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