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Il settore finanziario europeo crescerebbe dell’8% in più con regole chiare

Sono un fenomeno recentissimo, prima del 2017 ben pochi sapevano cosa era un bitcoin. Poi all’improvviso, verso la fine di quell’anno, come se fosse la corsa all’oro di metà XIX secolo, la frenesia dell’acquisto di criptovalute ha fatto breccia nella massa, non solo in nerd informatici, ma anche in pensionati e casalinghe. Il valore dei bitcoin è decollato, e poi la bolla come sempre avviene è esplosa, ma ormai la via era stata aperta. I cryptoasset, come vengono chiamati gli asset composti da cripotvalute e simili strumenti digitali, sono divenuti una realtà nel più esteso mondo del fintech, a sua volta componente sempre più importante del settore finanziario.

Per ora la capitalizzazione globale dei cryptoasset ammonta solo a 230 miliardi di dollari, solo una frazione, il 0,9%, di quella per esempio delle aziende dell’indice S&P 500, che segue le maggiori 500 imprese americane, e il 2,8%, di tutto quanto è investito in oro. Tuttavia la tendenza è chiaramente alla crescita, e soprattutto vi è un indotto che sta decollando a latere di questo mondo, basti pensare alla più che decuplicazione degli investimenti in cybersecurity in 5 anni (tra 2014 e 2019), passati da 56,9 a 646,2 milioni di dollari.

Le opportunità di una diminuzione dell’incertezza

Quanto sta avvenendo interessa anche le istituzioni comunitarie, preoccupate dalla situazione di oggettivo Far West vigente in questo mondo. Il problema non è solo di sicurezza, come è ovvio, ma anche economico. Il Centro Studi del Parlamento Europeo è convinto che una regolamentazione uniforme all’interno della UE accrescerebbe gli investimenti e il valore aggiunto del settore finanziario.

L’ipotesi è che una legislazione che elimini i costi dell’incertezza e dell’insicurezza delle criptovalute aumenterebbe l’attrattiva di queste e nel loro indotto. Quasto grazie al minor pericolo di perdite finanziarie oltre che di truffe. L’introduzione delle criptovalute più stabili come strumenti di pagamento controllati aumenterebbe l’interesse su di esse anche del grande pubblico. Le piattaforme che ora operano in questo mondo potrebbero abbassare le commissioni, attirando più investitori. Questi ultimi sarebbero incoraggiati dalla minore volatilità di questi asset. Se poi per esempio la tecnologia blockchain prendesse piede in modo sicuro questo vorrebbe dire il crollo dei costi di intermediazione anche per i consumatori nel settore bancario e dei pagamenti.

Questo mondo richiederebbe maggiori competenze nel fintech, offrirebbe più posti di lavoro di alta qualità, con ricadute benefiche macroeconomiche in tutta l’economia europea.

Questi vantaggi sono riassunti in alcuni numeri che il Centro di Ricerca del Parlamento Europeo ha reso noti, e che si possono leggere nella nostra infografica. Naturalmente essendo un settore nuovo vi è ancora molta incertezza, e sono stati ipotizzati due scenari. Quello in cui una legislazione complessiva europea può avere un alto impatto sul settore finanziario e quello in cui ne abbia uno medio.

Un 2% di occupazione in più nella finanza

Nel primo caso il valore del settore sarebbe dell’8% più grande nel 2030 rispetto a quello che vedremmo se nulla venisse cambiato. Di 760 miliardi di euro contro i 705 previsti. Se invece l’impatto fosse medio il vantaggio sarebbe solo del 4%.

Questi numeri sarebbero l’esito di una produttività totale dei fattori, che viene riassunta come innovazione, che risulterebbe del 5% più ampia nel primo scenario e del 2% nel secondo. Il capitale IT, ovvero quello investito in software e soluzioni digitali nella finanza sarebbe del 9% maggiore, di 176 miliardi contro 161, in caso di alto impatto della legislazione, e del 4% in caso di medio. Ma anche il resto del capitale, non IT, nel settore finanziario, riceverebbe un boost in entrambi gli scenari, pur se minore, del 3% o del 2%.

I dati più importanti sono forse quelli che riguardano l’occupazione. La maggiore produttività del lavoro sarebbe del 5% nel 2030 nel caso più ottimistico, e del 3% nell’altro. Questo genererebbe, oltre che stipendi maggiori, anche più posti di lavoro. Il numero di addetti del settore finanziario sarebbe tra 10 anni nello scenario ad alto impatto di 6 milioni e 106 mila in Europa, il 2% in più rispetto ai 5 milioni e 962 mila previsti ora, ma crescerebbero dell’1% anche in caso di impatto medio.

Forse però in pochi casi come questi l’incertezza regna sovrana, e questi dati avranno bisogno di essere confermati negli anni a venire

I dati si riferiscono al 2020-2030

Fonte: European Parliament Research Service

Leggi anche: Crisi dei mercati: Bitcoin in lotta contro le oscillazioni

 

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