Gli uomini sono più felici delle donne del 7,5%

Diplomati più dei laureati. Chi sono e dove sono gli italiani soddisfatti della vita

La tabella qui sopra rappresenta il grado di felicità percepita o, se vogliamo essere più generici, di benessere individuale degli italiani. A fornire i dati è una approfondita rilevazione dell’Istat che ha coinvolto circa 21.500 persone, divise in base a età, reddito, area geografica, tipo di area urbana, istruzione, genere. I risultati sono molto interessanti, perché potrebbero spiegare l’identikit che bisogna avere per essere felici, o per avere più probabilità di esserlo.

Per essere felici: ecco la regola

Agli intervistati è stato chiesto di definire il proprio grado di felicità in un range da 1, minore felicità, a 10, massima felicità. Ebbene, a quanto pare per essere felici bisogna innanzitutto abitare in una cittadina media tra 20 e 40mila abitanti, bisogna preferibilmente essere uomo, lavoratore dipendente, diplomato, e appartenere al 25% della popolazione più ricca.

Se alcuni risultati appaiono scontati, altri meno. Per esempio è rilevante la differenza tra il grado di felicità degli uomini, 7,11 e delle donne, 6,61. Corrisponde a un 7,5% in più a vantaggio della popolazione maschile su quella femminile. Distanze maggiori, e forse qui è meno anomalo, sono quelle che si riscontrano differenziando per età.

I giovani non sono i più felici

Non sono però i più giovani i più felici, ma vengono superati, 7,44 a 7,39 dai 35-44 anni, nonostante che, di solito, questa sia un’età in cui l’ansia e le responsabilità appaiono maggiori. Dopo il grado di quella che potremmo definire felicità percepita declina, a 6,96 tra 45 e 54 anni, a 6,80 tra 55 e 64 anni, e a 6,48 oltre i 65 anni quando presumibilmente subentrano ragioni legate alla salute. Insomma, i più anziani sono del 12,9% più infelici dei 40enni, in media.

per essere felici

Considerazioni legate all’età e alla salute probabilmente sono quelle che incidono nella differenza, ancora maggiore, tra il grado di felicità di chi ha solo la licenza elementare e di chi è diplomato e laureato. Nel primo caso infatti non si va oltre a un punteggio di 6,28, mentre tra i diplomati si arriva a 7,42, una differenza del 18%. E’ molto probabile che gli italiani con solo la licenza elementare siano i più anziani del resto.

Per essere felici bisogna essere diplomati

Non passa comunque inosservato che i laureati, anche se più felici della media (che è di 6,92 punti) sono leggermente più infelici dei diplomati. Questo è un po’ in contraddizione con i risultati della rilevazione in base ai redditi, in cui appare chiaro che i più ricchi, ovvero quelli del quarto quartile, il 25% più ricco (in cui normalmente si pensa ci siano i laureati, visto che guadagnano di più), sono i più felici, con 7,32 di punteggio, contro il 7 del terzo quartile, ovvero di coloro che sono sopra la media ma più poveri del 25% più ricco, il 6,77 del secondo quartile, e il 6,52 del primo quartile, dei più poveri, che sono così dell’11,8% più infelici dei più ricchi. Insomma, il detto: “anche i ricchi piangono” in questo caso non si applica.

Dove vivono le persone felici

Non stupisce poi che chi non è occupato, perché pensionato o disoccupato o inattivo risulti meno soddisfatto della vita di chi è dipendente o lavoratore autonomo, con un punteggio di 6,56 contro 7,31 dei dipendenti e 7,21 di chi ha la partita Iva.

A livello geografico i più felici sono coloro che abitano nel Nordovest, con 7,21, i più infelici coloro che stanno al Sud, con 6,54. Qui la differenza è del 9,9% a favore dei primi.

La ricerca della Banca d’Italia (che ha elaborato i dati dell’Istat), infine, insiste molto sulle risposte date in relazione alla tipologia di comune in cui si vive.

Nelle grandi città si è meno felici

Risulta che la felicità percepita è inferiore tra coloro che vivono in città superiori ai 500 mila abitanti, nonostante sia qui che normalmente vi siano per esempio coloro che hanno i redditi più alti con 6,73 di punteggio. A essere invece più felici sono coloro che stanno in cittadine tra i 20 e i 40 mila abitanti, che con 7,11 superano sia gli abitanti dei comuni più piccoli, sotto le 20 mila persone, con 6,93, sia quelli che vivono in comuni tra i 40 mila e i 500 mila, con 6,89. Da notare, spiega il report, che il 20% più felice vive in aree in cui il tempo medio per andare al lavoro è di meno di 34 minuti, mentre il 20% più infelice sta in zone in cui servono 36,6 minuti. Sostanzialmente appare come anche se vi sia un po’ più lavoro e stipendi migliori nelle città, gli spostamenti nel traffico hanno la loro importanza per la felicità percepita.

Incrociando questi dati con quelli per macro-aree è probabile che la maggiore insoddisfazione sia di chi vive in metropoli del Sud, Napoli, Bari, Palermo, ecc, e che ha una carriera discontinua e stipendi minori oltre che una bassa istruzione. E magari è una donna avanti negli anni.

Ultimo aggiornamento 2021

Fonte: Istat

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