Il mercato del factoring è di 250,6 miliardi in Italia

Nel 2021 è cresciuto del 10%. Nel 2022, con un +7%, si tornerà al pre-Covid

I motivi per cui le aziende italiane falliscono sono molti, ma tra i principali vi è certamente la carenza di liquidità a causa del mancato pagamento dei crediti da parte dei propri debitori. A volte tra questi ultimi vi è addirittura lo Stato, più spesso altre imprese clienti. Una delle soluzioni più popolari è ricorrere alle società di factoring richiedendo operazioni di factoring pro soluto o pro solvendo.

Alle pmi piace il factoring pro soluto

Di cosa si tratta? In sostanza l’azienda interessata cede il proprio credito a un’ impresa o a un istituto finanziario, spesso una banca, come vedremo, che subentra come creditrice. Quest’ultima anticipa una parte di quanto dovuto alla società che sta cercando il suo aiuto e si occupa al suo posto sia della riscossione del debito, sia di tutte le pratica connesse. In tal modo l’azienda, spesso una Pmi, può attivare il cash flow di cui ha tanto bisogno e in un certo senso è sgravata da operazioni costose e dispendiose anche in termini di tempo.

La differenza tra il factoring pro soluto e pro solvendo

Vi sono due modi di effettuare il factoring.

  • Il factoring pro solvendo prevede che l’impresa creditrice ceda il proprio credito al factor (la società intermediaria), rimanendo però giuridicamente responsabile del mancato pagamento del debito o di un pagamento parziale, dovendo ripianare il buco in prima persona in caso questo versamento non avvenga. Il factor gestisce le pratiche amministrative e l’incasso del credito stesso, ma non lo garantisce.
  • Con il factoring pro soluto, invece, l’intermediario non solo si occupa dei pagamenti del debitore, ma si assume la responsabilità di eventuali inadempimenti, liberando il creditore da ogni incombenza.

In quest’ultimo caso la porzione di credito che il factor paga all’impresa che si è rivolta a esso è chiaramente minore, perché in cambio offre un servizio più ampio e lo esenta da un rischio.

Il factoring pro soluto è di solito la soluzione preferita da quelle società che vogliono liberarsi dal rapporto con un cliente che considerano perduto e con cui non vogliono avere più rapporti. Quello pro solvendo riguarda, invece, quei casi in cui un’azienda commercia con imprese virtuose, anche se in ritardo con i pagamenti, o ha assicurato il credito, e ha necessità di liquidità urgente per i propri flussi di cassa. Con questa modalità la società intermediaria acquista una quota maggiore del credito in questione e in un lasso di tempo più breve, perché non vi è bisogno di fare tutte quelle indagini sulla solidità del debitore che sono d’obbligo con il factoring pro soluto

Il giro d’affari del factoring in Italia

I dati di Assifact, (Associazione Italiana per il Factoring), dicono che il mercato italiano del factoring, sia pro soluto che pro solvendo, è arrivato a 250 miliardi e 630 milioni di euro nel 2021. Si tratta di un incremento del 10% rispetto ai 227,83 miliardi del 2020, quando, per effetto della crisi pandemica si era verificato un calo di quasi 28 miliardi rispetto al 2019.

Questo vuol dire che, come avvenuto al resto dell’economia, l’anno scorso il giro d’affari complessivo non è riuscito a tornare ai livelli pre-Covid. cioè a 255 miliardi e 510 milioni di euro. Nel 2022, tuttavia, la crescita dovrebbe rimanere sostenuta, del 7%, e, in linea a quanto accadrà al Pil, i numeri del 2019 saranno superati, e non di poco.

Da un’analisi più profonda dei dati emerge anche che le imprese italiane preferiscono il factoring pro soluto. Ben il 79% del fatturato globale del settore nel 2021, ovvero 197,9 miliardi, proveniva da operazioni di questo tipo, mentre solo 52,7 da quelle pro solvendo.

factoring pro soluto

Le aziende italiane più attive nel factoring

Questo settore è molto polverizzato e competitivo, non solo in Italia. Tra i motivi vi è il fatto che si tratta di servizi finanziari che non richiedono un’enorme infrastruttura, né grandi dimensioni, né molto personale. Se ne occupano sia piccole realtà che grandi banche. Queste a volte creano società controllate ma distinte, mentre altre incorporano le funzioni del factoring tra le proprie.

Tra le ultime, per esempio, Banca Intesa, che alle proprie attività ha aggiunto da poco quelle di Ubi Factor, del gruppo Ubi, acquisito dalla prima banca italiana nel 2020. In tali casi non vi è una chiara e netta separazione tra il business complessivo e quello del comparto della cessione del credito

Le grandi banche attive nel factoring pro soluto

Unicredit, invece, ha seguito la strada di creare un’impresa apposita, Unicredit Factoring, che si occupa solo di queste operazioni finanziarie. Come si vede dalla nostra infografica è la più importante tra quelle che si dedicano solo al factoring. Nel 2020 ha avuto ricavi per 52 miliardi e 900 milioni, in calo di 11,1 miliardi, ovvero del 17,6%, rispetto al 2019. L’effetto della pandemia si è fatto sentire di più sull’utile netto, che è sceso del 32,8%, passando da da 86 a 58 milioni.

In linea con il resto del mercato la grande maggioranza del fatturato, 38,7 miliardi, è stato realizzato tramite operazioni di factoring pro soluto, mentre 14,2 con quelle pro solvendo.

Nel factoring pro soluto anche Credem e Crédit Agricole

Ad avere società controllate impegnate nel factoring sono anche molte altre banche attive in Italia. Tra queste Credem, considerata la banca più solida in Europa, che ha creato Credemfactor. Con un fatturato nel 2020 di 3 miliardi e 822 milioni è molto più piccola di Unicredit Factoring, ma a differenza di questa nell’anno peggiore dal punto di vista della crisi pandemica è riuscita ad accrescere i propri ricavi, aumentandoli del 2,5%. L’incremento è tutto merito delle operazioni pro solvendo, che però rimangono minoranza rispetto a quelle pro soluto, le quali hanno portato un fatturato di 2 miliardi e 393 milioni.

La società di factoring che fa capo a Crédit Agricole, invece, è Eurofactor, e ha realizzato ricavi di poco più bassi di quelli di Credemfactor. Sono ammontati, infatti, a 3 miliardi e 58 milioni, in calo dell’8,1% rispetto ai 3 miliardi e 327 milioni del 2019. In forte discesa, del 42%, anche l’utile netto, che è stato di 3 miliardi e 115 milioni.

Nel settore anche società non bancarie, come Coop e Eni

Anche aziende che non appartengono al settore bancario si sono buttate negli ultimi anni nel redditizio settore del factoring. Le varie cooperative che compongono la galassia Coop Italia controllano Factorcoop. Nel 2020 questa è riuscita ad accrescere i propri ricavi, incrementandoli di ben il 9,4%, nonostante la crisi, facendoli aumentare dal miliardo e 320 milioni del 2019 a uno e 444 milioni.

Anche Eni, il colosso dell’energia, è nel mercato con la società Serfactoring, che sempre nel 2020 ha avuto un fatturato di 803,9 milioni, in calo del 10,7% rispetto all’anno precedente. È stata superata da Aostafactor, società controllata al 100% da Finaosta, a sua volta di proprietà della Regione Valle d’Aosta. Due anni fa ha avuto un fatturato di un miliardo e 72 milioni, il 5,4% in meno del 2019. È naturalmente attiva anche al di fuori della piccola realtà alpina, realizzando più di metà dei propri ricavi in Lombardia (il 32%) e in Piemonte (il 19,3%). Anche in questo caso a prevalere nettamente è il factoring pro soluto.

Generalfinance punta a raddoppiare i ricavi del 2020 nel 2023

Da segnalare è anche l’azienda Generalfinance, che nel 2020 ha avuto un giro d’affari di 761 milioni di euro, in netto aumento sia rispetto al 2019 (590 milioni), che al 2018 (478 milioni). La società controllata dalla famiglia Gianolli, e, come socio di minoranza, da Creval, è tra i leader del factoring per le aziende “distressed”, ovvero in crisi finanziaria, e prevede di crescere molto nei prossimi anni. Le sue stime credono al raggiungimento di un fatturato di più di 1,5 miliardi nel 2022, quindi doppio di quello del 2020.

Che sia anche uno degli effetti del possibile aumento delle situazioni di fragilità con la fine delle garanzie e degli aiuti statali varati durante la pandemia?

I dati si riferiscono al 2020-2021

Fonte: Assifact e bilanci delle imprese

Leggi anche: La classifica delle migliori carte di credito del 2021

Ti piace citare i numeri veri quando parli con gli amici? – La redazione di Truenumbers.it ha aperto un canale Telegram: qui potrai ricevere la tua dose quotidiana di numeri veri e le ultime notizie; restare aggiornato sulle principali news (con dati rigorosamente ufficiali) e fare domande. Basta un attimo per iscriversi. Un’ultima cosa: siamo anche su Instagram.