In totale sono state 60.439. Importo medio: 1.284 euro ed età media 67,1 anni. Ecco tutti i numeri
Quante persone stanno andando in pensione nel 2018? Qual è l’età di pensionamento mediamente E quanto guadagnano? La tabella qui sopra illustra i dati del primo trimestre 2018 con le statistiche relative al gruppo più numeroso, quello dei lavoratori dipendenti. Come per tutte le tabelle che seguono, i dati mostrano il numero assoluto di pensioni nuove (quelle che sono iniziate nel primo trimestre dell’anno), poi c’è il dato in percentuale sul totale (in base all’età) e, infine, ultima slide, l’età di pensionamento. Dettaglio importante: si tratta di pensioni, non di pensionati perché, come si sa, una stessa persona può ricevere più di un assegno, il caso più tipico è quello della reversibilità, ma ce ne sono anche altri.
L’età di pensionamento e la riforma pensioni
Come vediamo nella tabella sopra, l’età media di decorrenza è stata di 67,1 anni, un’età piuttosto avanzata, segno del fatto che la riforma pensioni sta avendo effetto nello spostare in avanti l’età di pensionamento. Certo, c’entrano qui le pensioni di reversibilità, che spesso cominciano a essere versate quando il beneficiario è 70enne o 80enne. Se guardiamo alle età medie di decorrenza in base alla tipologia di pensione le cose cambiano.
La pensione di vecchiaia, ad esempio, nel primo trimestre 2018, è stata concessa a una età di pensionamento media di 66,3 anni ovvero, non molto distante dalla media di 67,1. Ma quelle di anzianità e anticipate, che ancora sono la maggiorana relativa escludendo quelle di reversibilità, sono state erogate a 60,6. Questi dati fanno media con i 53,1 anni che è l’età di pensionamento dalla quale decorrono quelle di invalidità e con i 75,6 a cui viene ricevuto il primo assegno per i superstiti.
L’età dopo la riforma pensioni
La tabella qui sotto è indispensabile per leggere meglio quella in alto perché se la prima mostra i dati in base all’età, questa sotto mostra gli stessi dati ma per tipo di pensione erogata sempre nel primo trimestre 2018.
Come abbiamo visto, le pensioni dei dipendenti che hanno cominciato ad essere erogate nel primo trimestre del 2018 sono state 60.439. Se si divide questo numero per i giorni dei tre mesi e per le ore di un giorno si scopre che nei primi tre mesi dell’anno ogni ora che passava, 27,9 persone si sono ritirate dal lavoro. Anzi, per essere precisi, ogni ora del giorno e della notte sono state erogate quasi 30 nuove pensioni, di vario tipo. Così si capisce meglio perché il bilancio di previsione per il 2018 dell’Inps parla di un aumento delle uscite per pagare le pensioni di 6,5 miliardi.
La maggioranza relativa di queste, cioè 20.914 (il 34,6%) aveva 68 anni o oltre ed erano quasi tutte reversibilità. Poi ve ne sono state 8.555, il 14,2%, concesse tra i 65 e i 67 anni, probabilmente si tratta di assegni di vecchiaia. Quindi ci sono le 14.739 pensioni raggiunte a 60-64 anni, il 24,4%, e le 11.845 a 55-59, il 19,6%. In questi due casi è evidente che si tratta di pensioni di anzianità o anticipate, in particolare di donne e di chi ha cominciato a lavorare molto presto. Infine vi sono le 4.386 pensioni decorse prima dei 54 anni, molto probabilmente di invalidità. Sono il 7,3%.
Nelle altre professioni vi sono i casi in cui la pensione scatta più tardi, per esempio nei coltivatori diretti, in media a 72,1 anni, perché la reversibilità conta qui di più, vista l’età avanzata di chi i occupa di agricoltura e il fatto che erano molti più un tempo di oggi. Non a caso 3.707 pensioni di questo tipo, il 54,7%, sono assegnate a una età di pensionamento di 68 anni o dopo, come mostra la tabella sotto che indica i dati, appunto, relativi alle pensioni dei coltivatori diretti e la loro età media di pensionamento.
Nel caso degli artigiani, dei commercianti, dei parasubordinati l’età media di raggiungimento della pensione nello stesso periodo, il primo trimestre 2018, è stata simile a quella dei dipendenti: 66,6 anni nel caso degli artigiani, 67,1 in quello dei commercianti, 68,4 in quello dei parasubordinati. Le tre tabelle che seguono si riferiscono, appunto, ai dati relativi ad artigiani, commercianti e parasubordinati.
Vi è però una differenza. Tra i dipendenti vi è una polarizzazione: la gran parte riceve un assegno o a 68 anni e oltre (per la reversibilità) o prima dei 64 (sono pensioni di anzianità o anticipate) mentre pochi vanno a riposo a una età di pensionamento compresa tra i 65 e i 67 anni.
Nel caso invece di artigiani, commercianti e parasubordinati quelli che vanno in pensione tra i 65 e i 67 anni sono la maggioranza. Assoluta tra i parasubordinati (tra i quali il 60,6% delle pensioni arriva appunto tra 65 e 67 anni) e relativa (31,5%) tra i commercianti.
L’impressione è che si tenda in questi casi ad anticipare ciò che succederà in un prossimo futuro, quando i pensionamenti anticipati o per anzianità saranno sempre meno, e sempre più saranno per vecchiaia.
Età di pensionamento, quanto si incassa di pensione
Dal punto vista dell’importo delle pensioni l’assegno medio per la prima parte del 2018 è stato di 1.284 euro per i dipendenti, con la gran parte inferiore a 1000 euro, il 13,7% minore anche di 500 euro e il 37,2% tra 500 e mille euro, come mostra la tabella sotto.
Il 16,6% poi è tra i 1000 e i 1500 euro, il 14% tra i 1500 e i 2000, il 12,1% tra i 2000 e i 3 mila euro e solo 3843, il 6,4%, oltre questa cifra.
Si tratta, come sempre, della media del pollo. Infatti: prendendo in esame sempre le pensioni dei dipendenti erogate tra gennaio e marzo 2018 vediamo come vi siano enormi differenze in base alla tipologia di assegno. Quelli di vecchiaia sono in media di 1.107 euro, essendo proporzionalmente molto di più quelli sotto i 1000 euro. Si tratta di persone spesso senza abbastanza contributi e/o con una vita lavorativa discontinua, che hanno dovuto aspettare l’età di pensionamento massima per ritirarsi.
Coloro che, infatti, hanno ricevuto la pensione di anzianità o anticipata, spesso si tratta di lavoratori di grandi aziende, o comunque con più di 42 anni di contributi che ricevono molto di più, 2.169 euro a testa in media. La gran parte infatti prende un assegno tra i 1.500 e i 3.000 euro.
Solo 783 euro invece è l’assegno medio di invalidità e 728 quello per i superstiti. Anche qui si rimane molto sotto i 1000 euro per la maggior parte dei percettori, che però molto spesso cumulano tali pensioni con altre, sociali, di anzianità o di vecchiaia.
Le tabelle che seguono spiegano, poi, i dati sull’importo degli assegni per altre quattro categorie: coltivatori diretti, commercianti, artigiani e parasubordinati.
Le pensioni più povere di tutte
A differenza che nel caso dell’età qui tra categorie le differenze sono molto rilevanti. I coltivatori diretti si fermano in media a 688 euro al mese. Il 46,9% delle pensioni è tra i 500 e i 1000 euro, il 35,5% meno di 500. I loro dati sono mostrati dal grafico qui sotto.
Va un po’ meglio agli artigiani, con 1.004 euro. Grazie al fatto che sono molti meno, il 13,2%, gli assegni che si fermano sotto i 500 euro. Anche qui però la gran parte, il 46% è tra i 500 e i 1.000 euro. Il 22,1% tra 1000 e 1500, l’11,8% tra 1500 e 2000 euro, e pochissimi al di sopra. Ecco i loro numeri:
Simile alla situazione degli artigiani quella dei commercianti, in cui la pensione media è di giusto 1.000 euro. Il 43,4% di queste è tra 500 e 1000 euro. Il 18,4% sotto i 500 euro, il 20,5% tra i 1500 e i 2 mila. Solo il 17,8% è oltre i 2 mila. Ecco il grafico:
Peggio di tutti però fanno i parasubordinati, come mostra questa tabella.
L’assegno medio qui è 252 euro. Che poi è il risultato di una situazione in cui ben l’86,9% di questi rimane al di sotto dei 500€. Si tratta delle pensioni più povere in assoluto.
I dati si riferiscono: 2017-2018
Fonte: Inps
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