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Nel marzo 2019 erano state di 30,5 miliardi. Quest’anno sono scese a 28,3 miliardi

Cominciano a giungere i dati sulle entrate fiscali dell’inizio del periodo di lockdown, ovvero di marzo. E il calo del gettito, ancorchè molto parziale, comincia a farsi vedere. Oltre che un elemento di allarme per l’economia sono anche uno specchio dello stop sociale che il Paese ha dovuto subire per contrastare l’epidemia di coronavirus.

A livello nazionale le entrate sono passate da 30 miliardi e 517 milioni a 28 miliardi e 300 milioni. Questo calo di 2 miliardi e 217 milioni è in controtendenza con gli incrementi che si erano verificati sia nei mesi precedenti che ogni anno a marzo dal 2016 in poi. Marzo che non è un mese “caldo” per quanto riguarda le scadenze fiscali e quindi il gettito, ma il decremento del 7,3% può essere un assaggio di quello che potremmo vedere con i dati dei successivi mesi in cui gli effetti della recessione saranno ancora più evidenti.

Un dato molto interessante il calo molto importante delle entrate da imposte indirette, che scendono del 15,1%,  passando da 16 miliardi e 702 milioni a 14 miliardi e 181 milioni. Queste sono più direttamente legate ai consumi, ed è normale che siano immediatamente reattive se questi crollano come è accaduto in marzo. Non a caso il gettito dell’IVA è caduto del 14,1%, di due miliardi e 419 milioni. Indicativa la diminuzione del 73,8% delle tasse automobilistiche, segno dello stop di questo tipo di consumi. Giù del 20% i bolli e le assicurazioni, mentre le entrate accise sui prodotti energetici rimangono sostanzialmente invariate. Simbolico il dimezzamento dei proventi dal gioco, che sia lotto, lotterie, o altro, che passa da un miliardo e 262 milioni a 631 milioni.

Le imposte dirette invece sono ancora in aumento, del 2,2%, anche se quasi solo grazie all’incremento di IRES e delle imposte sostitutive, il cui gettito è salito del 181,4% e del 97,2% rispettivamente. La voce più importante, l’IRPEF, vede una riduzione del 2,9%, e probabilmente già vede le conseguenze di un numero inferiore di italiani al lavoro.

Le entrate fiscali degli enti locali

A livello di enti locali a marzo ancora non si erano viste conseguenze del lockdown nei saldi totali, in crescita del 2,4%, ovvero 52 milioni,  ma solo grazie alle performance delle entrate legate al settore pubblico. Isolando le addizionali comunali e regionali IRPEF relative solo ai dipendenti privati si notano i già primi cali rispettivamente del  6,4% e dell’8,5%. Compensati dagli incrementi del 5,3% e del 2,5% di quelle relative ai lavoratori pubblici, oltre che dall’incremento delle entrate da IRAP, che passano da 103 a 199 milioni.

Come nel caso dell’IRES ci sono ragioni tecniche per questi aumenti, e gli effetti del lockdown saranno più evidenti in futuro. Il +50% nel gettito della TASI è in realtà relativo solo a un aumento da 6 a 9 milioni ed è poco significativo, mentre lo è di più il calo dal 102 a 92 milioni, del 9,8% di quello dell’IMU.

Dai primissimi dati su aprile emerge un ulteriore peggioramento, tanto che anche considerando tutti i primi quattro mesi dell’anno le entrate risulterebbero in crollo del 31%. In particolare sono i comuni a essere in sofferenza. Ma c’è da scommetterci che non saranno gli unici.

I dati si riferiscono al marzo 2020

Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze

Leggi anche: Le entrate fiscali crescono in gennaio e febbraio del 5,9%

 

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