Tra le aziende top italiane con più ricavi, 9 su 20 appartengono al settore energia
Negli Stati Uniti a dominare le classifiche sono i colossi tech e della grande distribuzione, in Germania l’industria automobilistica e meccanica resta centrale, in Francia il peso dei gruppi del lusso e dell’energia è storicamente rilevante. In Italia, invece, la concentrazione è ancora più evidente: nella Top 20 delle maggiori aziende industriali e di servizi, 9 società su 20 appartengono al comparto energetico-petrolifero. È questo il dato che sintetizza meglio la struttura del nostro capitalismo secondo l’Area Studi Mediobanca.
Al vertice per fatturato c’è Eni, con 88,8 miliardi di euro di ricavi nel 2024. Seguono Enel, a 73,9 miliardi, e il GSE, a 51,9 miliardi. Tra Eni ed Enel la distanza è di 14,9 miliardi di euro, uno scarto ampio che rafforza la leadership del gruppo petrolifero nella classifica dei ricavi. Il primato è legato soprattutto al peso delle attività di esplorazione e produzione e alla forte presenza sui mercati internazionali dell’energia, che restano il perno del modello industriale di Eni.
Sessant’anni di leadership industriale
Il primato di Eni nel 2024 non nasce per caso: affonda le radici in una lunga stagione in cui l’energia ha progressivamente sostituito l’auto come baricentro dell’economia italiana. La storia della leadership lo dimostra. In 60 edizioni della classifica Mediobanca, il vertice è stato occupato soprattutto da pochi grandi gruppi: Fiat-Ifi-Exor per 23 volte, Agip-Eni per 22, poi Iri ed Enel. Dall’Italia manifatturiera del boom economico a quella energetica e delle utility, la graduatoria dei ricavi racconta un cambio strutturale nel peso dei settori chiave.
L’Area Studi Mediobanca, attiva dal 1966, nell’edizione 2025 ha analizzato 2.828 bilanci relativi al 2024, tra industria, servizi, banche, assicurazioni, leasing e factoring. In sei decenni sono stati esaminati oltre 153 mila bilanci: una base dati che consente di leggere l’economia italiana con continuità, anno dopo anno.
Le 20 aziende italiane più grandi per ricavi
1.060 miliardi di euro. È questo il fatturato aggregato delle 282 aziende italiane che nel 2024 superano il miliardo di ricavi. Eppure, rispetto al 2023, il dato complessivo segna un -1,5%. Una flessione contenuta, ma sufficiente a indicare che il 2024 non è stato un anno di espansione generalizzata dei ricavi. C’è poi un elemento strutturale che colpisce: nella Top10 per fatturato, circa l’80% delle vendite fa capo a imprese a controllo pubblico. Tradotto in modo semplice: tra i primi dieci posti della classifica, la presenza dello Stato è dominante, per non dire determinante.
Subito dopo il vertice energetico, la manifattura di grande scala resta presente ma con numeri più contenuti. Stellantis Europe chiude il 2024 con 21,3 miliardi di euro di fatturato; Leonardo arriva a 17,8 miliardi; Prysmian a 17 miliardi. Sono cifre che, prese singolarmente, appaiono enormi — equivalgono a decine di milioni di euro di ricavi al giorno — ma che risultano distanti dalle prime posizioni della classifica.
Chi guadagna di più: utili e redditività
Nel 2024 la società con l’utile netto più alto è Enel, che chiude l’anno con 7.016 milioni di euro. Seguono Eni con 2.624 milioni e Poste Italiane con 1.994 milioni. È una classifica diversa da quella del fatturato: qui non conta quanto si incassa, ma quanto resta dopo aver coperto tutti i costi. Subito dopo si collocano due marchi dell’automotive di fascia alta. Ferrari chiude il 2024 con 1,6 miliardi di euro di utile, in crescita rispetto agli 1,3 miliardi del 2023. Automobili Lamborghini registra un risultato record di 1,4 miliardi, quasi triplicando i 479 milioni dell’anno precedente. Numeri che evidenziano la solidità della redditività nel segmento delle auto di lusso, anche in un mercato automobilistico complessivamente in difficoltà.
Lo stato di salute delle imprese italiane
Se si leggono questi numeri come un termometro dello stato di salute del sistema produttivo, il quadro appare stabile più che espansivo. I ricavi complessivi rallentano, ma la redditività resta solida: nel 2024 l’Ebit margin medio è del 7,6%, il che significa che le grandi imprese riescono ancora a trattenere quasi 8 euro ogni 100 di fatturato prima di interessi e tasse. L’utile netto medio pari al 4% dei ricavi indica che, al netto di tutti i costi, una quota significativa di valore continua a trasformarsi in profitto. In altre parole, la crescita non accelera, ma l’efficienza operativa tiene: le aziende non corrono, ma restano strutturalmente in equilibrio.
La Flop 5 dei settori industriali e dei servizi
Non tutte le grandi imprese hanno chiuso l’anno in utile. Nel 2024 la perdita più consistente è quella di Maserati, che registra un rosso di 701 milioni di euro, pari all’87% delle vendite, in un contesto segnato dal forte calo delle immatricolazioni. Seguono Telecom Italia, con una perdita di 610 milioni (il 4,3% del fatturato), Beko Europe Management a 492 milioni (21,6%), Vodafone Italia con 374 milioni (7,7%) e Open Fiber, che chiude con 364 milioni di perdita, pari al 59,5% dei ricavi.
Manifattura, ora pesa meno dell’energia
Un tempo era la manifattura il baricentro dell’economia italiana. Oggi i numeri raccontano un equilibrio diverso. Nel 2024 le prime 20 aziende manifatturiere sommano 160 miliardi di euro di fatturato, mentre le prime tre energetiche — Eni, Enel e GSE — arrivano da sole a 214,6 miliardi. In termini concreti, tre gruppi dell’energia generano più ricavi dell’intera Top20 della manifattura. All’interno di questi 160 miliardi, il comparto meccanico è il più rappresentato: con otto aziende in classifica — cinque nei mezzi di trasporto (Stellantis Europe, Leonardo, Fincantieri, Iveco e Ferrari) e tre nella produzione di macchinari (Nuovo Pignone Holding, Ali Holding e Danieli) — concentra quasi il 50% del fatturato manifatturiero della Top20.
Il confronto storico rende ancora più evidente il cambiamento. Nel 1965 la manifattura rappresentava quasi il 50% delle vendite delle prime dieci aziende italiane; oggi il suo peso nella Top10 è sceso al 17,1%. L’Italia resta un Paese industriale, ma ai vertici per ricavi il baricentro si è progressivamente spostato verso l’energia.
Le aziende italiane con più dipendenti
Se si misura la dimensione non in miliardi ma in persone, la classifica cambia prospettiva. Nel 2024 la società con più dipendenti in Italia è Poste Italiane, con 119.117 addetti. Seguono Ferrovie dello Stato, a 96.335, ed Enel, con 60.359 lavoratori. Anche qui, andando oltre la superficie del dato numerico, emerge un elemento strutturale: ai vertici per occupazione troviamo soprattutto grandi imprese a controllo pubblico o con una forte partecipazione statale. Limitando l’analisi al personale impiegato in Italia, è Poste Italiane ad avere il primato con una forza lavoro quasi interamente nazionale, a conferma di una presenza capillare e diffusa su tutto il territorio. Si distingue anche per la composizione dell’organico: le donne rappresentano il 53% degli occupati, un’incidenza significativa nel panorama delle grandi imprese italiane.
Fuori dal podio si collocano Oniverse Holding, gruppo dell’abbigliamento che controlla marchi come Calzedonia e Intimissimi, Webuild, attiva nelle grandi opere infrastrutturali e nella costruzione di ponti, dighe e linee ferroviarie, e Almaviva, società specializzata in servizi digitali e soluzioni informatiche per pubblica amministrazione e imprese. Tutte superano la soglia dei 40 mila occupati, confermando la presenza, accanto ai grandi gruppi pubblici, di realtà private con un impatto occupazionale rilevante.