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Il presidente a fine agosto aveva 121 milioni di dollari in cassa, Biden 180

Le elezioni presidenziali americane del 2020 saranno ricordate come le più atipiche di sempre probabilmente. In piena pandemia gli statunitensi dovranno decidere se rinnovare la carica di un presidente controverso come Trump o scegliere un politico di lungo corso, con i pregi ma anche i difetti che questo comporta. Biden, inoltre, sarebbe il presidente più anziano della storia americana se eletto, entrando in carica a 78 anni compiuti.

Vediamo, però, chi dei due è riuscito a raccogliere più fondi per la costosissima campagna elettorale. In Usa è un elemento importantissimo e largamente analizzato e pubblicizzato. Il dato più significativo è che nonostante la ricchezza personale e la fama di capace businessman (per quanto messa in dubbio da molti avversari) Trump ha raccolto finora meno denaro di Biden, e di conseguenza ne può spendere meno. Fino al 31 agosto 2020, data fino a cui arriva la reportistica della FEC (Federal  Election Commision), il presidente uscente aveva ricevuto 408.945.024,23 dollari, il 24,4% in meno dello sfidante democratico cui ne erano arrivati 540.594.553,14.

Elezoni Usa, prevalgono le donazioni individuali

Il sistema di finanziamento delle campagne in America è a conti fatti libertario ma complesso. Non è possibile finanziare direttamente un candidato per più di 2.800 dollari per donatore, o 5 mila se parliamo di PAC (Political Action Committee), organizzazioni di vario tipo che possono ricevere denaro anche da aziende, cosa che i comitati dei candidati non possono fare. I PAC nelle ultime campagne sono diventati i veri protagonisti del fundraising, e per superate i limiti stringenti previsti nell’ammontare dei finanziamenti tendono a moltiplicarsi sul territorio, ma soprattutto spendono in prima persona per spot, cene, banchetti, e ogni attività di propaganda verso gli elettori. Questo “soft money” non viene registrato direttamente come finanziamento del candidato, ma conta moltissimo.

Quest’ultimo invece, quello che qui analizziamo, cade sulle spalle soprattutto di una miriade di donazioni individuali. Nel caso di Biden per esempio arrivano ad ammontare a 486,2 milioni di dollari su 540,6. In quello di Trump invece sono circa la metà, 204,7 milioni su 408,9. Tradizionalmente i candidati repubblicani si appoggiano di più sui trasferimenti da altri comitati, come i PAC appunto, che nel caso di Trump hanno versato 201,6 milioni i dollari, mentre a Biden da questa fonte ne sono arrivati solo 51,6. Escludendo, come detto, le spese autonome di questi comitati.

I conti in tasca a democratici e repubblicani

Come conseguenza delle minori entrate Trump ha potuto spendere meno, 307.141.452,43 dollari contro i 359.968.142,06 di Biden, il 14,7% in meno a livello percentuale. Avendo voluto ridurre le uscite in modo meno che proporzionale rispetto al gap presente nelle entrate, il divario diventa più grande se consideriamo i soldi rimasti in cassa. I repubblicani ne hanno il 33% in meno, 121.096.473 contro 180.626.411,08 per il candidato democratico. E questo considerando che Trump aveva cominciato a raccogliere fondi prima del principio del 2019, periodo di inizio di tale statistica. Il presidente ha anche un debito di poco più di 900 mila euro, tra l’altro.

Meno soldi in cassa vuole dire meno eventi e meno spot, in particolare nell’ultimo mese di campagna, quello più dispendioso, in cui si spende molto soprattutto negli stati in bilico. E in queste elezioni, in cui vecchi feudi appaiono in discussione, ce ne sono moltissimi.

I dati si riferiscono al periodo gennaio 2019 –  agosto 2020

Fonte: Federal Election Commission

Ultimo aggiornamento: 19 ottobre 2020

Leggi anche: Tutte le perdite finanziarie di Donald Trump

 

 

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