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 In Crisi&Ripresa

Riuscirà il magnate a restare alla Casa Bianca? Ecco i suoi più celebri crack

Le elezioni americane si sono chiuse e siamo in attesa di conoscere chi ha vinto tra Donald Trump e Joe Biden. Riuscirà il magnate americano a restare alla Casa Bianca? La delusione elettorale potrebbe non essere la sola delle ultime settimane. Un’inchiesta del New York Times, sulla base delle dichiarazioni fiscali di Trump, ha rivelato che in 11 dei 18 anni esaminati, il presidente Usa ha dichiarato perdite tali da non aver pagato tasse sul reddito, mentre in altri due anni, nel 2016 e nel 2017, abbia pagato solo 750 dollari di tasse. Il tema delle perdite, nel caso del presidente degli Stati Uniti, si lega a doppio filo a quello della presunta evasione. E pensare che Trump è diventato famoso, tra gli altri motivi, per aver scritto il libro “L’arte degli affari”.

“Non sono un fallito”

Secondo il New York Times nel 1985, il primo anno su cui sono disponibili informazioni, Trump dichiarò una perdita di 46,1 milioni di dollari dalle sue attività principali: casinò, hotel e complessi residenziali. E a queste perdite andavano sommate quelle che arrivavano dagli anni precedenti, di circa 5 milioni di dollari. Da lì in poi le cose si sarebbero sempre fatte peggiori, con perdite che dopo un decennio sarebbero arrivate a 1,17 miliardi di dollari. Questo dato lo abbiamo inserito anche nell’infografica in alto, in cui abbiamo rappresentato alcuni dati cruciali della carriera imprenditoriale di Trump. Trovate anche i 95 milioni di dollari di tasse versati da Trump nei 18 anni esaminati dalle carte del New York Times, oltre 2,5 miliardi di dollari che rappresentano la ricchezza complessiva del magnate (la stima è di Bloomberg).

“Non sono fallito”

“Smettetela di dire che le mie imprese sono fallite. Non ho mai dichiarato fallimento, ma come molti grandi uomini d’affari ho usato le norme sulle aziende per trarne vantaggio. Abile, vero?”: a mettere una pezza sui suoi insuccessi imprenditoriali con questo tweet datato 19 giugno 2015 è lo stesso Trump, ma la realtà è un po’ diversa.

Dal 1991 ad oggi diverse società controllate dal candidato presidente Donald Trump hanno dichiarato fallimento in ben quattro occasioni. La procedura seguita dagli avvocati di Trump è quella del Chapter 11, la norma americana che consente a una società (distinta quindi dai suoi azionisti e amministratori) di rimanere in attività mentre tenta di ristrutturare i propri debiti. Si può affermare che se il suo patrimonio personale è stato toccato solo marginalmente da questi insuccessi, l’abilità imprenditoriale di cui Trump (nessuno, ad esempio, ha ancora calcolato con precisione quanti soldi ha) si vanta continuamente nei suoi discorsi è meno fondata di quanto si creda.

Il vizietto dei junk bond

Nel 1991 Donald Trump finanzia la costruzione del casino Taj Mahal di Atlantic City principalmente con junk bond, ma l’intera struttura accumula una mole spaventosa di debiti (secondo il New York Times solo quelli personali di Trump ammontano a 900 milioni di dollari) e il miliardario è costretto a dichiarare bancarotta secondo le procedure del Chapter 11. Per pagare i debiti Trump è costretto a cedere la metà del casinò, i suoi yacht e la sua compagnia aerea.

Passa solamente un anno e per “The Donald” Atlantic City si rivela un altro fiasco: il Trump Plaza Hotel della città del gioco d’azzardo del New Jersey ha perduto oltre 550 milioni di dollari e, come racconta ABC News, il miliardario cede il 49% della struttura a Citibank e ad altri creditori e viene completamente esautorato da qualsiasi ruolo operativo nella struttura.

Donald Trump sfortunato con i casinò

Nel 2004 sono ancora una volta i casinò a costringere Donald Trump alla procedura da Chapter 11: stavolta si tratta della società Trump Hotels and Casinos Resorts, che ha accumulato 1,8 miliardi di dollari di debiti. L’uomo col parrucchino più chiacchierato d’America deve ridurre il suo pacchetto di azioni al 25% e, secondo Associated Press, si trova anche costretto a iniettare nella società almeno 72 milioni di dollari del suo patrimonio per evitare il disastro. Nel 2009, infine, la Trump Entertainment Resorts perde 53,1 milioni di dollari e il miliardario deve ricorrere al Chapter 11 per la quarta volta.

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