Sorpresa: la disoccupazione in Italia è al 9,3%

Più bassa del periodo pre-pandemia, ma c’è un motivo: sono aumentati gli inattivi

Sembra strano, ma il tasso disoccupazione attuale in Italia è più basso del periodo pre-pandemia. Per vederlo basta guardare il grafico in alto. Ma c’è un motivo e lo vedremo più avanti.  Per prima cosa, proviamo a delineare il contesto in cui si sono ritrovati milioni di lavoratori con la pandemia.

Tra le conseguenze più dirette della recessione che ha colpito tutti i Paesi occidentali ci sono state sicuramente quelle sul mondo del lavoro. La chiusura forzata di molte attività nel settore del commercio, del turismo, della ristorazione e di tutto l’indotto hanno ha comportato da un giorno all’altro la perdita di posti di lavoro, almeno di quelli che non era stato possibile proteggere con la cassa integrazione o il divieto di licenziamento.

La disoccupazione in Italia

A soffrire di più sono stati quindi i lavoratori a termine ai quali non è stato rinnovato il contratto, le partite Iva che hanno perso la committenza, coloro che erano impiegati in imprese che hanno chiuso i battenti. Nonostante tutto però, ed è questo il dato saliente, nel complesso l’occupazione ha tenuto, la disoccupazione in Italia non è decollata, anzi. A causa del blocco pressoché totale che abbiamo vissuto nella primavera del 2020 si è verificato un paradossale effetto, che ha portato il tasso di disoccupazione a scendere, ufficialmente, invece che salire. È mostrato in modo chiaro nella nostra infografica: a marzo e aprile è diminuito al 7,3% e 7,4%, con una riduzione di oltre due punti rispetto al 9,7% pre-pandemico. Come mai? C’entra la definizione che diamo di disoccupati.

Il significato di inattivi

Il tasso di disoccupazione, in Italia come ovunque, è il rapporto tra il numero di disoccupati e quello rappresentato dalla forza lavoro complessiva, che è l’insieme di quanti un impiego lo hanno già oppure lo cercano.

Se, invece,  non solo non si ha un lavoro ma nemmeno lo si cerca attivamente, allora si rientra nella categoria degli inattivi. Questo fa sì che l’entità del fenomeno della disoccupazione in Italia sia sottostimata perché molto disoccupati sono calcolati come inattivi. E questo è stato evidentissimo durante il lockdown duro dello scorso anno quando ,nel giro di tre mesi, gli inattivi sono aumentati di più 1,4 milioni di unità, passando dai 13,3 di gennaio ai 14,7 di aprile. Parallelamente coloro che erano in cerca di occupazione (e quindi erano disoccupati) sono diminuiti da 2,5 a 1,8 milioni. Contemporaneamente gli occupati sono scesi da 23,2 a 22,5. In sostanza quello che è accaduto è che i lavoratori che hanno perso il proprio posto per le chiusure non si sono messi immediatamente a cercare un nuovo lavoro (cosa del resto anche materialmente molto difficile) e sono rientrati nella categoria degli inattivi. Ecco perché il numero di disoccupati è risultato artificialmente basso.

L’andamento del tasso di disoccupazione in Italia

Man mano che la vita economica e civile riprendeva anche le statistiche ritornavano ad assomigliare a quelle precedenti. Dalla metà del 2020 hanno ricominciato a crescere gli occupati, anche se inizialmente con diverse oscillazioni, e gli inattivi hanno iniziato a cercare occupazione, e sono tornati sotto i 14 milioni. Paradossalmente sono quindi cresciuti i disoccupati, che a inizio 2021 sono saliti sopra i 2,5 milioni, per poi ridursi intorno ai 2,3 nell’estate di quest’anno. Questa volta il calo però è stato dovuto a un effettivo miglioramento delle prospettive lavorative in Italia.

Nel 2020 la disoccupazione era al 10%

E infatti il tasso di disoccupazione, che, come si vede dalla nostra infografica, era andato al 10% nei mesi estivi del 2020 e si era all’incirca mantenuto su questi livelli fino a maggio di quest’anno, è poi sceso fino al 9,3% di luglio e agosto.  E qualcosa di simile sta avvenendo in tutta Europa e negli Stati Uniti.

disoccupazione Italia

Altrove l’effetto paradosso che abbiamo visto nel nostro Paese in gran parte non si è osservato, sia per le minori restrizioni, sia per un welfare più efficiente che ha consentito politiche attive per il lavoro anche durante la fase più dura della pandemia. Ma per quanto riguarda il trend successivo risulta esserci stato un andamento molto simile a quello visto nel nostro Paese. Mediamente nella Ue il tasso di disoccupazione, che era cresciuto nel 2020 fino al 7,7%, si è ridotto al 6,8% negli ultimi mesi, un livello non molto differente da quelli precedenti alla pandemia.

La disoccupazione all’estero

In Germania, dove è di base da anni molto più basso, si è mosso poco, passando da un picco del 4,1% lo scorso anno al 3,6%, recente, che però rimane di qualche decimale superiore ai valori del 2019, quando era arrivato al 3%. Viceversa in Spagna il tasso di disoccupazione è da sempre molto più alto che nel resto d’Europa, e anche qui però si vede, e anzi appare più accentuato, l’effetto della ripresa. La percentuale di quanti cercano lavoro è diminuita dal 16,7% dell’agosto 2020 al 14% di un anno dopo. 14% che è in linea con il livello del 2019, del resto. In Francia la disoccupazione aveva raggiunto la percentuale del 9% poco più di un anno fa, e da allora è scesa di un punto a un 8% che anche in questo caso non è lontano dai valori medi pre-pandemici.

La disoccupazione negli Stati Uniti

Fanno un po’ eccezione gli Usa, dove invece il lockdown ha significato un enorme aumento del tasso di disoccupazione, passato dal 3,5% al 14,8% nella primavera del 2020, principalmente a causa di quegli ammortizzatori messi in atto in Europa, e sostituiti invece da sussidi diretti. Il calo che ha accompagnato la ripresa dell’economia, tra l’altro più forte che nel Vecchio Continente, ha ridotto la percentuale di senza lavoro, ma non al punto da farla ritornare a quella del 2019. Era infatti negli ultimi mesi del 5,2%, circa 1,5-2 punti al di sopra di quelli pre-Covid

La disoccupazione giovanile è del 27,3% in Italia

Oltre ai divari geografici in questo ambito contano molto anche quelli demografici. Soprattutto in Italia, dove la carenza di lavoro colpisce molto di più i giovani. E infatti un indicatore che ha da sempre molta rilevanza, anche mediatica, è il tasso di disoccupazione giovanile, quello di chi ha tra 15 e 24 anni. Che in passato è arrivato a superare addirittura il 43%, nel 2013-2014, ed è poi sceso con la ripresa seguita alla crisi dell’euro, giungendo alla vigilia del Covid al 28,3%. Dopo una breve discesa artificiale durante il lockdown era risalito oltre il 32%, per poi tornare a diminuire, fino al 27,3% di quest’estate.

I veri numeri della disoccupazione giovanile

Anche su questi numeri però va fatta una tara. I giovani di questa età che non lavorano e cercano un impiego in realtà sono pochissimi. Visto che una larghissima parte studia, e quindi è inattiva. Questi tassi di disoccupazione così alti nascono dal fatto che anche il denominatore, rappresentato dalla forza lavoro, ovvero coloro che hanno un lavoro e sono disposti a cominciarne uno, è molto piccolo.

L’Istat mostra che in realtà se calcolassimo il rapporto tra disoccupati tra i 15 e i 24 anni e l’intera popolazione della stessa età questo non sarebbe maggiore di quello che troveremmo tra gli italiani più anziani. Sarebbe del 6,7% ora, minore del 9,9% che si riscontrerebbe tra i 25-34enni per esempio.

Che cosa è successo all’occupazione con la pandemia

Allargando lo sguardo all’ultimo decennio e oltre osserviamo come in passato, prima delle crisi dell’euro, in realtà la disoccupazione in Italia fosse minore, e come il miglioramento intervenuto dal 2015 in poi non ci ha riportato agli stessi livelli.

12 anni fa il tasso di disoccupazione era del 7,8%, ed era salito fino al 12,7% nel 2014. È poi poi diminuito, ma lentamente, perché si è assistito negli ultimi anni, prima del Covid, a un incremento del numero di quanti si attivavano a cercare lavoro uscendo dall’inattività. Così nonostante in realtà gli occupati totali abbiano superato quelli del 2008 e 2009, il tasso di disoccupazione non è sceso al di sotto del 10% nel 2019. andando al 9,2% solo nel 2020. Ma in questo dato c’è lo zampino del Covid, e solo dopo la fine del 2021 potremo verificare se la diminuzione sarà veramente confermata.

La differenza tra cercare lavoro e trovare lavoro

Al contrario in gran parte degli altri Paesi era sia due anni fa che l’anno scorso decisamente più basso che alla fine degli anni 2000, tranne che in Grecia, a causa della devastante crisi che l’ha colpita tra il 2009 e il 2015. La sfida ora però sarà, in particolare negli Stati dell’Europa meridionale come il nostro, aumentare ulteriormente il numero di chi ce l’ha un lavoro, non solo quello di chi lo cerca.

I dati si riferiscono al 2009-2021

Fonte: Eurostat

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