A livello complessivo è invece la Lombardia la regione più digitalizzata del Paese
L’Italia non è mai stata ai primi posti in Europa per quanto riguarda il livello di digitalizzazione, né della pubblica amministrazione né delle imprese, e neanche delle famiglie. È risaputo.
Tuttavia, come per molti altri indicatori può essere limitante guardare solo ai numeri nazionali, perché le differenze interne al Paese sono ampie e significative. Di questo si occupa uno degli ultimi report di Banca d’Italia, che ha misurato il grado di digitalizzazione della Pa, delle aziende e dei privati in ogni regione italiana.
I risultati sono piuttosto eloquenti, anche se non molto sorprendenti. Come si vede nella nostra infografica è la Lombardia quella più avanzata in questo ambito, mentre il Molise è l’ultima. La prima raggiunge un punteggio di 0,66 su una scala che va da 0 a 1, la seconda solo di 0,3. Si tratta dei punti dell’indice Desi, che sta per Digital Economy and Society Index. È una misura ideata dalla Commissione Europea dei progressi fatti in ambito digitale, che normalmente si applica ai singoli Stati della Ue, ma in questo caso, come si è detto, anche alle regioni.
Da cosa dipende il livello di digitalizzazione di un Paese o di una regione
Tale indice si forma prendendo in esame cinque dimensioni:
- Il livello di connettività, ovvero, per esempio, la presenza della banda larga o il grado di penetrazione del 5G
- La digitalizzazione del capitale umano, quindi il possesso o meno da parte dei cittadini di competenze informatiche di base e la loro capacità di utilizzo degli strumenti IT
- L’uso di internet, ovvero non solo la frequenza con cui si naviga in rete, ma anche il motivo e le operazioni che vi si fanno, per esempio se questa viene usata per fare acquisti o gestire le proprie finanza
- L’integrazione delle tecnologie digitali. Si tratta della dimensione che misura il grado la digitalizzazione aziendale, l’adozione da parte delle imprese di strumenti come l’e-commerce, i social media, il cloud
- L’e-government. È quella che guarda a quanto la pubblica amministrazione utilizzi strumenti digitali internamente e nei rapporti con i cittadini
Per ognuna di queste dimensioni viene costruito un punteggio sulla base delle molte statistiche disponibili, come la frequenza degli acquisti online o la percentuale di enti che forniscono open data, per esempio. Alla fine si integrano i risultati per ottenere un rating complessivo e quindi una classifica tra Paesi o, come in questo caso, tra regioni.

Nella connettività primo è il Lazio
Così se nell’insieme è la Lombardia ad essere al primo posto in Italia, per quanto riguarda la connettività e il livello di digitalizzazione dei cittadini risulta prevalere il Lazio, con punteggi rispettivamente di 0,75 e 0,72. Per presenza di banda larga e 5G dopo il Lazio vengono la Liguria, con 0,73, l’Emilia Romagna e, forse sorprendentemente, la Sicilia.
Quest’ultima regione, tuttavia, è all’ultimo posto nella classifica sul grado di utilizzo delle tecnologie da parte dei privati, con un deludente 0,11. Tale dimensione, tra l’altro, mostra un divario molto ampio tra i più e i meno virtuosi, ed emerge in modo chiaro il digital divide che interessa il nostro Mezzogiorno. Il punteggio di Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e, appunto, Sicilia, è meno della metà di quello del Lazio e della Lombardia.
Lombardia che è in cima per quanto concerne l’uso della rete, con 0,76, mentre in ultima posizione sono ancora i siciliani. La dimensione in cui, però, è più grande la disuguaglianza è quella riguardante l’integrazione delle tecnologie digitali, che si riferisce alle aziende. Sono chiarissime, qui, le ampie differenze tra il livello di adozione dell’IT da parte delle imprese del Nord e quelle del Sud. Se in prima posizione vi è la provincia di Bolzano con 0,67, in ultima troviamo il Molise, con solo 0,05.
Digitalizzazione della pubblica amministrazione: dove l’e-government è realtà
Non si può parlare veramente di digitalizzazione nella società se non si include nella discussione quella della pubblica amministrazione. Sono diversi gli indicatori che ci dicono quali siano le regioni che sono a buon punto nella realizzazione effettiva dell’e-government.
Vi è innanzitutto la percentuale di moduli burocratici che è possibile compilare online e la quantità dei cittadini che ha approfittato di tale opportunità. Ha un peso, poi, la quota di italiani che vive in città dove è stato realizzata l’Anagrafe nazionale della popolazione residente, ovvero la banca dati digitale per i servizi demografici. Inoltre costituiscono elementi molto importanti la proporzione di comuni che oltre a offrire servizi online consentono l’autenticazione tramite Spid e ricevono pagamenti tramite PagoPA.
Decisiva è anche la possibilità per gli imprenditori di effettuare le incombenze burocratiche e amministrative in rete, e la presenza dello Sportello Unico Edilizia o dello Sportello Unico Attività Produttive nel centro in cui l’impresa ha sede.
È il Veneto in questo caso la regione più avanti, con un punteggio di 0,71. Questa supera anche la Lombardia, seconda con 0,67, nonché Valle d’Aosta ed Emilia Romagna, terze con 0,64. In fondo alla classifica sempre le regioni del Mezzogiorno, come la Calabria, con 0,24, il Molise, con 0,27, la Sicilia, con 0,33.
In Europa l’Italia è 21esima su 28
Banca d’Italia stessa ha sottolineato come allo scopo di migliorare il grado di digitalizzazione della pubblica amministrazione, delle imprese, e anche delle famiglie il Governo abbia destinato 34 miliardi nell’ambito del Pnrr. Vi sarà spesa diretta e bonus come il voucher digitalizzazione. Si tratta di quello che nel 2021 è stato ideato per offrire alle aziende un contributo finanziario per l’acquisto di software, hardware e servizi che possano portare alla loro trasformazione digitale e renderle più produttive.
L’obiettivo è sia ridurre le disuguaglianze interne tra le regioni, che, come abbiamo visto, sono molto ampie, sia risollevare l’Italia dalle ultime posizioni in Europa per quanto riguarda il livello di digitalizzazione in generale.
Secondo l’ultimo report della Commissione Europea di quest’anno, infatti, siamo solo 21esimi su 28, e a fare peggio di noi sono solo Grecia, Cipro, Slovacchia, Ungheria, Polonia, Bulgaria e Romania, che è ultima. Lontanissime Danimarca, Finlandia e Svezia, ai primi posti.
Positivo, tuttavia, è il fatto che tra 2016 e 2021 siamo cresciuti più della media nell’indice Desi, e assieme alla Croazia siamo l’unico Paese, tra quelli in fondo alla classifica, ad avere messo a segno un incremento del genere.
Come si dice in questi casi, il margine di miglioramento è particolarmente grande.
I dati si riferiscono al 2021
Fonte: Banca d’Italia
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