Tasso di natalità basso, crescita bassa: ecco le prove

tasso di natalità

Cento persone attive ne mantengono 55. Con più figli il Pil italiano raddoppierebbe

I grafici sopra descrivono dei fenomeni che tutti conosciamo bene. Il primo indica l’andamento del tasso di natalità inteso come numero medio di figli per donna mentre il secondo mostra l’aspettativa media di vita nei principali Paesi europei, in Giappone e negli Usa, insomma in Occidente.

Con un basso tasso di natalità non c’è il ricambio

Al netto di alcuni leggeri scostamenti, soprattutto di Francia e Stati Uniti, il trend dagli anni ’60 ad oggi appare chiarissimo: il tasso di natalità è crollato fino a livelli così bassi da non consentire di fatto la sostituzione della popolazione: ovvero, per ogni due genitori non ci sono due figli che prenderanno il loro posto per cui la popolazione, al netto dell’immigrazione, è destinata a diminuire. Questo è vero soprattutto per l’Italia, rappresentata dalla curva verde, che è il Paese con il tasso di fertilità più basso. Allo stesso tempo come si vede nel grafico a destra, siamo, dopo il Giappone, il Paese in cui si vive di più. Si è arrivati circa a 84 anni di vita media.

Il tasso di dipendenza e il tasso di natalità

Soprattutto il secondo dato vuol dire che siamo tra i Paesi in cui è maggiore il tasso di dipendenza. Di cosa si tratta? E’ un indice che misura il rapporto tra quante persone sono in età non lavorativa (e quindi dipendono dal lavoro altrui) e quanti sono, invece, nell’età cosiddetta attiva. I primi hanno età comprese tra gli 0 e i 14 anni e oltre i 65, i secondi hanno tra i 15 e i 65 anni.
Se ci sono tanti anziani e/o tanti bambini rispetto a coloro che sono in età di lavoro il tasso di dipendenza è alto e, per i motivi detti prima, l’Italia ha un’altissima porzione di anziani che fa innalzare il nostro tasso di dipendenza. Ma attenzione: anche il fatto che si facciano pochi figli perché significa un sempre minore numero di adulti che potranno lavorare.
Ma perché questo “tasso di dipendenza” è così importante? I ricercatori della Banca d’Italia hanno costruito un modello secondo il quale il tasso di dipendenza è direttamente collegato alla crescita dell’economia.

Pochi figli e vita più lunga

I grafici sotto mostrano gli attuali tassi di dipendenza in alcuni grandi Paesi. La linea da guardare è quella di colore blu. Si tratta, come detto, del rapporto tra non attivi e attivi. Come si vede sono ovunque in crescita negli anni, ma soprattutto nel nostro Paese, dove il tasso di dipendenza ha raggiunto lo 0,55, ovvero: su 100 attivi ci sono 55 non attivi da mantenere.

Cosa succede al Pil se cambia il tasso di natalità

I ricercatori della Banca d’Italia hanno provato a calcolare come sarebbero cambiate le cose a livello di crescita del Pil e altri parametri tra il 2006 e il 2015 se, invece, il tasso di dipendenza fosse stato quello della curva a pallini rossi. Ovvero se il tasso di dipendenza si fosse mantenuto costante con più adulti rispetto agli anziani, magari grazie a un maggiore tasso di fertilità negli anni precedenti.

tasso di natalità
Se si ipotizza che il tasso di dipendenza fosse rimasto a 49,5% come era circa 10 anni fa, invece di crescere al 51,8% (valore medio nei 9 anni esaminati), avremmo avuto delle performance economiche migliori nonostante la crisi.

I dati del grafico sopra mostrano che tra il 2006 e il 2015 la crescita annua media del Pil nell’area euro sarebbe stata dell’1,3% invece che dello 0,7% (lo 0,6% in più, quasi il doppio!); gli investimenti sarebbero aumentati ogni anno dello 0,8% invece di calare dello 0,2%; i consumi sarebbero cresciuti dell’1,1% e non dello 0,5% e, infine, la disoccupazione sarebbe stata inferiore: 8,5% invece che 9%.

Che cosa succederà con un basso tasso di natalità

E’ stato, poi, immaginato che tra il 2016 e il 2025 si realizzino vari scenari relativamente al tasso di dipendenza, come mostra il grafico qui sotto.

Lo scenario A, ovvero quello che prevede la Commissione Europea per l’eurozona, include una prosecuzione della crescita del tasso di dipendenza fino a un valore nel 2025 del 60,7% (ovvero gli inattivi saranno il 60,7% degli attivi). Lo scenario B è una via di mezzo tra quello della Commissione Europea e la stabilità rispetto ad adesso, quindi con un tasso di dipendenza del 57,4%, Lo scenario C, è quello che prevede che il tasso di dipendenza nel 2025 rimanga quello di oggi, il 54,1%.
Ebbene, è stato calcolato che con lo scenario migliore, il C, il tasso di crescita medio del Pil dell’eurozona sarebbe dell’1,3% contro lo 0,6% dello scenario A: cioè più del doppio.

Con pochi figli calano i consumi degli italiani

Allo stesso modo anche l’aumento degli investimenti e dei consumi sarebbe molto diverso con un minore invecchiamento della popolazione, con +1,9% e +1,8% rispettivamente (Scenario C) contro un +0,7% e un +1% (Scenario A). Anche qui ci sarebbe una minore disoccupazione, 8,3%, contro il 9,9%.
Più che il valore preciso della crescita (che dipende anche da fattori esterni) è importante la differenza tra gli scenari che, ovviamente, sono influenzati dal fatto che in Europa da anni nascono pochi figli.

I dati si riferiscono al: 2006-2025

Fonte: Banca d’Italia

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