Le banche italiane possono stare tranquille (più o meno)

Ecco cosa dicono i 4 indicatori-chiave. Per solidità sono ultime in Europa dopo la Grecia

C’è davvero il rischio di una crisi delle banche? Domanda interessante. Qualche indice può aiutare a capire lo stato di salute degli istituti europei e italiani e la strada che hanno percorso, in poco più di un anno, per aumentare la propria solidità.

Ci sarà la crisi delle banche?

Il grafico sopra mostra alcuni di questi indici e la loro variazione tra il primo trimestre dell’anno scorso e il secondo trimestre di quest’anno. Indici che vanno spiegati con precisione.

Il primo si chiama Cet1, ovvero, il Common Equity Tier 1ratio: è il parametro più importante per giudicare la solidità di una banca: più è alto e più è solida. Generalmente il livello di Cet1 ratio che l’Europa chiede alle banche di avere è pari all’8% mentre, come si vede, le banche europee residenti nei Paesi che hanno adottato l’euro hanno raggiunto e superato il 14% nel secondo trimestre 2018. Quindi, da questo punto di vista, possiamo stare tranquilli.

Il secondo indice mostrato dal grafico sopra riguarda il Leverage ratio. Indica il rapporto tra il capitale netto dell’istituto e il totale delle attività. Questa percentuale esprime, in pratica, quanti soldi non suoi usa la banca per operare sul mercato e alimentare la propria attività. L’aumento tra un anno e l’altro è stato, come di vede, molto modesto: dal 5% al 5,1%.

Chi resisterebbe in caso di crisi delle banche

Il terzo indicatore è il Liquidity Coverage ratio: indica il rapporto tra riserve di cassa e le perdite ipotetiche in caso di crisi delle banche. In questo caso più è alto il rapporto e più una banca può stare tranquilla se dovesse verificarsi un evento avverso. Come mostra il grafico, però, questo rapporto è calato.

Infine il Npl ratio. Gli Npl (Non performing loans) sono i prestiti che non sono stati ripagati dai clienti delle banche nei 90 giorni successivi alla scadenza prestabilita e quello mostrato dal grafico è il rapporto tra il valore degli Npl e il valore di tutti i prestiti. Nel secondo trimestre del 2018 questo rapporto è del 4,4%, molto migliorato rispetto al primo trimestre del 2017.

Come stanno le banche italiane

Se questa è la situazione europea, come stanno le banche italiane? Ecco i grafici che dicono se la crisi delle banche italiane è un evento da temere oppure no.

banche in Europa

Il grafico qui sopra mostra il Cet1 ratio delle banche ti tutti i Paesi che fanno parte dell’eurozona (e che sono disponibili al secondo trimestre 2018). Come si vede l’Italia non è affatto messa bene: siamo i secondi peggiori dopo la Spagna.

solidità delle banche

Il grafico sopra, invece, si riferisce al Leverage ratio, cioè mostra quanta parte degli attivi di una banca sono stati realizzati con capitale non proprio (ovviamente sarebbe meglio che il capitale fosse proprio). In questo caso le banche italiane risalgono qualche posizione e sono leggermente sopra la media europea superate, però, in questo caso, dalle spagnole.

crisi delle banche

L’ultimo grafico si riferisce al Liquidity coverage ratio. Anche in questo caso gli istituti italiani superano la media delle banche dell’eurozona e si piazzano a metà classifica.

crisi delle banche italiane

Infine, grafico sopra, ecco la situazione per quanto riguarda gli Npl, cioè la percentuale dei crediti di difficile recupero rispetto al totale dei crediti: grafico sopra. L’Italia è ancora a metà classifica ma, considerando la situazione di solo pochi anni fa bisogna ammettere che hanno fatto passi da gigante.

I dati si riferiscono al: secondo trimestre 2018

Fonte: Commissione europea

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