Prestiti che non tornano: il grafico che spiega da dove nasce la crisi delle banche italiane
Questo grafico, da solo, spiega molte cose della crisi delle banche italiane. E’ la serie storica degli Npl, cioè l’andamento anno per anno dei Non Performing Loans sul totale dei prestiti delle banche. Spieghiamo: i Non Performing Loans (“prestiti non performanti”, letteralmente) sono quei crediti che gli istituti bancari vantano nei confronti di clienti che difficilmente saranno in grado di restituire. Non sono tutti uguali: ad esempio, un prestito concesso a un’impresa in difficoltà ma che opera in un settore tecnologicamente avanzato è diverso da un prestito che deve essere recuperato da un’azienda senza nessuna prospettiva di crescita: il primo è “migliore” (nel senso che farsi restituire i soldi è più facile) e il secondo è “peggiore”.
La serie storica degli Npl
Questi Npl appesantiscono enormemente i bilanci delle banche perché riducono i loro profitti, aumentano il costo del cosiddetto “funding” (cioè la raccolta di capitali sul mercato ad esempio attraverso l’emissione di obbligazioni) e rendono più difficile concedere ulteriore credito alle imprese e alle famiglie che chiedono prestiti o mutui. Quindi per conoscere l’elenco delle banche a rischio occorre guardare l’andamento degli Npl che ogni istituto ha in pancia.

Purtroppo, come si vede dal grafico, l’Italia, tra le grandi nazioni europee, è il Paese che soffre di più di questo problema (dopo la Grecia) perché le più grandi banche italiane hanno un rapporto tra Npl e totale dei crediti pari al 16,08%: un valore triplo rispetto al 2008, prima dello scoppio della crisi finanziaria globale.
Francia, Germania e Spagna sono a livelli molto inferiori, che non superano il 6% ma, soprattutto, i Non performing Loans delle banche italiane aumentano mentre negli altri Paesi diminuiscono. Per capire la gravità della situazione basti dire che la media degli Npl nel sistema bancario europeo (a 19 Paesi) è pari ad appena il 4,45%.
L’accordo con la Ue funziona?
Per risolvere il problema dei crediti in sofferenza, cioè di difficile recupero, il governo ha concordato con la Ue un sistema in base al quale le banche possono liberarsi più rapidamente di questa zavorra. Come? Vendendo i crediti di difficile realizzo a operatori specializzati nel recupero di tali crediti. Per i Npl “migliori” possono anche ottenere una garanzia pubblica. Per capire se questo accordo europeo siglato il 26 gennaio (accordo necessario per evitare l’accusa di aiuti di Stato) funzionerà o no occorrerà attendere probabilmente anni perché le tranche di crediti meno pregiati (cioè di difficoltà maggiore di recupero) possono essere venduti alle società specializzate solo che dopo tutti i crediti “migliori” saranno stati interamente ceduti.
Alcune banche potrebbero non riuscire a liberarsi degli Npl che hanno in portafoglio, ma questo è un problema che non riguarda Unicredit: una delle 30 banche che non possono fallire mai.
I dati si riferiscono al: 2011-2015
Fonte: Bce
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