Quanto costa un chilo di pane? 3,1 euro, più caro della media Ue

E sono in arrivo altri aumenti. Il prezzo del grano è già cresciuto del 46% in un anno

La crisi delle materie prime fa aumentare i prezzi in ogni settore. E non poteva mancare all’appello uno degli alimenti centrali della dieta degli italiani: il pane. Allora c’è da chiedersi: quanto costa un chilo di pane? A causa degli aumenti generalizzati delle materie prime a livello mondiale anche il suo prezzo è cresciuto.

Quanto costa un chilo di pane in Italia

Attualmente è mediamente di 3,1 euro al chilo secondo le ultime elaborazioni di Coldiretti, ma gli addetti ai lavoro prevedono che per esempio in Campania si assisterà a un rincaro di 50 centesimi o un euro, sempre al kg. Oggi, come si vede dalla nostra infografica, Napoli è tradizionalmente la grande città con il prezzo medio più basso, di 1,89 euro al kg. Ma anche qui si faranno sentire gli effetti del ritorno dell’inflazione, che nella stessa area del resto provocherà anche la crescita dei prezzi di uno dei prodotti agro-alimentari più importanti locali, la pasta.

Forse ci saranno aumenti più limitati laddove rosette, ciabatte, sfilatini sono già più cari, ovvero al Nord, Oggi mediamente il costo del pane al kg a Milano e Bologna, per esempio, è rispettivamente di 4,72 e 4,9 euro. E naturalmente tali cifre lievitano se parliamo del costo, sempre al kg, di altre tipologie speciali di pane, come quello senza glutine, che sempre più viene richiesto da chi è malato di celiachia. Anche nel capoluogo lombardo tuttavia si stima che si dovrà pagare 10-20 centesimi in più al kg.

Il prezzo del pane cresce di 12 volte

La grande variabilità dei prezzi tra città e città e anche all’interno dello stesso centro è una delle tipiche caratteristiche di questo alimento, ed è spiegata dall’esigenza di ripagare la diversità dei costi di un’attività commerciale nelle differenti aree del Paese, a livello sia di affitto che di personale, per esempio. Coldiretti, tuttavia, lamenta il fatto che il divario tra i costi della materia prima, il grano, e il prezzo finale al consumatore sia veramente troppo ampio. Si passa dagli 0,26 euro al kg del cereale al già citato 3,1 del prodotto finito, con un incremento quindi di 12 volte. Considerando che serve proprio un kg di grano, che viene trasformato in 800 grammi di farina da impastare poi con acqua, per produrre un kg di pane.

Dalla farina al prodotto finito

Questo enorme margine ha però funzionato finora da cuscinetto per impedire una trasmissione diretta dei rincari dai container di cereali alle panetterie. Non a caso un anno fa, a fine estate 2020, il ricarico non era di 12 ma addirittura di 15 volte. Vuol dire che per ora l’aumento della materia prima si è tradotta soprattutto in una perdita di margine per i distributori finali. Ma fino a quando?

I dati di Ismea (l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) sono impietosi: i prezzi alla produzione dei cereali sono aumentati del 50% in un anno, tra settembre 2020 e settembre 2021. Ponendo i valori del 2010 uguali a 100 l’indice di un anno fa segnava 118,5 e quello del mese scorso 178,8. Significa che in 12 mesi c’è stato un aumento quasi tre volte maggiore di quello che vi era stato mediamente nei 10 anni precedenti.

quanto costa il pane al kg

Quanto costa il pane al kg a confronto con gli altri Paesi

Certo, per fortuna il grano tenero è cresciuto meno di altre tipologie di cereali, come il grano duro (alla base della pasta). Sempre secondo Ismea il prezzo del primo è salito in un anno del 46,4% mentre quello del secondo di ben l’88,8%. Rimane comunque un incremento rilevantissimo, soprattutto considerando che per esempio un cereale “concorrente” come il riso ha visto aumenti solo del 14,3%.

È chiaro che in ogni caso con questi numeri non c’è cuscinetto che regga, e prima o poi dovranno risentirne anche i consumatori finali, e molti lo stanno già facendo. D’altronde il grande margine tra materia prima e i prodotti dei panifici è costituito anche da costi incomprimibili di gestione che anzi, rischiano di subire essi stessi dei rincari nei prossimi mesi.

Il pane italiano costa il 15,3% in più

Il problema è che però il pane in Italia è già più costoso rispetto a quello che viene consumato in altri Paesi europei. Sono i numeri di Eurostat a parlare in questo caso. Ed evidenziano come nel 2020 il costo del pane al kg fosse del 15,3% maggiore di quello medio dei 27 Paesi Ue. Un dato rilevante considerando che invece il Pil è solo il 99,2% di quello europeo, e che la spesa per consumi degli italiani sia solo del 2,8% maggiore della stessa media.

Nei Paesi Bassi il prezzo del pane è più basso del 25%

Il pane nel nostro Paese costa più che in Germania, dove i prezzi sono del 2,2% più alti che nella Ue nel suo complesso, oltre che in Francia, dove sono maggiori del 10,8% rispetto agli altri Paesi. In Stati con reddito pro capite decisamente più alto del nostro come i Paesi Bassi si paga il 25% in meno che in Italia. A spendere di più sono pochi, principalmente gli abitanti dei Paesi scandinavi, come Svezia, Finlandia, Danimarca, e poi gli austriaci, i maltesi e i ciprioti.

Il divario con l’Europa è aumentato nel tempo

Tra l’altro tale distanza con l’Europa è aumentata nel tempo. In gran parte degli anni 2000, almeno a partire dal 2003, primo anno di cui Eurostat fornisce dati, era generalmente inferiore al 10% la differenza tra i prezzi italiani e quelli applicati nella Ue. Nel 2008 era poi diminuita e si era arrivati di fatto a una parità tra il costo del pane al kg nel nostro Paese e quello medio europeo. Ma dal 2011 vi  stato un balzo verso l’alto che ha portato tale divario a livelli anche superiori a quelli attuali, ovvero a più del 17% nel 2015 e 2016.

Il prezzo di oli e grassi è più basso in Italia

Come è facile immaginare è invece negli Stati membri dell’Unione Europea più poveri che il prezzo del pane è inferiore. In Romania è solo il 56,3% di quello europeo. In Bulgaria il 67,3%. Del resto questi due Paesi hanno un Pil per abitante che è rispettivamente solo il 52,7% e il 53,8% di quello Ue. Vuol dire però che in realtà come in Italia in proporzione ai redditi il pane costa più che nel resto del Vecchio Continente. La stessa cosa non accade, almeno per quanto riguarda il nostro Paese, per altri prodotti alimentari. Oli e grassi per esempio hanno un costo che è solo il 98,3% di quello medio europeo. Mentre frutta e vegetali sono anch’essi più cari che negli altri Paesi, ma solo del 5,5%.

Le prospettive per il futuro, un Natale più costoso

L’inflazione in Italia in settembre è arrivata al 2,6% annuo secondo l’Istat. E se a trainarla naturalmente sono stati i rincari del 9,7% nel comparto abitazione, acqua, elettricità e combustibili, e nei trasporti, dove è stata del 7%, questa si è fatta sentire anche nell’ambito dei prodotti alimentari, dove è arrivata all’1,2%. Si tratta di un valore elevato per il settore, dove normalmente non ci sono oscillazioni enormi. Ma a essere degna di nota è l’accelerazione che si è verificata, considerando che a livello congiunturale, ovvero mese su mese invece che anno su anno, l’incremento dei prezzi è stato del 0,3% tra agosto e settembre, contro un decremento medio dello 0,1%.

È questo che ha provocato il passaggio da un’inflazione annuale del cibo e delle bevande del 0,8% in agosto a una del 1,3% il mese scorso. Il pane e gli alimenti prodotti con le farine sono in testa ai rincari, e ora Codacons teme quella che chiama vera e propria “stangata” sui prodotti tipicamente natalizi. Il già panettone e il pandoro potrebbero costare il 20% in più quest’anno per una spesa aggiuntiva totale da parte degli italiani di 140 milioni.

I dati si riferiscono al 2021

Fonte: Ismea, Eurostat

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