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In testa Casavatore, Arzano e Melito, tutti e tre a Napoli e con meno del 20% del territorio verde

A Casavatore, provincia di Napoli, non c’è praticamente più un filo d’erba. L’89,3% della superficie, infatti, è stata consumata per costruire case, strade e palazzi.

La classifica dell’asfalto

Nella top 20 dei comuni con i valori più alti di suolo consumato Casavatore è in cima alla classifica. Ma potrebbe essere raggiunto, ad esempio, da Arzano, dove l’82% del suolo è cementificato, o anche da Melito di Napoli, il cui 81% del territorio è occupato dal cemento. In altre parole: nella classifica dei comuni italiani più cementificati i primi tre posti sono occupati da municipi della provincia di Napoli.

Ci sono poi Paesi nei quali il catrame avanza a ritmi spaventosi.  Nel piccolo comune di San Floro (Catanzaro), per esempio, la crescita del suolo consumato tra il 2012 e il 2015 supera il 70% , il valore più elevato in Italia. In provincia di Milano, il comune di Vizzolo Predabissi ha avuto, nello stesso periodo, un incremento di oltre il 35%.

I comuni italiani più cementificati

Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, anche nel 2015 la progressiva espansione delle infrastrutture e delle aree urbanizzate, in particolare di quelle a bassa densità, ha continuato a causare un forte incremento delle superfici artificiali. Colpa, dice il rapporto, di politiche di espansione residenziale non giustificate da aumenti di popolazione e di strumenti di pianificazione e di gestione del territorio poco efficaci e inadeguati.

Quanto ci costa?

Fra le conseguenze di questa corsa all’uso (e all’abuso) del suolo ci sarebbero anche l’aumento dei costi nascosti, come li definisce la Commissione Europea, dovuti alla crescente impermeabilizzazione della terra, con forti impatti sull’ecosistema, aumento del degrado in termini di erosione dei paesaggi rurali, perdita di servizi ecosistemici e vulnerabilità al cambiamento climatico.

“L’impatto (…) sulla qualità del suolo è preoccupante e incide negativamente sullo sviluppo sostenibile delle nostre terre”, conferma il presidente dell’Ispra, Bernardo De Bernardinis. “Una politica (di riduzione della cementificazione, ndr) comporterebbe degli indiscussi vantaggi per il patrimonio naturale e, allo stesso tempo, per la spesa pubblica”.

I dati si riferiscono al: 2015

Fonte: Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) 

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