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In Italia +26,5% tra gennaio e luglio 2020, crescita più alta della media europea

La pandemia di Covid19 ha avuto tantissime conseguenze anche indirette e all’inizio poco immaginabili, perchè non direttamente collegabili alla situazione medica o prevedibili come il calo dei viaggi internazionali. Tra queste il boom di acquisti di biciclette alla fine del lockdown, la preferenza per la villeggiatura in montagna e in campagna d’estate, ma anche un boom di acquisti di strumenti digitali come i computer portatili.

È quest’ultimo aspetto che emerge più recentemente dalle statistiche di Eurostat, che analizza il valore delle importazioni in Europa dei laptop, un buon proxy del consumo, visto che la grandissima parte viene prodotta all’estero, in particolare in Cina quelli di provenienza extra-UE, e sulle scrivanie di italiani, francesi, tedeschi, arriva solo dopo essere passata da una dogana.

Nel 2019 tra gennaio e luglio le importazioni totali, extra UE o intra UE, sono ammontate totalmente a 24,7 miliardi, nel 2020 nonostante la profonda recessione si è arrivati a 29,5. Nello stesso periodo in cui il PIL è crollato di più del 10% quasi ovunque gli acquisti dall’estero di computer portatili sono cresciuti del 19,4%

E l’Italia è tra i Paesi in cui questo fenomeno è risultato più evidente. Tra i 27 Paesi della UE è al quarto posto per incremento di import, che è stato del 26,5% nel nostro caso. Si è passati da un miliardo e 227 milioni a un miliardo e 552. È invece in Romania che vi è stato l’aumento maggiore, del 37,6%, seguita da Danimarca e Slovacchia. L’unico Stato Membro in cui non si è rilevato nessun aumento è l’Estonia, dove anzi le importazioni sono calate del 0,3%. Il Paese baltico è noto del resto per essere tra i più digitalizzati d’Europa, in particolare a livello di Pubblica Amministrazione, e la presenza di computer portatili è pervasiva.

Tra i Paesi con i maggiori incrementi di acquisti dall’estero oltre all’Italia ve ne sono anche alcuni dell’Est, come appunto Romania, Slovacchia, e poi Bulgaria e Repubblica Ceca, dove gli aumenti sono stati del 25,1% e 24,2%, luoghi dove, come in Italia e Romania, la penetrazione dell’uso dei PC è da sempre minore della media.

Il ruolo della didattica a distanza

Tra quelli con minore crescita invece Lituania, Croazia, Slovenia, Grecia, Svezia, in cui è stata sotto il 10%, e qui forse conta il minore impatto della prima ondata di coronavirus, che è stata più lieve o con minori restrizioni e quindi ha provocato una minore esigenza di acquisto di strumenti informatici, anche laddove sono già limitati.

Perché appare chiaro che ad avere influito su queste importazioni è stata l’esplosione dello smart working e forse ancora di più della Didattica A Distanza (DAD), imposti durante e anche dopo il lockdown, considerando che molte aziende, in particolare quelle più grandi dei servizi, e le scuole hanno proseguito dopo maggio a svolgere le proprie attività da remoto. In Italia, soprattutto al Sud, non tutte le famiglie con minori hanno un laptop o un PC fisso in casa come accade nel Nord Europa.

Un dato significativo riguarda le tempistiche di questo incremento delle importazioni, che si è verificato soprattutto in maggio, giugno e luglio, ovvero dopo il lockdown. In marzo e aprile anche per le restrizioni al commercio e la difficoltà a uscire di casa gli aumenti erano stati limitati, in particolare in Italia, del 4,2% e dell’11,6%. Il boom nel nostro Paese è avvenuto dopo, con un +106,5% in maggio e un +94,7% in giugno.

Di fatto gli italiani, e di conseguenza i distributori di laptop, si sono resi conto dell’importanza di averne uno a persona, e così si è precipitato ad acquistarlo magari il coniuge che prima non l’aveva e usava quello del partner, o coloro che aveva dovuto dare il proprio al figlio in didattica a distanza. L’esigenza di avere questo strumento a disposizione è divenuta strutturale e non legata al solo lockdown. Suo malgrado l’Italia è divenuta più digitale.

I dati si riferiscono al periodo gennaio -luglio 2019 e gennaio-luglio 2020

Fonte: Eurostat

Leggi anche: Siamo uno dei Paesi meno digitalizzati d’Europa

 

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