
Iniziano a pesare di più sul servizio sanitario quando raggiungono l’età fertile, i maschi a 70 anni
Questo grafico, apparentemente molto complicato, svela alcuni dettagli della spesa sanitaria italiana poco conosciuti e molto interessanti.
La spesa per le prestazioni sanitarie
Stiamo parlando della spesa per le prestazioni sanitarie ospedaliere suddivisa per età e per genere. Cioè spiega chi (tra maschi e femmine), quando (cioè l’età) e come (che prestazione) costa di più al servizio sanitario nazionale. Le linee verdi indicano i ricoveri in ospedale mentre gli altri colori indicano altri tipi di prestazioni che sono, però, residuali rispetto alla spesa complessiva. Nell’asse delle X è indicata la spesa in milioni.
La quasi totalità della spesa per le prestazioni sanitarie ospedaliere è imputabile ai ricoveri. Le donne cominciano a costare di più al servizio sanitario quando raggiungono l’età fertile mentre per i maschi l’incremento parte intorno ai 50 anni, raggiunge un picco tra i 70 e gli 80 anni (400 milioni a 74 anni), poi la spesa inizia a scendere superati gli 80 anni, un andamento probabilmente legate alla diversa aspettativa di vita rispetto alle donne. Le quali pesano di più sul servizio nazionale solo una volta superati i 90 anni perché per praticamente tutta la vita (esclusa l’età fertile) costano meno degli uomini.
Quanto costano le donne
I maschi, poi, costano di più anche alla nascita: circa 500 milioni per far nascere bambini e circa 400 per far nascere bambine. La remunerazione complessiva è di circa 26,6 miliardi di euro per l’attività di ricovero, poco più di 2 miliardi di euro per l’attività di riabilitazione e circa 455 milioni per l’attività di lungodegenza, per un totale di circa 29,1 miliardi di euro. Questa spesa, però, è teorica, perché è stimata sulla base dell’ipotesi che ogni ricovero sia remunerato in ogni regione secondo i valori delle tariffe di riferimento nazionali. Così come, in ogni Regione, anche la spesa per tutti gli altri tipi di uscite è diversa, come Truenumbers ha spiegato in questo articolo.
I dati si riferiscono al: 2013
Fonte: Ministero della Salute
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