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Già a gennaio le ore garantite alle aziende avevano superato i livelli di 2017 e 2018

Ad aprile 2020 le ore di cassa integrazione concesse dall’Inps sono state 772,3 milioni, nello stesso mese del 2019 erano state 25,3 milioni. L’enorme differenza si spiega con le misure straordinarie per contrastare la crisi da coronavirus, certo. Ma non si deve notare anche che l’incremento dell’utilizzo della cassa integrazione si registrava anche, in modo preoccupante, a partire da gennaio. Prima, quindi, della scoppio della pandemia. Ma vediamo meglio i numeri.

Nel suo report mensile l’Inps specifica che per quanto riguarda la cassa integrazione ordinaria le ore autorizzate ad aprile 2020 sono state 713 milioni. Nello stesso periodo del 2019 erano state 7,4 milioni. Nel mese di marzo 2020 le ore di cassa integrazione ordinaria concesse erano state invece 12,7 milioni. Per quanto riguarda i settori produttivi, la cassa integrazione ordinaria è stata utilizzata dai lavoratori dell’industria per 605,2 milioni di ore (a fronte dei 5,7 milioni dell’aprile 2019) e per 107,8 milioni di ore da quelli dell’edilizia (mentre nel 2019 erano state nello stesso periodo 1,8 milioni).

La cassa integrazione straordinaria

Oltre alla cassa integrazione ordinaria, l’Inps ha autorizzato 12,4 milioni di ore per quella straordinaria. E’ stata in aumento del 71 per cento rispetto a marzo 2020, ma il 30 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Si sono registrati anche 46,9 milioni di ore per interventi in deroga: ad aprile 2020 ne sono state erogate 20mila, mentre a marzo 2019 circa 2mila. L’Inps, come dicevamo, specifica che il 98 per cento delle ore di cassa integrazione ordinaria e in deroga sono state autorizzate con causale “emergenza sanitaria covid-19”.

Il problema è che già prima dell’epidemia in Italia c’erano segnali di peggioramento dell’economia, al più prevista in stagnazione, e proprio i dati dell’Inps sulle ore di cassa integrazione in gennaio rappresentavano un sintomo allarmante. Segnalavano infatti un utilizzo di cassa integrazione maggiore del 40,64% rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel complesso si trattava di 21.312.158 ore, contro le 15.153.706 dello scorso anno e alle 17.126.225 del 2017. Quando si era registrato un ricorso decisamente inferiore al 2016, anno in cui si erano superate le 30 milioni di ore.

La crisi e la cassa integrazione

Certo, a gennaio eravamo ancora lontani dai livelli raggiunti durante la crisi, quando nel 2013 le ore concesse furono più di 91 milioni, sempre solo a gennaio (adesso sono stati ampiamente superati). Tuttavia il trend era chiaro, soprattutto considerando che negli anni, dopo la riforma Fornero, per legge l’uso della cassa integrazione straordinaria è stata limitata escludendola nei casi di cessazione attività, così come è stata quasi eliminata quella in deroga.

La crescita della cassa integrazione per regione

A guidare la classifica degli aumenti della cassa integrazione a gennaio era la Puglia, con un +274,15%. Era la regione che in gennaio ha richiesto più ore, 4 milioni e 288 mila. Veniva poi la Campania, seconda a livello di incremento, con +87,8% e 2 milioni e 467 mila ore. Sostanzialmente come la Lombardia, che però aveva visto una riduzione del 0,78% sul 2019.

Toscana, Liguria e Piemonte sono terza, quarta e quinta quanto a incremento percentuale, con +86,64%, +69,21%, +44,02%. A registrare i cali più grossi erano invece alcune delle regioni più piccole, Valle d’Aosta, Abruzzo, Molise, che quindi influiscono poco sulla media nazionale. Quelle più interessate dalle interruzioni della produzione dovute all’emergenza Coronavirus, ovvero Lombardia e Veneto, avevano un andamento migliore della media nazionale, anche se il Veneto di poco, con un incremento del 33,82%.

Fonte: INPS

Leggi anche: Nel 2019 tornano a salire le ore di cassa integrazione

 

 

 

 

 

 

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