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Il dato peggiore in Campania: il 73,1% le aziende è in sofferenza

Il periodo successivo al primo lockdown, dal 18 maggio, quando è stata consentita l’apertura di bar e ristoranti è stato caratterizzato dalla speranza di una ripresa non solo dal punto di vista sanitario, ma anche economica.

In gran parte si è trattato di sogni infranti, da entrambi i lati. Abbiamo i numeri per dirlo, vediamoli. Siamo alle prese con la seconda ondata di contagi che sta portando anche ovvi danni economici con le restrizioni al commercio e al turismo. Di più, in base agli ultimi dati dell’Istat anche tra giugno e ottobre, quando i vincoli erano ai minimi, i fatturati delle imprese italiane hanno sofferto.

In media il 70,3% di queste hanno dichiarato di avere sofferto una riduzione rispetto agli stessi mesi del 2019 o addirittura di non averne realizzato neanche uno. In quest’ultima situazione in particolare è l’1,9%. Si tratta di quelle attività che hanno preferito fermarsi non potendo probabilmente pagare i costi con le magre entrate, o di quelle legate a settori fermi, come il turismo dall’estero o i grandi concerti. Vi sono dei picchi del 4% in Sardegna, infatti, e poi in Campania e nel Lazio, dove sono più del 3%

Più nutrita la schiera delle imprese che sono state attive ma hanno perso più del 50%. Sono il 13,6%, ma raggiungono il 18,3% nel Lazio e il 17,2% in Campania. La maggioranza relativa, il 45,6% ha subito un calo del fatturato comunque molto pensante, tra il 10% e il 50%. Qui è il Friuli Venezia Giulia la regione con la quota massima, il 49,4%. Nel 9,2% dei casi la riduzione del fatturato è stata invece del 9,2%.

Azienda fatturato

Per il 9,8% delle aziende in realtà il fatturato è cresciuto

Nel complesso le differenze regionali non sono enormi. A dispetto di quel che accade in altri casi qui i divari numerici rimangono ridotti tra le regioni in cui le cose sono andate peggio e quelle in condizioni leggermente migliori. Tuttavia quello che non cambia è il fatto che le prime si trovano soprattutto nel Mezzogiorno. È infatti in Campania che la percentuale di imprese con un calo del fatturato è maggiore, del 73,1%. Seguita dalla Toscana, con il 72,9% e dalla Calabria, con il 72,8%. Conta probabilmente la maggiore dipendenza da commercio e turismo.

Al contrario in Trentino Alto Adige sono il 66,1%, comunque non molto di meno come si vede. Vi sono però anche quelle imprese in cui non è cambiato molto o per cui addirittura vi è stato un incremento delle entrate. Per il 19,9% il fatturato tra giugno e ottobre è rimasto stabile, per il 24,4% in Valle d’Aosta e il 23,3% appunto in Trentino.

Il 9,9% delle aziende ha visto proprio un aumento, che per il 6% è stato anche superiore al 10%. Si arriva nel complesso al 12,5% in Veneto, al 12,3% in Abruzzo, sopra il 10% in Lombardia e Emilia Romagna. Solo al 7,9% in Campania. Un indizio del fatto che questa crisi sta colpendo ancora una volta soprattutto le aree già più fragili, con aziende più deboli, lavoratori più precari, e con meno risorse per resistere a sbalzi improvvisi delle condizioni di contorno.

I dati si riferiscono al periodo giugno-ottobre 2020

Fonte: Istat

Leggi anche: Un’azienda su 5 non ha fatturato nel lockdown

 

 

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