Hanno meno di tre anni. La maggior parte a San Vittore: 5 madri e 6 minori al seguito
L’articolo 12 del ddl Sicurezza, in questi giorni all’esame in Senato, punta a diminuire i benefici per le donne detenute con figli. La legge in vigore al momento prevede, infatti, l’obbligo per il giudice di rinviare la carcerazione in due casi: gravidanza e bambini d’età inferiore a un anno, obbligo che l’articolo 12 mira ad eliminare. Proposto dalla Lega, questo giro di vite sul rinvio della carcerazione delle donne con figli (la permanenza dei bimbi a fianco delle madri in carcere è prevista fino ai 3 anni d’età) mira a essere un deterrente per quante sfruttano la gravidanza o i figli neonati per evitare la pena, un fenomeno che riguarda principalmente le donne di etnia rom.
Al Senato la presidente della commissione Giustizia, dove verrà esaminato il ddl, è la leghista Giulia Bongiorno. La maggioranza è divisa, Forza Italia ha già presentato 9 emendamenti e tramite il suo capogruppo, Maurizio Gasparri, si dichiara pronta a discutere di soluzioni alternative per impedire la permanenza in carcere di bambini al di sotto dei 3 anni.
Madri e figli in prigione, la storia di Giacomo: in carcere ha imparato a dire solo “apri e “chiudi”
Ma nemmeno all’interno della Lega c’è unanime consenso su un inasprimento della detenzione delle madri, come dimostra Giulia Bongiorno, che si dichiara contraria all’abuso della custodia cautelare in carcere. Nel dibattito diventa quindi centrale la situazione attuale delle carceri, con particolare attenzione al caso di una madre italiana detenuta da dodici mesi nella sezione nido del carcere di Rebibbia per reati minori (non furto), insieme al figlio di circa due anni e mezzo.
Durante i mesi di detenzione, il bambino ha sviluppato un “ritardo psico-motorio che compromette la sua capacità di comunicare e di muoversi”, come denunciato dall’associazione “A Roma insieme-Leda Colombini”, che tramite volontari si occupa di accompagnare il minore all’asilo. Giacomo (il nome è fittizzio) non riesce ad articolare molte parole, e tra le poche che dice ci sono “apri” e “chiudi”, termini ripetuti costantemente dalle guardie carcerarie. La volontaria che lo accompagna all’asilo ha inoltre raccontato che il bambino dice “mamma” ogni volta che, tornando dall’asilo, vede le mura del carcere dove nella sezione “asilo” è l‘unico minore presente.
Bambini in carcere con le madri, sono 23 con 26 figli al seguito
Ma non l’unico in Italia. A luglio 2024, come mostrano i dati del ministero della giustizia, ci sono 23 madri per un totale di 26 figlio al seguito, come mostra in dettaglio il grafico in apertura. La struttura carceraria che, attualmente, ospita più madri con figli è la sezione femminile di San Vittore, qui sono ristrette 5 madri e 6 bambini sotto i tre anni. Dopo viene “Le Vallette” di Torino, 4 madri e 6 figli. Il picco delle madri detenute insieme ai propri figli negli ultimi 20 anni si è registrato nel 2001.
In questo anno le detenute madri straniere e italiane in carcere erano 79 con 83 bambini al seguito. Il numero delle ristrette con figli è diminuito nel corso degli anni, con dei picchi improvvisi come nel 2018 che ha visto 57 madri detenute insieme a 66 bimbi.
Il Pnrr e la riforma carceraria
La realtà delle madri ristrette merita la massima attenzione da parte delle autorità competenti al fine di scongiurare episodi estremi con quello accaduto a settembre 2018 nel carcere romano di Rebibbia dove una detenuta ha gettato i suoi due bambini dalla tromba delle scale provocando la morte di uno di essi. Per questo il ministro della Giustizia guidato da Marta Cartabia ha dichiarato l’intenzione di sfruttare i fondi del Pnrr per la riforma del sistema carcerario (133 milioni di euro) per potenziare le misure alternative alla detenzione e per aumentare il numero di psicologi e educatori all’interno delle carceri italiane.
Quanti sono i bambini in carcere con le madri
La diminuzione delle madri in carcere con bambini al seguito è continuata nel corso degli anni. Nel 2008 in Italia i bambini in carcere con le madri erano 78, nel 2009 sono scesi a 73. Nel 2019 il loro numero era 55, nel 2020 raggiungeva quota 33 e oggi, secondo gli ultimi dati del Ministero della giustizia a dicembre 2021, sono 18 i bambini in carcere con le proprie madri.
Il carcere con il maggior numero di detenute con figli al seguito è in Campania
Le detenute straniere sono la maggior parte, in tutto parliamo di 10 madri straniere incarcerate con i propri bambini. In tutto i bambini stranieri (sotto i 3 anni) in prigione assieme alle loro mamme sono 11. Le madri italiane che scontano una pena detentiva con i propri figli sono invece 6 con 7 bambini al seguito.
La maggior parte dei bambini in carcere insieme alle loro madri si trova in Campania nell’Icam di Lauro (una sorta di appartamento protetto per madri detenute). Nell’istituto campano si trovano, a dicembre 2021, in totale 10 madri (nel 2019 erano 13) che scontano una pena insieme ai loro bambini. Di queste 4 sono italiane con al seguito 4 bambini. Le detenute straniere nell’Icam di Lauro sono invece 6 con al seguito 7 bambini.
A San Vittore diminuiscono le madri carcerate insieme ai figli
Seguono il carcere milanese di San Vittore che oggi ospita 2 bambini e 2 madri straniere (nel 2019 la casa circondariale di Milano ne contava 10) e l’istituto penitenziario di Torino (Le Vallette) anch’esso con 2 bambini e due madri straniere (nel 2019 ne ospitava 8). Infine vi sono il carcere di Messina e quello di Reggio Calabria entrambi con una sola detenuta madre italiana. A Messina l’unica detenuta madre ha con sé due figli mentre a Reggio Calabria uno solo.
Madri detenute: le alternative al carcere
Portare i figli in carcere non è un obbligo, ma una possibilità prevista dalla legge, che la concede alle madri di bambini da zero a tre anni, in modo da evitare il distacco. Ma gli effetti su chi trascorre i suoi primi anni di vita in cella possono essere devastanti. Per questo la legge Finocchiaro del 2001 ha favorito l’accesso delle madri con figli a carico alle misure cautelari alternative, una sorta di domiciliari con bimbo che però ha lasciato dietro le sbarre le straniere che non hanno una fissa dimora.
Una casa famiglia per le madri in carcere
Per risolvere il problema, nel 2011 è stata approvata una nuova legge che consente la possibilità di scontare la pena in una Casa famiglia protetta: niente sbarre, niente cancelli ma veri e propri appartamenti per le madri, che possono portare a scuola i figli o assisterli in ospedale se sono malati.

Inoltre, dal 2006, sono stati creati, in via sperimentale, degli istituti a custodia attenuata per detenute madri (Icam) a Milano, Venezia, Cagliari, Lauro. Si tratta di strutture detentive più leggere che permettono alle detenute madri che non possono beneficiare della casa famiglia, di accudire i figli. Sembrano quasi asili, con corridoi colorati, agenti in borghese e senza celle ma sono un carcere a tutti gli effetti.
I dati si riferiscono al: 24 luglio 2o24
Fonte: Ministero della Giustizia
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