I tassi (alti) della Bce portano i profitti a 2 miliardi. Pagati 1,3 miliardi di imposte
L’inflazione colpisce anche la Banca d’Italia: l’utile è più che dimezzato. E’ un problema? Vediamo i numeri. Nel bilancio dell’esercizio 2022, pubblicato assieme alla ultima relazione del governatore della Banca d’Italia Vincenzo Visco (che lascerà la guida dell’Istituto dopo 12 anni) c’è scritto che la differenza tra tutte le entrate e tutte le uscite (incluse le tasse che paga allo Stato come fosse una azienda “normale”), è scesa a due miliardi e 56 milioni di euro, in calo di ben 3 miliardi e 889 milioni rispetto al 2021, quando l’utile era stato di 5 miliardi e 945 milioni di euro. La colpa è anche dell’inflazione e adesso vediamo perché.
L’ultimo bilancio del governatore della Banca d’Italia Visco
Il motivo risiede nella spinta che l’inflazione ha dato all’aumento dei tassi di riferimento delle principali banche centrali. Quello della Bce, che più ci riguarda, è salito in meno di un anno dallo 0,5% al 3,5% attuale, con un’accelerazione proprio nella seconda parte del 2022 quando è diventato chiaro che la crescita dei prezzi (inflazione) stava superando l’8%. Il tasso di riferimento della Bce è quello a cui la Banca Centrale Europea concede prestiti agli istituti che operano nel suo ambito di competenza ed influenza ogni altro tasso, inclusi quelli passivi pagati da Bankitalia alle banche italiane che hanno depositi presso di essa o sul saldo debitorio Target2. Di cosa si tratta?
I saldi Target2 rappresentano i passivi o gli attivi di liquidità che ogni banca centrale nazionale possiede presso la BCE e rispecchiano i flussi in uscita o in entrata di denaro per ogni Paese. Se una somma di euro viene emessa dalla Banca d’Italia e poi finisce per circolare al di fuori dal nostro Paese, per esempio perché un’impresa compra beni e servizi altrove, via XX settembre deve iscrivere una passività di uguale entità presso il sistema Target2.
Il ruolo del Quantitative Easing
A livello di eurozona naturalmente il totale sarà sempre zero, ma da diversi anni i saldi italiani Target2 sono sempre più negativi. Il motivo è il programma di acquisto di attività, come titoli e obbligazioni, messo in atto da Francoforte, il cosiddetto Quantitative Easing. La maggiore liquidità in circolazione nel nostro Paese, come in Spagna, è spesso e volentieri finita in Germania o in altri Paesi dalle economie “forti”, sotto forma sia di acquisto di beni da parte delle aziende che di fondi. Così Berlino ha sviluppato saldi positivi crescenti. Quelli dell’Italia sono invece cresciuti fino a superare nel 2022 i 600 miliardi.
I maggiori tassi pagati su questo stock sono andati a ridurre quella componente del conto economico di Banca d’Italia chiamata interessi netti attivi, che è appunto la differenza tra gli interessi incassati quando si fa credito, in questo caso alle banche italiane, e quelli passivi pagati. I primi sono certamente aumentati, ma anche i secondi e il risultato è che questa voce positiva è diminuita tra il 2021 e il 2022 da 7 miliardi e 262 milioni a 5 miliardi e 787 milioni di euro.

Le svalutazioni intaccano il bilancio della Banca d’Italia del 2022
In modo indiretto l’inflazione ha avuto un impatto anche su un’altra voce del bilancio della Banca d’Italia del 2022, questa volta negativa, quella delle svalutazioni. Quello che è accaduto è che l’incremento dei tassi di interesse ha deprezzato il valore delle obbligazioni detenute da via XX settembre, in particolare quelle americane. Tale riduzione, unita a quella del portafoglio azionario, è ammontata a più di un miliardo e ha contribuito ad accrescere il segno meno in corrispondenza della posta Svalutazioni e Trasferimenti, che è passata da -2 miliardi e 36 milioni a -3 miliardi e 918 milioni. Il resto dell’incremento è stato dovuto principalmente alla crescita di mezzo miliardo degli accantonamenti presso i fondi rischi.
Pochi cambiamenti hanno interessato, invece, la grandezza della redistribuzione del reddito monetario. Si tratta del cosiddetto signoraggio, ovvero di quanto fruttato dalla stampa di denaro da parte della Bce: si forma quando tale denaro finisce agli istituti bancari e essi lo usano per investimenti in attività finanziarie di vario tipo (per esempio obbligazioni), che poi possono dare una remunerazione positiva.
Il reddito generato è poi distribuito da Francoforte alle banche centrali dei Paesi in proporzione alle quote sul capitale della Bce. La differenza tra il signoraggio redistribuito dalla Banca Centrale Europea a quella italiana, che è positivo, e quello in pancia a via XX settembre, che in questo caso è negativo, costituisce tale voce. Nel 2022 valeva 2 miliardi e 380 milioni.
Aumenta, ma di poco la voce stipendi
Diminuisce poi, ma rimanendo positiva, la voce del risultato netto delle attività finanziarie a fronte di riserve, accantonamento e fondi. Passa da un miliardo e 412 milioni a 830 milioni di euro, principalmente a causa di altre svalutazioni, quelle di titoli azionari in euro, e da minori utili sugli scambi di Etf in valuta.
Il bilancio della Banca d’Italia, nel 2022 come sempre, è naturalmente diverso da quello di un istituto bancario tradizionale e a maggior ragione differente da quello di un’impresa normale, ma come nel caso di queste ultime include la voce delle spese per il personale. Si tratta innanzitutto degli stipendi, che crescono, ma di poco, da 654 a 693 milioni a livello aggregato. In aumento proporzionalmente anche le pensioni e le indennità di fine rapporto, da 289 a 299 milioni e gli oneri previdenziali e assicurativi, da 164 a 173 milioni.
L’impatto dell’utile di Banca d’Italia sui conti dello Stato
Più sostanziosa la crescita delle spese di amministrazione dell’Istituto guidato dal governatore Banca d’Italia Visco: salgono da 451 a 528 milioni di euro. La ragione è anche in questo caso legata ai rincari dei prezzi dell’energia, nonché a quelli delle spese relative alle infrastrutture tecnologiche a tariffazione.
Infine vi sono le imposte, che aumentano di poco, da un miliardo e 236 milioni a un miliardo e 304 milioni. Non è naturalmente tale incremento la ragione della riduzione dell’utile. Quest’ultima tra l’altro ha un impatto molto concreto sui conti dello Stato, la maggioranza del profitto di Banca d’Italia, infatti, va allo Stato: nel 2022 le casse pubbliche hanno ricevuto un miliardo e 676 milioni, molto meno dei 5 miliardi e 565 milioni del 2021.
Firma: Gianni Balduzzi
Data: 31/03/2023
I dati si riferiscono al: 2022
Fonte: Banca d’Italia
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