Tax credit per il cinema, ecco le banche che ne hanno approfittato

I primi tre posti occupati dai francesi, seguono Unicredit, Unipol e Generali

Il tax credit per il cinema? Beh, le banche italiane avranno certamente enormi problemi di redditività, di solidità e di crediti inesigibili. Ma quando si tratta di cinema non si fanno pregare.

Le banche che investono nel cinema

Nel grafico sono indicate tutte le banche (ma anche assicurazioni e Sgr) che nel 2015 hanno finanziato lungometraggi potendo, quindi, chiede le agevolazioni legate al Tax credit per l’audiovisivo garantite dallo Stato. In altre parole, le banche (ma anche qualsiasi società operante in qualsiasi settore economico) può compensare debiti fiscali (Ires, Irap, Irpef, Iva, contributi previdenziali e assicurativi) con il credito maturato a seguito dell’investimento nel settore cinematografico commisurato ai soldi investiti.

tax credit per il cinema

La banca che ha investito di più è stata una banca straniera, francese per l’esattezza, il Credit Agricole che nel 2015 ha investito 1 milione e 360mila euro in ben tre film: “Ho ucciso Napoleone”, “Soap Opera” e “Tutto molto bello”. Al secondo posto un altro gruppo francese, Groupama Assicurazioni: un milione e 100mila euro a “A bigger spalsh”, “Suburra” e “Ogni maledetto Natale”. Il terzo posto è occupato ex aequo da Cariparma (che fa parte di un altro gruppo francese, Bnp Paribas) e Unipol Banca: un milione di euro ciascuno per finanziare, il primo, “Si accettano miracoli” e, il secondo, “Sei mai stata sulla luna?”. In altre parole: i tre principali finanziatori bancari del cinema italiano sono francesi.

Il Tax credit per il cinema piace alle mini-banche

Ma anche le piccole e piccolissime banche non hanno resistito a dare il loro contributo al cinema nazionale. E non ha resistito nemmeno la Cassa di Risparmio di Rimini, a lungo commissariata, che ha concesso 20mila euro a “Soldato semplice”, opera prima di Paolo Cavoli, che ha ottenuto altri 300mila euro dal Credito Valtellinese.

Unicredit, che potrebbe essere costretta a un maxi aumento di capitale per rimettere in sesto i suoi conti, ha finanziato il cinema nazionale sia attraverso la banca sia attraverso Unicredit Factoring. La prima ha concesso 240mila euro a “Un Natale stupefacente” e la seconda 344mila euro sia a “Soldato Semplice” che a “Un Natale stupefacente”. Nell’elenco non manca nemmeno l’austera Banca Generali: 840mila euro a un film intitolato “Le leggi del desiderio”.

I dati si riferiscono al: 2015

Fonte: Mibac

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