Per la prima volta oltre il 50% del fatturato del gruppo viene dai pedaggi
La minaccia della revoca delle concessioni autostradali per Autostrade per l’Italia è sempre più seria: “Nel milleproproghe abbiamo inserito la norma sulle concessioni autostradali. Questo decreto dice finalmente che si avvia un percorso per alcune infrastrutture che ci permette di revocare la concessione ai Benetton”. Lo ha detto il capo politico del Movimento 5Stelle, Luigi Di Maio (nonché ministro degli Esteri) dopo la tragedia sfiorata durante le vacanze natalizie. Una parte del soffitto di un tunnel sulla A26, gestita proprio da Autostrade per l’Italia è crollato. La società concessionaria è posseduta all’88,06% ad Atlantia, società controllata a sua volta dalla Edizione Holding della famiglia guidata Luciano Benetton. Questo crollo, dopo la tragedia del Ponte Morandi, ha convinto il governo ad accelerare sulla revoca della concessione.
Autostrade per l’Italia, in attesa di una risposta definitiva sulla revoca, il 16 gennaio ha annunciato per il periodo 2020-23 un piano da 7,5 miliardi di euro tra investimenti e manutenzione. Il piano strategico 2020-2023 di Autostrade per l’Italia prevede un programma di assunzioni di 1.000 persone tra ingegneri, tecnici, operai, addetti autostradali ed esattori. Sono stati programmati investimenti sulla rete per circa 5,4 miliardi, che portano quasi a triplicare gli importi investiti dalla società nel quadriennio precedente (circa 2,1 miliardi). Salgono a 1,6 miliardi anche le spese in manutenzione (due miliardi considerate anche le spese del 2019), con un aumento del 40% rispetto al quadriennio precedente, in linea con le interlocuzioni con il ministero delle infrastrutture.
Quanto vale Autostrade per l’Italia
A parte i problemi burocratici e a parte anche lo scontro politico che l’intenzione dei 5Stelle ha provocato con l’alleato di governo, il Pd, che per bocca del ministro delle Infrastrutture, De Micheli, ha detto che la revoca della concessione autostradale non è decisa da un solo ministro, il punto è che il gruppo guidato dal patriarca Luciano Benetton, senza Autostrade, avrebbe serissimi problemi di sopravvivenza. Guardiamo i numeri.
Il grafico sopra mostra i ricavi della società Sintonia Holding, che sta a capo dell’impero di Ponzano Veneto le cui aree di attività sono sostanzialmente tre: ristorazione, con Autogrill, tessile-abbigliamento, con i marchi Benetton e Sisley, e infrastrutture e trasporti, che comprende sia la società Autostrade per l’Italia, con le sue controllate straniere (anche se i ricavi della neo acquisita Abertis sono stati calcolati solo per due mesi), che una serie di partecipazioni in aeroporti sia in Italia (Leonardo da Vinci a Roma) che all’estero.
Il portafoglio Benetton
Come si vede nel 2018 (e il bilancio del 2019 lo confermerà) il peso del settore infrastrutture e trasporti ha superato per la prima volta la soglia del 50% del totale dei ricavi del gruppo Benetton. L’anno scorso questa area di attività ha pesato per il 50,55% sul totale dei ricavi dal 47,06% dell’anno precedente e dal 44,67% del 2016. In termini assoluti, le infrastrutture e i trasporti pesano per ben 6.631 milioni di euro sul totale dei ricavi su un giro d’affari complessivo di 12.587 milioni.
Ponte Morandi, Benetton parte lesa
Quindi: anche se la quotazione Atlantia in Borsa ha subìto una serie impressionante di scivoloni (e altrettanto rapide risalite, a seconda delle dichiarazioni del giorno di questo o quel ministro) il gruppo di Luciano Benetton, che nella vicenda del ponte Moradi ha dichiarato la famiglia “parte lesa”, poggia per oltre la metà del suo fatturato sulla società Autostrade per l’Italia e aeroporti. La prima, come detto, è controllata all’88,06% da Atlantia i cui utili, ed è questo il punto più importante, sono gli unici a fare ricca la famiglia. In altre parole: i 1.083 milioni di euro di utile della Edizione Holding provengono tutti da Atlantia. Anche dopo gli oneri concessori (quelli che la società paga allo Stato per la gestione di Autostrade per l’Italia) di 532 milioni di euro. Senza Autostrade, insomma, in qualche modo non ci sarebbero più i Benetton.
I dati si riferiscono al: 2016-2018
Fonte: Edizione Holding
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