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Ecco i numeri che spiegano il sanguinoso conflitto tra sciiti e sunniti

Nessun grafico meglio di questo riesce a spiegare l’aspetto religioso delle tensioni tra Iran e Arabia Saudita. Ecco perché.

Tensioni religiose

Oltre alle mire egemoniche sull’area, oltre alle tensioni legate all’export di petrolio, tra i motivi di tensione c’è, infatti, anche quello religioso – probabilmente il più pericoloso. Come si vede dal grafico gli sciiti (linea verde scura) rappresentano il 90-95% della popolazione iraniana, mentre i sunniti (linea verde chiara) sono appena tra il 5 e il 10%. In Arabia Saudita la situazione è diametralmente opposta con gli sciiti al 10-15% e i sunniti all’85-90%.

Sul totale della popolazione mondiale di religione musulmana, i sunniti rappresentano tra l’87 e il 90%, mentre gli sciiti sono una minoranza. Questo significa che nei due paesi si sono venute a creare due situazioni opposte. In Arabia, per altro come nel resto del mondo, la corrente sunnita è la più forte.  In Iran al contrario si trovano in stato di maggioranza gli sciiti che a livello mondiale rappresentano una minoranza religiosa.

Pochi ma ricchi

Se questo non bastasse a giustificare la guerra sotterranea tra Iran e Arabia saudita c’è anche un altro elemento da considerare. La minoranza sciita dell’Arabia Saudita vive prevalentemente nelle ricche province orientali, che basano il proprio benessere sul petrolio. Gli sciiti in queste zone sono anche costretti a sopportare le imposizioni della maggioranza sunnita. I sunniti di queste province infatti seguono una particolare corrente della religione islamica, quella araba wahabita, che noi definiremo ortodossa.

Ad aggravare ulteriormente la situazione contribuiscono scelte come quella del gennaio 2016, quando il governo ha, abbastanza incomprensibilmente, fatto eseguire la pena capitale per 47 persone. Tra i condannati a morte anche il leader religioso sciita Nimr al-Nimr.

I dati si riferiscono al: 2016

Fonte: Parlamento europeo

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