I cocktail fatturano 221 milioni l’anno (più 3,5%). Tra i più venduti: Negroni e Aperol Spritz
C’è quello “rinforzato”, arricchito da un buffet di focacce, pizze, affettati e a volte persino da pasta al forno. C’è quello light, basato su finger food ipocalorici e alla moda. E poi ci sono il vegano, il crudista, l’etnico, addirittura il fruttariano. Insomma, esiste un aperitivo per tutti i gusti e ognuno merita di essere accompagnato da un buon cocktail. In fatto di alcol, però, gli italiani hanno preferenze molto diverse, soprattutto quando si parla di aperitivi analcolici o alcolici.
Quanti aperitivi analcolici si bevono in Italia
Il grafico sopra mostra quali sono le abitudini degli italiani in fatto di aperitivi. Solo il 35,2% degli italiani beve regolarmente quelli alcolici mentre il 54,9% dichiara di berli solo saltuariamente (almeno una volta in un anno). Il gap si riduce nel caso degli apertivi analcolici: il 48,4% li beve spesso, mentre il restante 56,6% ne fa un uso meno frequente.
L’abitudine di fare aperitivo, inoltre, non è diffusa allo stesso modo nelle diverse zone d’Italia. Come si vede dal grafico sotto, scelgono più di frequente quelli alcolici gli italiani del Nord-est (39,7%), mentre in coda alla classifica ci sono gli abitanti di Sicilia e Sardegna (29,5%). Più omogenea, invece, è l’abitudine a bere aperitivi analcolici: quasi 1 su 2 ha dichiarato di averne ordinato almeno uno nel corso del 2017. Il picco spetta al Sud (49,7%).
I cocktail più venduti al mondo
A prescindere dai gusti, gli aperitivi (in cui rientrano i prodotti alcolici in bottiglia, i vermouth, i monodose alcolici e analcolici e i premiscelati a base aperitivo o vino) hanno generato nel corso del 2017 un fatturato di oltre 221 milioni di euro (+3,5%). In base ai dati Nielsen, le vendite a volume sono aumentate nel giro di un anno del 2,8%, superando i 47,5 milioni di litri venduti. Insomma, si tratta di un settore in continua crescita e che va forte anche all’estero.
Gli aperitivi analcolici più amati dagli italiani
Alcuni fra i cocktail da aperitivo più famosi al mondo, infatti, sono made in Italy (e, in teoria, dovrebbero essere preparati con prodotti italiani). In base alla classifica stilata da Drinks International (la storica rivista americana del settore) sulla base di un sondaggio globale, il cocktail più venduto al mondo nel 2018 è stato l’Old fashioned. Al secondo posto, però, c’è l’italianissimo Negroni, a base di vermouth rosso, gin e Campari, seguito dal Whiskey Sour. Nella top ten c’è spazio per un altro aperitivo “tricolore”: l’Aperol Spritz, tornato di moda dopo il boom degli anni ‘5o e ora apprezzatissimo anche all’estero.
L’aperitivo fa ricca la Campari
Un traguardo confermato anche dai dati di Campari Spa, la società milanese che detiene, fra gli altri, il marchio Aperol, che è fra i leader mondiali di bevande alcoliche. Nel 2018 Campari ha registrato una flessione del fatturato del 2,4%, ma l’utile netto è in crescita del 6,8% rispetto ai 233,4 milioni di euro dell’anno precedente. Ottimi i risultati delle vendite in Italia (che pesano per il 20,8% sulle vendite dell’intero gruppo): Aperol vola a due cifre (+15,3%), mentre il marchio Campari conferma il trend positivo del 2017 (+7,4%).
I dati si riferiscono al: 2017-2018
Fonte: Istat, Drinks international, Nielsen
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