C’è un animale domestico nel 51,2% delle coppie che hanno figli oltre i 14 anni
In un contesto in cui si parla spesso di rinunce e di spese rimandate, c’è una voce che va in controtendenza. Nel 2024 il 37,7% delle famiglie italiane ha almeno un animale domestico, pari a circa 10 milioni di nuclei familiari. Quasi quattro famiglie su dieci continuano a scegliere di vivere con un animale, anche in una fase segnata dall’aumento dei costi e dalle difficoltà economiche. E non è solo una questione affettiva: la presenza di cani e gatti si riflette anche nella spesa delle famiglie, con un mercato dedicato che continua a reggere. Un dato che racconta una priorità chiara: per molte famiglie italiane, cane o gatto non sono un lusso da tagliare, ma una presenza stabile della vita quotidiana.
Non è un fenomeno esploso all’improvviso, né una moda passeggera. Nel 2015 le famiglie italiane con almeno un animale domestico erano il 36,2%; nel 2024 sono salite al 37,7%, con un aumento di 1,5 punti percentuali in nove anni. Una crescita lenta ma continua, che racconta un cambiamento strutturale nelle abitudini quotidiane, capace di reggere anche alle fasi di difficoltà economica. Secondo l’Istat, che rileva questi dati con l’indagine “I cittadini e il tempo libero”, nel 2024 nelle case italiane vivono 25 milioni e 500mila animali domestici: una stima che fotografa la convivenza reale all’interno delle famiglie, non il numero massimo possibile di animali sul territorio. E infatti, guardando solo ai nuclei che hanno almeno un animale, la presenza media supera le due unità per famiglia.
Quali famiglie hanno più spesso animali domestici
Nel 2024 la presenza di animali domestici varia in modo netto a seconda della struttura familiare. Le quote più alte si registrano nelle coppie con figli di 14 anni e più, dove il 51,2% delle famiglie vive con almeno un animale. Subito dietro ci sono i monogenitori con figli della stessa fascia d’età (48,8%) e le coppie senza figli sotto i 65 anni (47,9%). In questi nuclei la convivenza con un animale domestico non è un’eccezione, ma una scelta diffusa e stabile, che riguarda soprattutto cani e gatti.
Al contrario, la presenza di animali domestici è più bassa tra le persone sole, in particolare tra gli over 65, dove la quota scende al 22,7%. Un dato che indica come gli animali entrino più facilmente nelle famiglie nella fase centrale della vita, quando il nucleo è più strutturato ed è possibile dividere i compiti di cura tra più persone.
Quali animali entrano più spesso in casa
Se c’è un animale che racconta meglio di altri la vita quotidiana degli italiani, è il cane. Nel 2024 si conferma infatti l’animale domestico più diffuso in Italia, presente nel 22,1% delle famiglie. Subito dietro c’è il gatto, che arriva al 17,4%. Nel complesso, oltre una famiglia su tre (33,9%) vive con almeno uno dei due. Numeri che spiegano perché cani e gatti restino la scelta più comune quando una famiglia decide di convivere con un animale.
Non solo presenza, ma anche quantità. Tra le famiglie che li ospitano, i cani sono in media 1,3 per nucleo, mentre i gatti arrivano a 1,8. Numeri che raccontano due modelli diversi di rapporto domestico, ma confermano un dato centrale: la diffusione di cani e gatti non è marginale né occasionale, è la forma più comune attraverso cui gli animali entrano stabilmente nelle famiglie italiane.
Quali animali domestici sono meno diffusi in Italia
Accanto a cani e gatti, il resto del mondo animale fatica a trovare spazio nelle case italiane. Nel 2024 i pesci sono presenti solo nel 3,2% delle famiglie, un dato che ridimensiona l’idea che siano un “animale facile”. Se poi si guarda oltre, il perimetro si restringe ulteriormente: solo il 6% delle famiglie ospita animali diversi da cani, gatti e pesci, una categoria che include anche alcuni animali esotici. Dentro questa quota ridotta rientrano soprattutto gli uccelli, presenti nell’1,5% delle famiglie, e le tartarughe, all’1,3%. Numeri piccoli, che dicono una cosa chiara: quando gli italiani scelgono di convivere con un animale, nella stragrande maggioranza dei casi non sperimentano, ma vanno su ciò che conoscono.
Chi si occupa davvero degli animali domestici?
Come si vede anche nel grafico, gli animali domestici non entrano in tutte le famiglie allo stesso modo. La percentuale più alta si tocca nelle famiglie in cui i figli sono già grandi: nelle coppie con soli figli di 14 anni e più, oltre una famiglia su due (51,2%) vive con almeno un animale. Subito dietro ci sono i monogenitori con figli della stessa età, al 48,8%, e le coppie senza figli sotto i 65 anni, che arrivano al 47,9%. In questi nuclei la presenza di animali è la norma più che l’eccezione, e riguarda soprattutto i cani: tra le coppie con figli grandi, il 33,1% ha almeno un cane, mentre il 23,1% ha almeno un gatto.
La situazione cambia quando in casa ci sono bambini più piccoli. Tra le coppie con almeno un figlio sotto i 14 anni, la quota scende al 43,3%, e tra i monogenitori con figli minori al 42,5%. Scendendo ancora, il distacco diventa evidente: le coppie senza figli con almeno un componente di 65 anni e più si fermano al 32,4%, le persone sole sotto i 65 anni al 30,8%, fino ad arrivare alle persone sole di 65 anni e più, dove solo il 22,7% vive con un animale. Il messaggio è chiaro: gli animali arrivano più spesso quando la famiglia è nel pieno della vita, e a differenza di quanto si possa pensare diventano meno presenti man mano che il nucleo si restringe o invecchia.
Cura degli animali domestici: differenze tra uomini e donne
Anche nella cura degli animali domestici emerge una differenza netta tra uomini e donne. Nel 2024 il 26,6% delle donne si occupa dei propri animali almeno una volta a settimana, contro il 20,1% degli uomini, con uno scarto di 6,5 punti percentuali. Un divario che attraversa tutte le fasce d’età e diventa particolarmente marcato tra i 45 e i 64 anni, dove la distanza arriva a 10 punti percentuali, per poi ridursi fino a scomparire dopo i 65 anni.
La stessa dinamica si ritrova anche tra chi lavora. Tra le persone occupate, il 33,8% delle donne dedica tempo alla cura degli animali con frequenza settimanale, mentre tra gli uomini la quota scende al 22,3%. Un dato che conferma come l’impegno quotidiano legato agli animali domestici continui a ricadere in misura maggiore sulle donne, indipendentemente dall’età e dalla condizione lavorativa.
Animali domestici e titolo di studio delle famiglie
Anche il livello di istruzione fa la differenza. Nel 2024 la convivenza con un animale domestico è molto più frequente tra le famiglie con un titolo di studio medio-alto, cioè almeno il diploma di scuola superiore: qui la quota arriva al 45,5%. Al contrario, nelle famiglie in cui il titolo di studio più elevato non va oltre la licenza media, la presenza di animali in casa scende al 30,2%. Uno scarto netto, che segnala come la diffusione degli animali domestici sia legata anche alle caratteristiche sociali e culturali dei nuclei familiari.
Animali domestici nelle città e nei piccoli Comuni
La geografia conta, eccome. E quando si parla di animali domestici, la linea di frattura passa netta tra città e piccoli Comuni. Nei grandi centri urbani, quelli che fanno da cuore alle aree metropolitane, solo il 29,4% delle famiglie vive con almeno un animale. Una quota che resta sotto la media nazionale e racconta spazi più stretti, ritmi più veloci e convivenze più complicate.
Basta però spostarsi fuori città perché lo scenario cambi radicalmente. Nei Comuni con meno di 2.000 abitanti, quasi una famiglia su due ha un animale domestico: il 47,7%. Anche nei centri un po’ più grandi, tra 2.000 e 10.000 abitanti, la quota resta molto alta, al 45%. Numeri che mostrano come, lontano dalle metropoli, la presenza di animali in casa sia non solo più frequente, ma quasi la norma.
Dove sono più diffusi gli animali domestici in Italia
Anche la mappa dell’Italia racconta storie diverse, a seconda di dove si guarda. Il primato spetta al Centro, dove il 42,7% delle famiglie vive con almeno un animale domestico. Subito dietro c’è il Nord-Est, con una quota comunque elevata, pari al 40,3%. Due aree in cui la presenza di animali in casa supera nettamente la media nazionale e si conferma come una scelta diffusa e radicata.
Scendendo o spostandosi verso ovest, le percentuali si abbassano. Nel Nord-Ovest la quota di famiglie con animali domestici è del 38,5%, mentre nelle Isole scende al 34,3%. Il valore più basso si registra nel Sud, dove solo il 31% delle famiglie ospita un animale. Differenze nette, che mostrano come la diffusione degli animali domestici in Italia cambi sensibilmente anche lungo l’asse geografico del Paese.
Fonte: Istat
I dati sono aggiornati al 2024
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