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Nel futuro mangeremo scarabei, bruchi e locuste. In due miliardi lo fanno da sempre

La mappa indica il numero di specie di insetti commestibili presenti in natura in ciascun Paese del mondo. I dati sono probabilmente tutti sottostimati, in quanto non tutte le specie di insetti, in particolare in Europa, sono state esaminate come possibile cibo per gli esseri umani.

Il fatto che un insetto sia commestibile, non vuol dire, però, che qualcuno nel mondo lo mangi davvero: le specie commestibili sono oltre 3mila ma nell’alimentazione degli esseri umani, in tutte le parti del mondo, finora, ne sono entrate qualche centinaio.

I più apprezzati sono scarabei e bruchi

Gli insetti fanno già parte della dieta tradizionale di almeno 2 miliardi di persone nel mondo, anche se l’entomofagia (cos’è? E’ un regime dietetico che prevede l’alimentazione attraverso gli insetti) non è diffusa in Europa. Molto apprezzata invece, tra i tailandesi e gli aborigeni australiani.

Non si sa, comunque, se questa stima comprenda i consumatori di alchermes, un liquore colorato con la cocciniglia, una sostanza ricavata dal coleottero che porta lo stesso nome e che, spesso, non sanno di praticare l’entomofagia, cioè di mangiare (o bere) insetti.

Nel mondo, gli insetti commestibili che si mangiano di più sono proprio i coleotteri (31%) seguiti dai bruchi (18%), dagli imenotteri, cioè api, vespe e formiche (14%). Poi vengono le locuste e le cavallette (13%), le cicale e cimici (10%), le termiti (3%), alla pari con le libellule (3%), infine le mosche (2%) e gli altri tipi di insetti commestibili (5%). Gli abitanti della Repubblica Centrafricana consumano ben 95 specie diverse di insetti. Nel Sud Est asiatico 200 specie sono considerate un cibo prelibato.

Gli insetti commestibili ci salveranno
entomofagia-impatto-ambientale

Il grafico mostra l’impatto ambientale della produzione di un kg di proteine ricavate dai bruchi della farina (mealworms), dal latte (milk), dalla carne di maiale (pork), dal pollo (chicken) e dai bovini (beef). Le barre a sinistra mettono a confronto l’emissione di CO2, quelle al centro il consumo energetico e quelle a destra l’occupazione di terreno (in grigio le stime minime, in blu quelle massime).
Bisogna che la produzione di cibo, nel mondo, aumenti del 70% entro il 2050, per nutrire una popolazione di oltre 9 miliardi di persone.

Quasi l’80% dei terreni agricoli, su scala globale, sono utilizzati per il pascolo e la coltivazione di mangimi per animali e si stima che il consumo di carne aumenterà del 27% entro il 2050. L’80% della crescita sarà dovuto alla popolazione del Terzo Mondo. La produzione di pesce deve aumentare del 50%, per soddisfare la domanda crescente di proteine. Gli insetti sono nutrienti, salutari e, come si vede dal grafico, hanno un impatto ambientale molto più basso, rispetto a uccelli e mammiferi. Nella repubblica Democratica del Congo, ad esempio,  il 40% delle proteine nella dieta degli abitanti deriva dai bruchi.

Anche in Occidente, qualcuno li trova gustosi

Contrariamente a quello che si può pensare, gli insetti sono più commestibili dei mammiferi, nel senso che si può mangiare l’80% di un grillo invece di solo il 55% di un maiale o di un pollo e di solo il 40% di un bovino.

In Olanda, i bruchi della farina, che all’inizio venivano allevati come cibo per rettili, pesci e uccelli, stanno prendendo piede nell’alimentazione umana. Evidentemente, qualcuno li trova gustosi. A volte è questione di nome: le locuste stanno avendo successo in Australia, dove le hanno ribattezzate “sky prawn”, cioè gamberetti d’aria. Sono nati anche dei ricettari a base di insetti, dedicati agli occidentali dediti all’entomofagia.

I dati si riferiscono al 2015
Fonte: Fao

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