Quelli delle fasce di reddito alte hanno visto diminuire il risultato di 11 punti, gli altri di 14
Che tra i tanti danni del Covid ci fosse un gap difficile da colmare nell’attività scolastica questo era chiaro a tutti. Gli esiti dei test Invalsi del 2020/21 lo rendono ancora più evidente. Il punteggio medio del test Invalsi di matematica per gli studenti di quinta superiore, quelli che devono affacciarsi al mondo del lavoro o all’università, è calato da 200 a 191 rispetto all’anno scolastico 2018/2019. E a 190 in Italiano.
Test Invalsi, i danni della Dad
La Dad evidentemente non ha funzionato, non è riuscita a sostituire la didattica in classe come forse alcuni speravano. Non si tratta tuttavia di un peggioramento omogeneo. Come è accaduto anche in ambito economico, in cui le disuguaglianze già esistenti anzi si sono allargate, così dal punto di vista educativo a essere stati più danneggiati sono stati proprio gli studenti più fragili, e quelli nell’età in cui la componente ambientale conta di più sul profitto scolastico, ovvero nell’adolescenza.
I test Invalsi del 2021 come i precedenti distinguono, infatti, anche tra i risultati di chi proviene da diversi contesti socio-economici, ed è evidente come siano stati i 18enni che vivono nella fascia più bassa quelli che hanno visto il maggior peggioramento delle proprie performance.

Le differenze nei risultati dei test Invalsi
Come si vede dalla nostra infografica i risultati dei test Invalsi sono sempre stati peggiori per chi appartiene a famiglie con reddito inferiore. È così in tutto il mondo. Oltre ad avere più possibilità economiche per fornire strumenti addizionali ai figli (per esempio le ripetizioni) le famiglie più benestanti spesso sono anche quelle in cui i genitori hanno a loro volta un’istruzione più elevata e possono aiutare e allo stesso tempo spronare maggiormente i ragazzi negli studi.
La Dad ha aumentato le disuguaglianze
Dopo quasi un anno e mezzo di Dad tali differenze sono ulteriormente aumentate. Se il punteggio in matematica degli studenti di quinta superiore appartenenti al livello socio-economico più alto è diminuito di 11 punti, da 217,1 a 206,1, quello di chi è nella fascia più bassa, già decisamente minore, è peggiorato di più, passando da 193,3 a 178,8, con un peggioramento di 14,5 punti. Minori i cali di chi è al livello medio-basso, 11,5 punti, e di chi è in quello medio-alto, 10,7 punti.
Test Invalsi, i risultati nelle scuole elementari
Meno pronunciate le riduzioni dei punteggi in quinta elementare, di 1,8 punti nella fascia più benestante, e di 0,7 in quella più povera. Un po’ di più, di circa 4 punti, in quelle di mezzo. Non è probabilmente un caso il fatto che i bambini delle scuole elementari siano stati sottoposti alla Dad molto meno di quelli delle superiori, ma chiaramente conta anche il fatto che da adolescenti si è più influenzabili dai radicali cambiamenti della quotidianità e degli strumenti di apprendimento.
Al Sud i risultati sono peggiorati di più
E non è neanche sicuramente neanche un caso il fatto che sia nelle regioni meridionali, quelle con la maggiore incidenza di popolazione che vive in condizioni economiche più precarie, che i risultati dei Test Invalsi del 2021 sono peggiorati di più rispetto a quelli precedenti. La percentuale di “low performers”, ovvero quelli che si trovano nella fascia più bassa di competenze matematiche tra le 5 esistenti è passata al Sud dal 29,7% del 2018/2019 al 45,7% di quest’anno, mentre al Nord Ovest è aumentata dal 10,2% al 12,5% e al Nord Est dal 10% al 14,6%.
Allo stesso tempo si è dimezzata, scendendo dal 12,1% al 6,3% la percentuale, già decisamente bassa, di coloro che al Sud si trovano nella fascia più alta. Se da un lato è la carenza di infrastrutture digitali, di reddito e di istruzione che remano contro il rendimento degli studenti più poveri nel Mezzogiorno, dall’altro è proprio questa scarsità di capitale umano e di competenze che alla fine come in un circolo vizioso è responsabile dell’arretratezza delle regioni meridionali. E questa pandemia con le sue conseguenze così visibili ha solo aggravato questa disuguaglianza già cronicamente presente.
I dati si riferiscono al 2018-2021
Fonte: Rapporto Invalsi
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