Rumeni e albanesi i più rappresentati tra gli studenti non italiani. Pochi i marocchini
Il grafico mostra i cittadini stranieri che si sono iscritti al primo anno nelle nostre università. Sono indicate solo le nazionalità che rappresentano più del 3% delle matricole non italiane. Le altre (48%) sono rappresentate con l’etichetta “altre”.
La maggioranza degli stranieri iscritti viene dai Paesi dell’Est
La nazionalità più rappresentata tra gli stranieri iscritti di cittadinanza non italiana è quella rumena (14,69%). Seguono gli albanesi (12,59%) e i cinesi (9,19%). Confrontando questi dati con quelli sugli stranieri residenti nel nostro Paese, si vede che Romania (20,4%) e Albania (11,2%) sono anche i Paesi di provenienza delle comunità di immigrati più numerose. Anche per Moldavia e Ucraina, le percentuali corrispondono. Gli ucraini sono il 4,4% tra gli stranieri residenti e il 4,3% tra le matricole. I moldavi sono il 3,2% tra gli immigrati e il 4,5% tra gli iscritti al primo anno di università.
Stranieri iscritti, i figli degli immigrati
Dal confronto tra i dati possiamo dedurre che non si tratta di giovani che hanno scelto di venire a studiare in Italia, ma di figli di immigrati, che hanno deciso di proseguire gli studi nel Paese dove risiede la famiglia. Il sistema universitario italiano non attrae studenti dall’estero.
I cinesi vanno all’università molto più dei marocchini
Al terzo posto, tra gli stranieri iscritti e residenti in Italia, ci sono i marocchini (10,2%) e i cinesi (4,5%). Tra le matricole, le percentuali sono invertite: i cinesi sono il 9,9% e i marocchini solo il 3,7%. Questo significa che le famiglie di immigrati dalla Cina mandano i figli all’università molto più spesso rispetto agli immigrati dal Marocco.
Anche i peruviani sembrano abbastanza propensi a dare un’istruzione universitaria ai figli: sono il 2,3% tra gli stranieri residenti e il 3% tra le matricole. I filippini e gli indiani rappresentano rispettivamente il 3,2% e il 2,9% degli immigrati, la settima e l’ottava nazionalità più presenti in Italia. Ma tra le matricole sono meno del 3%.
I dati si riferiscono all’anno accademico 2015-2016
Fonti: Miur e Istat
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