Le elezioni spaventano i mercati: Cds in crescita

Che cosa sono i credit default swap e perché l’aumento di valore (10 euro) preoccupa

L’avvicinarsi delle elezioni rende l’Italia un Paese più a rischio? Il dubbio è legittimo, soprattutto se si mettono a confronto l’andamento dei Cds sull’Italia con quelli sulla Germania e sulla Francia: il primo deciderà il proprio Cancelliere in ottobre, il secondo lo ha eletto prima dell’estate, da noi le elezioni si terranno nei primi mesi del 2018.

Che cosa sono i Cds

I Cds, acronimo di Credit default swap, costituiscono una sorta di polizza assicurativa per coprirsi dal rischio di crack di un Paese, pertanto si prestano anche ad essere usati come strumenti finanziari con i quali speculare sull’aumento di percezione di rischio per il fallimento di un Paese. Quando il rischio di crack di un Paese aumenta, aumenta anche il prezzo dei sui Cds, viceversa quando il mercato ritiene un Paese è affidabile, i Cds vengono venduti (o comunque non comprati) e il loro valore tenderà a scendere. Grazie a questi movimenti è possibile fare profitto speculando sulle mutate prospettive di una nazione.

Il grafico sopra mostra l’andamento dei Cds su Italia, Francia e Germania. Come si vede l’Italia è ritenuta ancora molto a rischio, a un livello molto maggiore rispetto agli altri due Paesi. Ma se ci si concentra sull’andamento della linea blu dell’Italia si vede che, dopo un lungo periodo durante il quale il valore del Cds è sceso, si nota che da luglio il valore ha iniziato a risalire. Il 31 luglio di quest’anno, ad esempio, valeva 112,84 euro mentre il 4 settembre era arrivato a quotare 121,49, quasi 10 euro in più in in poco più di un mese. In termini pratici significa che con 121,49 euro una società di investimento assicura un capitale di circa 10mila euro dalla possibilità che il Paese emittente del titolo che ha in portafoglio possa fallire.

Italia “pericolosa”

Il motivo di questo nervosismo? Perché i Cds sull’Italia hanno iniziato a crescere di valore? Da una parte c’è la manovra di bilancio, che dovrà essere sostenibile ma che viene scritta in un periodo pre-elettorale, e quindi a rischio di un aumento della spesa pubblica e, dall’altra, proprio le elezioni che si terranno nei primi mesi del 2018. Quelle elezioni rischiano di non produrre nessun governo stabile a causa di una legge elettorale che non consente, stanti le forze in campo, la creazione di una maggioranza solida, stabile e autosufficiente, soprattutto al Senato. E’ chiaro che, invece, una “grande coalizione” non preoccupa i mercati, anche se questa formula di governo renderebbe molto più ardue proseguire sulla strada delle riforme economiche.

Ma l’economia cresce

Questo, dal punto di vista dei mercati finanziari, rappresenta un rischio e il rischio consiste in un nuovo periodo di instabilità permanente durante il quale il governo non riesce a governare l’economia e a varare quelle riforme che i mercati continuano a ritenere indispensabili. Le elezioni italiane continuano a preoccupare, questo è da sottolineare,  nonostante gli oggettivi miglioramenti dell’economia italiana che, nel 2017, dovrebbe riuscire a crescere dell’1,4%. Meno degli altri Paesi europei, ma comunque un’enormità dati i risultati degli anni precedenti.

I dati si riferiscono al: 1/1/2017-4/9/2017

Fonte: Bloomberg

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