I fumatori sono il 18,7%, il 26,9% dei 25-34enni. Si rinuncia solo dopo i 64 anni
In Italia, una persona su cinque ha delle sigarette in tasca. Evidentemente smettere è difficile, ma resistere al fascino di “una bionda” lo è ancora di più per milioni di italiani. Nel 2023, secondo i dati dell’Istat la percentuale di fumatori tra la popolazione sopra gli 11 anni ha raggiunto il 18,7%. A voler ben guardare, un aspetto positivo c’è: le sigarette in Italia sono un leggero calo rispetto al 19% del 2022.
Negli ultimi dieci anni, il numero dei fumatori in Italia è stato comunque altalenante. Tra il 2013 e il 2019, la quota di fumatori è scesa dal 20,3% al 17,8%. Tuttavia, dal 2020 si è verificata una preoccupante inversione di tendenza. La percentuale è risalita al 18,2% e ha proseguito la crescita fino al 2022 per poi scendere al 18,7%, appunto, del 2023.
È importante ricordare, però, che nel 2005 fumava il 28,3% degli italiani. Una delle tappe decisive nella lotta al fumo è stata sicuramente l’introduzione del divieto di fumo nei luoghi pubblici, entrato in vigore il 10 gennaio 2005 con la cosiddetta legge Sirchia (legge 3/2003, art. 51), dal nome del ministro della Salute del governo Berlusconi II. La norma, accolta inizialmente con scetticismo, ha rappresentato una svolta epocale, incidendo profondamente sulle abitudini sociali e sui comportamenti degli italiani. Locali, uffici e spazi pubblici sono stati trasformati, riducendo in modo significativo l’esposizione al fumo passivo e contribuendo a diffondere una maggiore consapevolezza sui rischi legati al tabacco.
Sigarette in Italia, come incide il genere e l’età
Fumare è un’abitudine più diffusa tra gli uomini che tra le donne, è quello che dice lo studio dell’Istat: 22,3% contro 15,2%. Tuttavia, il divario si è ridotto nel tempo per una parità tra i sessi di cui si sarebbe fatto volentieri a meno. Nel 2013 la differenza era di 10,2 punti percentuali, mentre nel 2023 si è abbassata a 7,1 punti.
Chi pensa, poi, che i giovani abbiano solo vizi digitali, non ha guardato bene dentro il loro posacenere. Il fumo è infatti un vizio diffuso tra i giovani adulti. La percentuale di fumatori aumenta sensibilmente tra i 20 e i 24 anni, per poi raggiungere il picco nella fascia 25-34 anni con il 26,9%. Smettere di fumare sembra più facile quando i capelli diventano grigi o cadono. Dopo i 34 anni, infatti il numero dei fumatori cala, restando stabile fino ai 60-64 anni. Poi una volta una volta oltre i 64 anni si registra una diminuzione più marcata.
L’imprinting materno
L’esempio conta più delle parole: in una casa senza fumo, i figli spengono prima il loro desiderio di accendere la prima sigaretta. Il contesto familiare incide infatti in modo netto sull’abitudine al fumo. Tra i giovani di 11-24 anni che vivono in famiglie con genitori fumatori, la quota di fumatori raggiunge il 25,3%. Al contrario, quando nessuno dei genitori fuma, la percentuale scende drasticamente al 9,2%.
L’Istat fa anche notare che quando è solo la madre a fumare, la quota di figli fumatori raggiunge il 22,5%. Al contrario, se a fumare è solo il padre, la percentuale scende al 14,5% Questo divario suggerisce in maniera inequivocabile l’impatto maggiore dell’esempio materno sul comportamento dei figli.

Giù il numero dei fumatori forti
Un pacchetto di sigarette al giorno? È una cattiva abitudine che sta diventando sempre più rara. La percentuale di “forti fumatori”, cioè chi consuma 20 o più sigarette al giorno, è scesa al 3,5%, pari al 19% del totale dei fumatori. Si tratta di un calo significativo rispetto al 4,8% registrato nel 2013. La diminuzione è particolarmente evidente tra gli uomini, passati dal 7,4% al 5,1% in dieci anni.
Il fumo e il consumo eccessivo di alcol sono spesso associati. Quasi una persona su quattro, con abitudini alcoliche a rischio, è anche un fumatore (22,9% della popolazione over 18), mentre tra i non fumatori la quota scende al 9,8%. Tra i forti fumatori la percentuale è ancora più alta, raggiungendo il 31,2%.
Un’Italia unita, per una volta
Geografia del vizio: cambia il dialetto, ma non sembra cambiare la voglia di accendersi una sigaretta. Per una volta, l’Italia non conosce differenze sostanziali da Aosta ad Agrigento. Il fumo è diffuso in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Nel Nord la percentuale di fumatori è del 18,9%, nel Mezzogiorno si attesta al 19,4% e nel Centro raggiunge il 19,6%. A frazionare i dati si nota però come tra il 2022 e il 2023 si registra una riduzione dei fumatori nel Centro Italia, mentre nel Nord e nel Mezzogiorno i livelli sono stati di fatto stabili.
I libri “salvano” dal fumo
Non ci sono più le “pause siga” di una volta: a quanto pare studiare aiuta a combattere in maniera significativa il vizio del fumo. Nel 2023, l’abitudine al fumo cambia in base al livello di istruzione e all’età. Tra i 25-64 anni, i fumatori calano all’aumentare del titolo di studio: 17% tra i laureati e 28,5% tra chi ha solo la licenza media. Tra gli over 65, invece, la situazione si capovolge: fumano di più i laureati (12,8%) rispetto a chi ha un titolo di studio inferiore (9,6%).
Sigarette, ecco si rischia
Il consumo di tabacco, la sedentarietà, l’abuso di alcol e l’eccesso di peso sono stili di vita dannosi che aumentano il rischio di patologie croniche. Questi comportamenti, spesso modificabili, rappresentano fattori di rischio per cui il monitoraggio e la prevenzione restano azioni fondamentali.
Il Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025 identifica il fumo, insieme ad alcol e peso corporeo, come un fattore di rischio chiave. Tali elementi, sommati a fattori ambientali, sociali ed economici, contribuiscono al 60% delle malattie croniche non trasmissibili, come patologie cardiovascolari, tumori, malattie respiratorie, diabete, disturbi mentali e muscolo-scheletrici. In Europa e in Italia, queste restano tra le principali cause di morte.
Nella lotta contro il fumo, c’è un altro dato da registrare, fonte l’Istituto Superiore di Sanità: nel 2023, i centri antifumo attivi sul territorio erano 223, in calo rispetto ai 241 dell’anno precedente. Il Piemonte resta la regione con più strutture (31), seguita dalla Lombardia (29) e dal Veneto (27). Questi dati evidenziano una riduzione dei servizi dedicati a chi vuole smettere di fumare.
I dati si riferiscono al: 2023
Fonte: Istat
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