Sanità, il 70,9% delle famiglie italiane ricorre al privato

Ogni nucleo spende in media 1.414 euro l’anno: il 4,3% dei consumi familiari

In Italia curarsi senza mettere mano al portafoglio è diventato sempre più difficile. Per buona pace del Sistema Sanitario Nazionale, nel 2023 18,7 milioni di famiglie italiane, il 70,9%, ha sostenuto spese sanitarie di tasca propria. In media, ogni nucleo ha sborsato 1.414 euro l’anno per curarsi, acquistare farmaci o accedere a visite ed esami bypassando le lunghe liste d’attesa. Questi numeri arrivano dal 21° Rapporto Sanità di C.R.E.A. Sanità, il Centro per la ricerca economica applicata in sanità, nato nel 2018 e attivo grazie a un team di ricerca che opera da oltre vent’anni all’Università di Roma Tor Vergata.

Alla fine dell’anno, tra visite ed esami, il conto pesa eccome. Oggi la sanità privata assorbe il 4,3% dei consumi complessivi delle famiglie, più del doppio rispetto a quarant’anni fa, quando nel 1985 l’incidenza era ferma all’1,7%. Una quota sempre più ampia del bilancio familiare viene così destinata alla salute.

Sanità privata, pagano anche i più poveri

Chiariamo allora cosa vuol dire, in concreto, che la sanità privata è diventata “strutturale”. Negli ultimi quarant’anni la quota di famiglie che pagano cure di tasca propria è aumentata di 19,2 punti percentuali, ma soprattutto è cambiato chi è entrato in questo circuito. Il primo segnale arriva dal reddito: tra le famiglie del primo quintile di consumo, cioè le più povere, oggi il 53% sostiene spese sanitarie private, contro l’82,8% di quelle più ricche. Ma il dato che conta è la dinamica: dal 1985 il ricorso al privato è cresciuto di +19,9 punti percentuali proprio tra le famiglie più povere e di +20,7 punti tra quelle del secondo quintile, con un aumento più rapido rispetto ai nuclei economicamente più forti.

Subito dopo viene il fattore istruzione. Oggi paga la sanità privata il 74,5% delle famiglie con un basso livello di istruzione, una quota ormai quasi identica a quella delle famiglie con almeno un laureato (75,8%). Infine pesa la geografia: nel Mezzogiorno la quota di famiglie che pagano cure di tasca propria è cresciuta di +32,4 punti percentuali dal 1985, contro un aumento di appena +6,3 punti nel Nord.

La sanità può rendere poveri?

La domanda, a questo punto, è inevitabile: la sanità può rendere poveri? I dati dicono di sì. Nel 2023 le spese sanitarie hanno spinto sotto la soglia di povertà 367.528 famiglie, pari all’1,4% del totale. Ma anche qui il fenomeno non colpisce tutti allo stesso modo. Nel Mezzogiorno l’impoverimento riguarda il 2,6% delle famiglie, quasi il triplo rispetto al Nord. Il rischio cresce man mano che diminuiscono chiaramente le risorse: tra le famiglie del primo quintile di consumo, cioè le più povere, il 6,3% si impoverisce a causa delle spese per curarsi. A scivolare in povertà non sono le famiglie che spendono di più in assoluto, ma quelle che partono già da una condizione fragile.

Come si vede dal grafico, e come detto poco sopra, la spesa sanitaria rappresenta “solo” il 4,3% dei consumi familiari, molto meno di voci come casa o alimentari, ma è una spesa rigida e difficilmente comprimibile. A differenza di altre uscite, curarsi non è rinviabile quando serve. Per le famiglie già in difficoltà, anche una quota relativamente contenuta del bilancio può quindi diventare decisiva, soprattutto se si somma a costi fissi elevati come abitazione e bollette. È in questo spazio stretto che la sanità, pur non essendo la voce più pesante, può trasformarsi in un fattore di impoverimento.

Sanità troppo cara: chi rinuncia alle cure

Accanto a chi scivola sotto la soglia di povertà, c’è un’area ancora più ampia di famiglie che resiste, ma a fatica. Nel 2023 1,25 milioni di nuclei familiari si trovano in una condizione di disagio economico legato alle spese sanitarie, un dato che coinvolge 2,3 milioni di persone. È un indicatore che mette insieme due fenomeni diversi ma collegati: chi si impoverisce per curarsi e chi, per motivi economici, rinuncia alle cure o le riduce fino ad annullarle.

Anche sul piano territoriale il divario è netto. Nel Mezzogiorno il disagio economico legato alle spese sanitarie riguarda il 6% delle famiglie, contro il 3,2% del Centro e il 4,0% del Nord-Est, dove però il fenomeno è quello che cresce più rapidamente: +0,9 punti percentuali nell’ultimo decennio. È dentro questi numeri che trovano risposta due domande molto diffuse: quante persone rinunciano a curarsi in Italia e perché si rinuncia alle cure per motivi economici. Non solo per mancanza di reddito, ma perché il costo della sanità privata è diventato, per molti, una cifra difficile da gestire.

sanità privata Italia

Spese sanitarie catastrofiche: cosa sono e chi colpiscono

C’è poi una soglia ancora più critica: quella delle spese sanitarie “catastrofiche”, definite come le spese che superano il 40% della capacità di spesa di una famiglia. Non si tratta di casi eccezionali o marginali, ma di costi che non si possono rinviare o evitare e che assorbono una parte molto ampia del bilancio familiare, fino a mettere a rischio l’equilibrio economico del nucleo. Nel 2023 questa condizione ha coinvolto l’8,6% dei nuclei familiari, pari a 2,3 milioni di famiglie. I più colpiti sono gli anziani over 75: tra chi vive solo o in coppia, la quota di famiglie che affronta spese di questo tipo arriva fino al 26,5%.

Dentista e farmaci: le spese che pesano di più

Quando si guarda a quali spese sanitarie pesano di più sulle famiglie, i dati indicano pochi fattori chiave, tutt’altro che marginali. Al primo posto ci sono le cure odontoiatriche, che rappresentano il 37,5% delle spese sanitarie “catastrofiche”. Subito dopo vengono i farmaci, che assorbono il 39% della spesa sanitaria privata complessiva e nel Mezzogiorno arrivano a incidere fino al 50%, diventando la principale causa di impoverimento tra gli anziani.

Infine c’è l’assistenza per la non autosufficienza (Ltc): pesa meno sul totale della spesa privata, ma ha un impatto enorme sulle famiglie più fragili, soprattutto nei territori dove l’offerta pubblica è scarsa o insufficiente. Il filo che lega questi dati è chiaro: farmaci, dentista e assistenza non sono spese opzionali, ed è anche per questo che molti si chiedono perché costino così tanto e perché finiscano per mettere in difficoltà proprio chi ha meno alternative.

Anche la prevenzione è a pagamento

Un altro passaggio chiave riguarda la prevenzione, che sulla carta dovrebbe essere uguale per tutti ma che nei fatti segue il reddito. I dati mostrano che solo il 20% delle famiglie più povere riesce a sostenere spese per visite specialistiche a fini preventivi, contro il 37% delle famiglie più ricche. La differenza non è solo quantitativa: chi paga accede prima al percorso di cura, anticipa diagnosi ed esami e riduce i tempi di attesa. Il paradosso è che in questo modo anche la prevenzione, invece di proteggere tutti, finisce per selezionare l’accesso alle cure in base al reddito. Così la prevenzione smette di essere un diritto e diventa una possibilità. Per chi può permetterselo, of course.

Domande e risposte, clicca per aprire
Quante famiglie italiane pagano cure sanitarie di tasca propria?
Nel 2023 hanno sostenuto spese sanitarie private 18,7 milioni di famiglie italiane, pari al 70,9% del totale. In media ogni nucleo ha speso 1.414 euro l’anno.
Quanto pesa la sanità privata sui consumi delle famiglie?
La sanità privata assorbe oggi il 4,3% dei consumi familiari complessivi, più del doppio rispetto al 1985, quando l’incidenza era pari all’1,7%.
La sanità privata riguarda solo le famiglie più ricche?
No. Oggi il 53% delle famiglie più povere sostiene spese sanitarie private. Dal 1985 il ricorso al privato è cresciuto più rapidamente proprio tra i nuclei con minori risorse.
Le spese sanitarie possono far scivolare in povertà?
Sì. Nel 2023 le spese sanitarie hanno spinto sotto la soglia di povertà 367.528 famiglie, pari all’1,4% del totale. Nel Mezzogiorno la quota sale al 2,6%.
Cosa sono le spese sanitarie “catastrofiche”?
Sono le spese che superano il 40% della capacità di spesa di una famiglia. Nel 2023 hanno coinvolto l’8,6% dei nuclei, pari a 2,3 milioni di famiglie.
Quali spese sanitarie incidono di più sul bilancio familiare?
Pesano soprattutto cure odontoiatriche, farmaci e assistenza per la non autosufficienza. I farmaci rappresentano il 39% della spesa sanitaria privata complessiva.
La prevenzione è davvero accessibile a tutti?
No. Solo il 20% delle famiglie più povere riesce a sostenere spese per visite preventive, contro il 37% delle famiglie più ricche.