Gli italiani hanno 10.300 miliardi di ricchezza in beni

Secondo l’Istat diminuisce, in particolare per quanto riguarda gli immobili

Gli italiani sono un popolo di risparmiatori o, meglio, lo erano. Prima della pandemia, che ha costretto moltissime famiglie a un risparmio in gran parte forzato, la quota di reddito “messa da parte” a fine mese o a fine anno era andata man mano riducendosi, creando allarme negli economisti, che vedevano svanire un punto di forza della nostra economia. E gli effetti si vedono. Secondo gli ultimi dati Istat, che si riferiscono al 2019, cominciava a ridursi anche la ricchezza più solida, quella non liquida per così dire, definita “non finanziaria”, perché composta per esempio dal valore delle case, sia abitazioni che seconde case, capannoni, negozi, ecc, ma anche da opere infrastrutturali (come strade, dighe, porti), o impianti produttivi, terreni, e pure da opere d’arte, brevetti, proprietà intellettuali.

Che cosa succede se cala il valore delle case

Certo, la ricchezza degli italiani anche nella componente non finanziaria, tipo appunto il valore delle case, era comunque molto vasta, e ammontava a 10.377 miliardi, una cifra enorme, circa sei volte il Pil del nostro Paese, ma risultava in calo del 0,1% rispetto all’anno precedente, nonostante l’economia fosse stata, seppur di poco, in crescita. A trascinarla in basso la riduzione del 0,2% del valore delle case, che con 5.588 miliardi sono la fetta più grande, e soprattutto quella del 0,6% degli immobili non residenziali, che valgono 2.184 miliardi.

Si intravede qui la crisi del settore del piccolo commercio e di parte della piccola impresa che nei decenni avevano portato alla crescita di capannoni o di negozi.

ricchezza degli italiani

Chi detiene la ricchezza degli italiani? Le famiglie

Ma questa ricchezza a chi è in mano? La maggioranza, 6.210 miliardi, è detenuta dalle famiglie, in particolare quelle consumatrici, che non hanno attività economiche o commerciali, e che detengono 4.578 miliardi. La grandissima parte è concentrata in abitazioni, che siano prima o seconda casa. Quelle in mano alle famiglie consumatrici valgono complessivamente 4.526 miliardi, e sono la singola componente più importante della ricchezza degli italiani.

Le società non finanziarie, ovvero la gran parte delle imprese, agricole, industriali o dei servizi che siano, avevano 2.976 miliardi. In questo caso la fetta maggiore degli asset era costituita da immobili non residenziali, come i classici capannoni, che valevano 1.097 miliardi di euro. Mentre 744 miliardi erano in altri beni capitali, come macchinari, apparecchiature Ict software, ecc.

Che cosa è aumentato (davvero) di valore

E sono questi asset a essere gli unici che risultavano incrementare il loro valore, di ben il 2,2%, mentre le abitazioni in mano alle aziende perdevano il 2,3% e gli immobili non residenziali l’1,1%. È la cifra della trasformazione tecnologica in atto da tempo. Le aziende sono sempre meno “materiali”, invece che in fabbriche e capannoni si investe in software. Anche se il saldo totale rimaneva negativo: la ricchezza delle società non finanziarie italiane era in calo del 0,4%. Mentre era in netto aumento, del 6,8%, quella delle aziende finanziarie, che però ammontava in tutto solo a 129 miliardi.

Naturalmente anche le amministrazioni pubbliche detengono asset, per un totale di 1.062 miliardi. Ed era in mano loro in particolare la ricchezza formata da opere e miglioramenti dei terreni, strade, aeroporti, porti, ponti, e molto altro, che costituivano più di metà di quella in mano dello Stato

Una calo della ricchezza che viene da lontano

Allargando lo sguardo agli anni precedenti si nota come il calo della ricchezza degli italiani sia cominciato in realtà da tempo, e anzi tra il 2011 e il 2017 a causa della crisi dell’euro sia stato anche maggiore, dell’1,3% medio annuo se ci riferiamo alle attività non finanziarie. Sono lontani gli anni tra il 2005 e il 2008 quando invece ogni anno gli asset in mano a famiglie, imprese, Pa si erano rivalutati di ben il 7,7%. Altri tempi, tempi di bolla immobiliare e di crescita del valore delle case e di ogni altro tipo di immobile.

Perché il valore delle case dovrebbe crescere

La domanda è se ora le trasformazioni portate dalla crisi pandemica potranno invertire la dinamica vista nell’ultimo decennio. Già è evidente come la maggiore importanza di software, brevetti e infrastrutture tecnologiche sia riuscita almeno a frenare la perdita di valore di case e capannoni, ma forse grazie agli investimenti europei previsti nei prossimi anni sarà possibile un ritorno al segno più anche per questi ultimi. Del resto nel Pnrr è previsto che l’edilizia sarà il settore che trarrà il maggiore vantaggio da Next Generation Eu. Ne approfitteranno solo le imprese o anche le famiglie consumatrici?

I dati si riferiscono al 2019

Fonte: Istat

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