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Ai Paesi mediterranei 406,4 miliardi su 750: 208,8 miliardi all’Italia, 140 alla Spagna

Il Consiglio Europeo più lungo e tormentato della storia ha raggiunto sul Recovery Fund un accordo di notte, come da manuale, di cui almeno pubblicamente tutti si dicono soddisfatti. Sia i cosiddetti Paesi frugali, che hanno ridotto l’ammontare di sussidi a fondo perduto, che però all’inizio volevano azzerare, sia l’asse franco-tedesco per l’occasione alleato con i Paesi Mediterranei in condizioni economiche e di debito peggiori.

Nel complesso infatti il fondo rimane molto ampio, di 750 miliardi, che sommato al miliardo e 74 milioni di un bilancio europeo 2021-2027 allargato rispetto a quello 2014-2020, porta l’intervento europeo a 1 miliardo e 824 milioni. Questo escludendo quelli già varati nei mesi scorsi, ovvero 540 miliardi di MES, Sure e Bei, e i 1.350 miliardi di acquisti della BCE

Quello che cambia rispetto alla proposta originaria della Commissione è l’equilibrio tra sussidi e prestiti. I primi scendono da 500 a 390 miliardi, grazie al sacrificio di alcune voci specifiche vincolate, a livello di spesa, a settori già individuati, come il Just Transition Fund, sulla transizione energetica, mentre rimangono intoccati quelli a libera (o quasi) disposizione dei singoli Paesi. I prestiti crescono invece da 250 a 360 miliardi, venendo incontro ai “frugali”.

Recovery Fund, le quote precise non sono ancora state decise

Nel totale all’Italia arriveranno più risorse rispetto ai 172 miliardi previsti, 208,8, ma cresce il peso del credito, che diventa di 127,4 miliardi, mentre i sussidi a fondo perduto saranno 81,4.

Questi calcoli, fatti dal Governo Italiano, sono ancora ufficiosi, anche perchè è stato cambiato il criterio di allocazione dei fondi. Secondo le quote per il 2021-22, gli anni in cui sarà versato il 70% dei sussidi, saranno stabilite su proposta della Commissione e quelle per i versamenti successivi saranno determinati nel 2022 sulla base non più della disoccupazione ma del calo del PIL sofferto nel 2020 e 2021. I prestiti complessivamente non potranno superare il 6,8% del Prodotto Nazionale Lordo (leggermente diverso dal PIL) di ogni Paese.

Al prossimo futuro è affidata anche la redazione dei Piani di Ripresa da parte dei governi, che saranno approvati con maggioranza qualificata dal Consiglio Europeo su proposta della Commissione, senza quindi possibilità di veto da parte di un singolo piccolo Paese come i Paesi Bassi. Quello che un Paese membro potrà fare sarà richiedere successivamente, quando vi sarà l’esame di obiettivi e milestone, l’intervento del Consiglio Europeo se scorgerà scostamenti significativi. Ma questo è un tema che sarà decisivo in futuro.

Ora è il momento dei numeri, e oltre all’Italia anche gli altri principali Paesi mediterranei appaiono come i protagonisti dell’accordo.

La Spagna riceverà 72,7 miliardi a fondo perduto

Italia, Spagna, Portogallo e Grecia nel complesso riceveranno 406,4 miliardi, la grande maggioranza dei 750 totale. Dietro il nostro Paese vi è la Spagna, con 140, di cui più di metà, 72,7, saranno a fondo perduto, a differenza di quanto accadrà all’Italia, e solo 67,3 sotto forma di prestiti.

Per la Grecia dovrebbero arrivare 31,5 miliardi,  di cui 19 come sussidi e 12,5 come credito. Poco meno, 26,1, per il Portogallo. Qui i grants prevalgono nettamente, sono 15,3 contro 10,8 di prestiti.

Il motivo per cui c’è questa differenza tra la composizione dei fondi per l’Italia e per gli altri Paesi è in quel 6,8% del PNL come limite ai prestiti erogabili. Non si vuole caricare gli Stati Membri di nuovo debito eccessivo in proporzione alle loro economie, pur se debito meno costoso rispetto a quello cui sono abituati a ricorrere. L’Italia ha un PNL maggiore degli altri Paesi Mediterranei e quindi può ricevere di più sotto forma di credito. Quando la quota corrispondente al 6,8% è terminata, si passa ai sussidi, ma solo allora, e questo avviene prima per chi ha un reddito inferiore. Questo per i Paesi più “bisognosi”, nel caso di altri come Germania o Paesi Bassi quasi sicuramente neanche si arriverà a quel 6,8%.

Questi calcoli però, c’è da ribadirlo, sono ufficiosi, realizzati dai singoli governi. Nelle prossime settimane il quadro sarà più preciso, e poi la partita si trasferirà dai numeri ai contenuti, ovvero dal quanto al cosa e al come potranno essere spesi questi fondi

I dati si riferiscono al luglio 2020

Fonte: Consiglio Europeo

Leggi anche: Pil Italia, tutte le stime del crollo previsto nel 2020

 

 

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