Fattura 9,2 miliardi di dollari e l’industria mondiale ne vale 107,4. In crescita
L’intrattenimento non è solo digitale. In realtà i produttori di giocattoli tradizionali vivono una stagione magica. Il settore dei giocattoli vale, a livello mondiale vale oltre 107,4 miliardi di dollari ed è in crescita. All’interno di questa cifra ci sono giganti che producono giochi “reali” ma anche quelli conosciuti per le loro invenzioni digitali.
Il mercato è controllato da grossi nomi, prevalentemente giapponesi e americani (anche se non mancano colossi europei), che fanno arrivare ogni anno sugli scaffali di tutto il mondo prodotti in molti casi storici, che hanno saputo unire più di una generazione e non sono necessariamente rivolti all’infanzia. Vediamo quali sono i principali produttori di giocattoli per fatturato.
Lego ha un fatturato di 9,2 miliardi di dollari
Se si pensa ai giocattoli tradizionali è probabile pensare alle costruzioni e, da lì, il passo è breve a farsi venire in mente la Lego. L’iconico marchio dei mattoncini assemblabili, fondato nel 1932 e appartenente all’omonimo gruppo danese, è il principale produttore mondiale di giocattoli.
La Lego ha un fatturato annuo di 9,2 miliardi di dollari e impiega oltre 23 mila lavoratori. Si stima che ogni anno produca ben 60 miliardi di mattoncini e 340 milioni di personaggi. Numeri imponenti, possibili grazie ai sei stabilimenti che Lego ha a disposizione in tre continenti: oltre a quello “di casa” in Danimarca, sono in attività in Repubblica Ceca, Ungheria, Messico, Cina e Vietnam. Ed entro il 2025 sorgerà anche un nuovo stabilimento negli Stati Uniti, che avrà la particolarità di essere carbon-neutral.
Negli anni la Lego ha saputo consolidare la propria fama tramite l’arrivo al cinema di diversi lungometraggi, l’uscita di videogame e la gestione di undici parchi a tema (in Italia c’è Legoland Water Park, all’interno del parco divertimenti Gardaland).

Bandai Namco, re delle action figure
Se c’è un’azienda in grado di unire perfettamente il gioco digitale e quello “analogico” è senza dubbio la giapponese Bandai Namco. Si trova al secondo posto della graduatoria dei principali produttori di giochi, con 7,5 miliardi di dollari di fatturato e oltre 8.800 dipendenti.
Il gruppo nasce nel 2006, dalla fusione di Bandai e Namco e oggi è un nome prestigioso nel mondo dei produttori di giocattoli, specie videogiochi, possedendo il franchise di titoli di enorme successo e senza tempo come Dark Souls, Tekken, Tales e Pac-Man. Ma oltre ai videogiochi, la Bandai Namco è conosciuta e apprezzata anche per la qualità delle action figure che produce, ispirate a numerosi anime e videogames, come Dragon Ball, Naruto, One Piece e Sailor Moon. I grandi dettagli e la qualità dei materiali rendono le action figure della Bandai Namco un must per gli appassionati di anime, fumetti e videogiochi e sono ricercatissime dai collezionisti.
Hasbro è il primo produttore di giochi da tavolo
Basta dire Monopoly. O My Little Pony e Nerf. I marchi celebri dell’americana Hasbro, terzo produttore mondiale di giocattoli con 5,8 miliardi di dollari di fatturato, sono numerosi e rivolti a tutti, da chi ha pochi mesi di vita in avanti. Hasbro produce oltre cento categorie di prodotti, tra giocattoli, abbigliamento, musica ed editoria e impiega 6.300 persone.
L’azienda americana realizza e commercializza bambole (la linea Baby Alive), le trottole Beyblade (ispirate all’omonimo manga), i robot Transformers e i pelosi animaletti Furby. Anche se il nome Hasbro è principalmente legato (soprattutto per il pubblico un po’ più in là con gli anni) ai giochi da tavolo, di cui è il principale produttore mondiale. Oltre al celebre Monopoly, possiamo citare Cluedo, Forza 4 e Risk, la versione americana di RisiKo! (in Italia pubblicato dalla Editrice Giochi, poi acquisita dalla canadese Spin Master).
Il leader italiano è Clementoni: 210 milioni di fatturato
Se ci concentriamo a livello italiano, il primo nome che viene in mente quando si parla della produzione di giocattoli è senza dubbio la Clementoni. L’azienda, con sede a Recanati, ha da poco festeggiato i sessant’anni di attività, ha un fatturato di 210 milioni di euro (nel 2021), 600 dipendenti e ogni anno vende 28 milioni di giochi (al 90% Made in Italy).
La Clementoni ha una ricca gamma di giocattoli per neonati e prima infanzia e a tema educativo, creativo e scientifico. Ma non mancano anche giochi da tavolo e puzzle, per bambini e adulti. Clementoni è un leader italiano (ed europeo) del giocattolo, ed è senza dubbio tra i punti di riferimento per l’ambito dei giochi educativi, in particolare per l’estero (il 65% del suo fatturato è generato dall’export).
I produttori di giocattoli impiegano 51mila persone in Europa
All’interno dell’Unione Europea l’industria dei giocattoli offre oltre 51 mila posti di lavoro, che in un anno curano una produzione per il valore di circa 5,8 miliardi di euro. L’industria europea del giocattolo realizza numeri importanti anche se, ad esclusione della Lego, non esprime grosse realtà internazionali. Al 99% le aziende produttrici europee di giocattoli sono piccole e medie imprese.
In media un giocattolo in Italia costa 16 euro
Quali sono i giocattoli più venduti in Italia? L’identikit lo traccia Assogiocattoli, l’associazione che rappresenta gran parte delle aziende del settore giochi e giocattoli. Partiamo da un dato: quelli più desiderati da bambini (e adulti) sono di gran lunga quelli “a licenza”. Ossia i prodotti che richiamano personaggi di cartoni animati, film o serie.
Circa un terzo del giro d’affari complessivo del mondo dei giocattoli in Italia (il 27%) è rappresentato proprio dai giocattoli a licenza. Una tendenza in costante crescita, che trova conferma continua (basti solo pensare a Barbie). Il giocattolo medio venduto in Italia ha un costo di 16 euro. Tra le tipologie più apprezzate domina quella dei giochi da tavolo, seguiti dai giochi di carte e di ruolo, prodotti che non conoscono crisi. Per la loro capacità di riproporsi in nuove versioni, ma anche di unire giocatori di tutte le età.
I dati si riferiscono al: 2022
Fonte: Assogiocattoli, Commissione Europea, aziende citate
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