Alimentari cresciuti del 30% tra 2020 e 2021. Più 41% per il grano. La carne scende
Il rialzo dei prezzi delle materie prime, del gas, del petrolio e di quelli di componenti indispensabili come i semiconduttori sta avendo un impatto importante sia sull’inflazione che sulla disponibilità stessa di alcuni prodotti, soprattutto quelli tecnologici. Ma non sono esenti anche altri ambiti, e tra questi, come sempre accade quando si parla di materie prime, c’è quello del carrello della spesa cioè i prezzi degli alimentari.
L’inflazione dentro il carrello della spesa
È la Fao (Food Agricolture Organization) a lanciare l’allarme. Come si vede nella nostra infografica a livello globale il prezzo reale degli alimentari è salito nel 2021 del 22,1% rispetto alla media del periodo 2014-2016. Se però consideriamo i dati mensili a settembre l’incremento ha sfiorato il 30%. È chiarissimo il collegamento con i rincari energetici, che hanno impattato sulla supply chain del cibo, aumentando sia i costi a monte degli agricoltori, sia quelli dei trasporti che infine quelli distributivi.
Non manca molto a questo punto al momento in cui tutto ciò avrà un peso anche sui prezzi dei prodotti nei supermercati, aggravando quell’inflazione che in Occidente già comincia a vedersi. Per ora soprattutto negli Usa, dove del resto è maggiore la pressione salariale e la crescita dell’economia, ma recentemente anche in Italia, dove il carovita è tornato dopo molti anni al 2%.
Prezzo del cibo, quale sta salendo di più?
Tra i prezzi del settore alimentare quelli che mostrano i maggiori segni di surriscaldamento sono in particolare quelli dei cereali e degli oli. Nel primo caso si è arrivati a un incremento medio per il 2021 del 27% rispetto al 2014-2016. Solo nel 2008 vi era stata una fiammata maggiore. Ma anche qui analizzando i numeri mensilmente emerge come a settembre l’aumento sia stato del 32,5% rispetto allo stesso benchmark, del 2% su agosto e di ben il 27,3% sullo stesso periodo del 2020. Non è un caso che anche nel nostro Paese vi sia preoccupazione per le conseguenze che questo potrà avere sulla produzione di pasta e sul suo costo ai pastifici e al consumatore.
Il prezzo del grano è salito del 41%
Infatti sempre secondo la Fao di tutti i cereali è soprattutto il grano quello che sta diventando più caro, con una salita annuale del suo prezzo di ben il 41%. Mais, riso e orzo segnano anch’essi dei rincari, ma meno sostenuti, anche se per l’ultimo vi è da segnalare una riduzione della produzione in Russia che si è incrociata a una maggiore domanda, generando incrementi del valore del cereale.

Andamento del prezzo dei prodotti alimentari
Ancora più forte è a crescita dei prezzi degli oli che finiscono nel carrello della spesa. Che quest’anno sono mediamente del 58,1% più alti che nel 2014-2016, e a settembre si è toccato un +67,7%. Sono l’olio di palma e quello di canola in particolare quelli che hanno subito la maggiore pressione al rialzo. Il primo ha visto un aumento della domanda mondiale che però si è dovuta scontrare con una produzione sub-ottimale in Malesia, uno dei maggiori esportatori, a causa della carenza di lavoratori immigrati, un problema che è comune quindi a diverse aree del mondo, ben al di là dell’Europa e degli Usa. Il secondo invece è stato influenzato dai noti problemi di strozzatura della supply chain.
Carrello della spesa: i prezzi dei latticini restano stabili
Più limitato, anche se sempre importante, è stato il rincaro del prezzo di altre tipologie di alimentari abitualmente nel carrello della spesa degli italiani come per esempio i latticini, il cui costo è salito del 16,4% nel 2021 sul livello del 2014-2016, con una tendenza alla stabilità nei mesi primaverili ed estivi. Rispetto al settembre 2020 invece l’incremento nel mese scorso è di ben il 24,1%. Il problema in questo caso è soprattutto generato dall’Europa, dove si è registrato un basso livello di scorte, che è coinciso con una domanda in crescita globalmente, soprattutto di burro e latte scremato in polvere.
Il prezzo della carne è cresciuto meno negli anni
Anche se rispetto al 2020 l’aumento è stato analogo a quello che ha colpito i latticini, complessivamente se il confronto è con il 2014-2016 la crescita dei prezzi della carne risulta più limitato. Del 14,9%. È soprattutto quella ovina e bovina ad avere visto forti rincari, a causa della carenza, secondo la Fao, di bestiame sufficiente a soddisfare la domanda in particolare in Oceania e Sudamerica.
Meno richiesta mondiale per carne di pollo e maiale
Pollame e carne di maiale costano meno, almeno in proporzione al passato, anche per una minore richiesta, nel caso dei prodotti suini, in Europa e Cina. Che sia anche l’effetto della sempre maggiore diffusione della dieta vegetariana?
Il prezzo dei beni alimentari costituisce soprattutto nei Paesi più poveri, ma anche in quelli ricchi nel caso delle famiglie a basso reddito, una percentuale molto rilevante della spesa mensile, a volte anche più dei carburanti o del riscaldamento. E rincari di questo tipo rischiano di deprimere la domanda e con essa la ripresa dell’economia dalla crisi pandemica.
I dati si riferiscono al: 2021
Fonte: Fao
Leggi anche: Qual è lo Stato con i prezzi del cibo più alti? La Svizzera
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