Prestiti tra privati: un’alternativa al credito tradizionale? Pro e contro da conoscere

I prestiti tra privati costituiscono un’alternativa interessante ai tradizionali prestiti personali erogati dalle banche o dalle società finanziarie.

Da un punto di vista puramente tecnico, sono suddivisi in due grandi categorie: non regolamentati e regolamentati; per questi ultimi è prevista la presenza di un intermediario autorizzato dalla Banca d’Italia (è per esempio il caso delle piattaforme di social lending).

Nella pratica i prestiti privati sono molto comuni e se si ha intenzione di ricorrere a questa forma di credito, è opportuno conoscerne i pro, ma soprattutto i contro, al fine di non incorrere in situazioni spiacevoli.

Prestiti tra privati: un’alternativa al credito tradizionale

Quando si parla di prestito tra privati si fa riferimento a un finanziamento che una persona fisica eroga a un’altra persona fisica. Il classico caso da manuale è quello del prestito fatto a un amico o, ancora più spesso, a un parente.

Non esistono limiti stabiliti per legge relativamente all’importo del prestito: si possono prestare 100 euro come 200.000 o anche molto di più. Si tenga però presente che se il finanziamento supera i 5.000 euro, dovrà essere erogato e restituito con strumenti tracciabili, per esempio un bonifico. In sostanza, non si possono prestare 6.000 euro in contanti.

Sulla causale del bonifico si dovrà indicare il motivo, per esempio: “Prestito personale a Tizio”; più si è precisi e dettagliati, meglio è.

Prestito tra soggetti privati: quali sono i principali pro

Molto spesso il prestito tra amici o parenti è un prestito infruttifero, vale a dire che sulla somma prestata non sono calcolati interessi. Il fatto di non dover rimborsare interessi è indubbiamente un notevole pro per il debitore.

È però possibile che le parti concordino un prestito a titolo oneroso, ovvero soggetto a interessi. In questo caso sono soprattutto due le cose cui porre attenzione:

  • il tasso applicato non deve superare la soglia che lo farebbe considerare come “usurario”;
  • gli interessi percepiti devono essere dichiarati al fisco.

Un altro pro dei prestiti tra privati è che, spesso in virtù dei rapporti personali (amicizia o parentela), non vengono fatti accertamenti sulla solvibilità e non si devono presentare particolari documentazioni o magari garanzie, come nel caso dei prestiti erogati da banche o finanziarie.

In sostanza: condizioni economiche generalmente favorevoli, tempistiche rapide, nessun controllo sul merito creditizio e nessuna garanzia.

Prestito tra soggetti privati: quali sono i principali rischi

La maggiore informalità di un prestito tra privati è un pregio, ma al contempo rappresenta anche un rischio. Un eventuale mancato rimborso può creare un notevole disagio personale e, in alcuni casi, portare addirittura a rompere i rapporti di amicizia o creare tensioni familiari.

Il ricorso alle vie legali è ovviamente possibile, ma nel caso di rapporti di lunga data è da considerarsi come l’extrema ratio.

I rischi sono quindi quelli del mancato rimborso e della rottura dei rapporti.

L’importanza di formalizzare l’accordo

Per quanto gli accordi di prestito tra privati possano essere verbali, un saggio consiglio è quello di ricorrere a una scrittura privata che metta nero su bianco tutte le condizioni che regolano il prestito. È una forma di tutela per entrambe le parti. Tra l’altro, la presenza di un contratto scritto protegge le parti da eventuali accertamenti dell’Agenzia delle Entrate, che potrebbe essere insospettita da determinati movimenti di denaro sui conti correnti.

Il contratto dovrà specificare i dati anagrafici del creditore e del debitore, l’importo erogato, la durata del prestito, le modalità di rimborso e la data di stipula del contratto.

È importante specificare se il prestito è fruttifero o infruttifero; nel primo caso è necessario specificare il tasso di interesse applicato, che dovrà essere inferiore ai tassi usurari.

Si ricorda che nel caso il creditore percepisca degli interessi, questi dovranno essere indicati nella dichiarazione dei redditi. Il debitore invece non può portare gli interessi passivi pagati in detrazione.