Il Paese, al voto il 18 dicembre, vive soprattutto grazie agli aiuti internazionali. Ecco chi paga
Il 18 dicembre il Madagascar va al voto in un clima sociale che non promette nulla di buono. Solo in aprile le proteste contro la nuova legge elettorale hanno provocato tre morti e decine di feriti.
La politica in Madagascar
Dopo l’indipendenza dalla Francia, ottenuta nel 1960, non c’è stata una sola elezioni che non abbia provocato disordini di piazza e anche questa non fa eccezione. Infatti nella classifica dei Paesi africani più democratici il Madagascar non è tra le prime posizioni, come Truenumbers ha spiegato in questo articolo. L’instabilità politica in Madagascar ha provocato al Paese danni enormi. Nonostante la ricchezza del sottosuolo, le potenzialità turistiche e la posizione strategica che occupa, gli abitanti del Madagascar sono fortemente dipendenti dagli aiuti stranieri. Il grafico copra mostra da dove vengono questi aiuti. I valori sono in milioni di dollari e rappresentano una media dei fondi concessi nel 2015 e nel 2016.
Gli aiuti al Madagascar
Non deve stupire che al primo posto ci siano gli Stati Uniti dato che nei primi anni successivi all’indipendenza il Madagascar aveva tentato di stringere rapporto politici ed economici (oltre che militari) con la Russia. Per strappare il Paese dalla morsa sovietica, gli Stati Uniti, praticamente da allora, sostengono l’economia dell’isola. Nel 2015 e 2016, in media, hanno versato ben 135 milioni di dollari. Al secondo posto c’è la Banca Mondiale attraverso una delle sue filiali, la Association de développement International. Al terzo c’è la Ue che ha versato una media di 81 milioni di dollari nei due anni considerati e poi (non poteva mancare) la Francia: l’ex “madrepatria” ogni anno versa in media 78 milioni. Tra i grandi benefattori dell’isola c’è anche la Germania, con 36 milioni di dollari l’anno e, infine, anche il Giappone che concede 13 milioni di dollari.
I dati si riferiscono al: 2015-2016
Fonte: Ocse
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Le elezioni africane sono controllate dalla Ue
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