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Crollo delle nascite nelle Regioni più prolifiche mentre le straniere si adeguano alle italiane

Nel 2017 sono nati 458 mila bambini in Italia. Nei primi sei mesi del 2018 ne sono arrivati 212 mila. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso il calo percentuale è del 3,8%. Nell’intero 2018 si arriverebbe a circa 441 mila nascite con una ulteriore riduzione di circa 17 mila bambini: se succedesse si tratterebbe di un nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia.

Perché si fanno pochi figli

Nel grafico qui sopra sono indicati i tassi di fertilità delle donne in Italia nel corso degli anni messi a confronto con quello del 1964, uno degli anni del boom delle nascite. Il tasso di fertilità consiste nel numero medio di figli per donna in età fertile ed è un indicatore più preciso del valore assoluto delle nascite anche se, naturalmente, è ad esso collegato.

Come detto, nel 2017 secondo l’Istat, le nascite sono state 458.151, compresi, naturalmente le migliaia di bambini nati con la fecondazione assistita che cominciano a diventare una quantità per nulla trascurabile anche dalle statistiche, come Truenumbers ha spiegato in questo articolo. Quello del 2017  è un dato in calo rispetto alle 473.438 nascite del 2016 e ancora di più rispetto alle 576.659 del 2008. Tuttavia il numero di donne che possono partorire, perché tra i 15 e i 45 anni circa, può variare nel tempo, e per esempio un numero inferiore di nascite può esserci solo perché diminuiscono le possibili madri, anche se ogni donna in realtà fa più figli. E’ per esempio quanto accaduto tra 2008 e 2010. Per questo misurare il tasso di fertilità è più preciso. E a quanto osserviamo siamo ai minimi degli ultimi 10 anni, con 1,32 figli per donna includendo anche le donne straniere.

La regione più fertile, a quota 1,62, è il Trentino Alto Adige, che pare seguire più dinamiche nordeuropee che italiane. Segue la Lombardia, con 1,39, e il Veneto con 1,36. Superano anche la Campania, a 1,35, che è tradizionalmente stata tra le regioni più fertili negli ultimi decenni e che invece si ritrova a pari merito con Sicilia, Emilia Romagna, Valle d’Aosta. Quella dove si nasce meno è la Sardegna, con 1,06 figli per donna. Male anche Basilicata a Molise, con 1,19.

Il boom del dopoguerra

Non è stato sempre così. Grazie alla crescita del Dopoguerra si arrivò al picco di 2,7 figli per donna nel 1964. Ma si toccavano i 3,57 in Campania. Mentre anche nella regione meno prolifica, la Liguria, si era comunque al di sopra del tasso di sostituzione della popolazione, a 2,07. Si trattava del baby boom degli anni ’60, che faceva il paio con il boom economico.

Rispetto ad allora il calo è stato del 51,15%, ovvero ogni donna ha meno della metà dei figli che aveva allora. Ma è soprattutto al Sud che si registra la diminuzione maggiore della fertilità, fino al -68,85% sardo. 1,06 figli per donna oggi contro i 3,42 di allora. E’ in Emilia Romagna che si registra invece la variazione minore, -36,27%. Ecco le variazioni nel grafico qui sotto.

Dopo il 1964 man mano i tassi di fertilità hanno avuto una lenta ma inesorabile caduta, fino al minimo raggiunto nel 1995, con solo 1,19 figli per donna. Con un minimo di 0,94 in Liguria e un massimo di 1,52 in Campania. E’ da notare che quel minimo del 1995 era inferiore anche a quello attuale, nonostante il calo vissuto negli anni più recenti.

Le Regioni meno prolifiche

Rispetto ad allora siamo ancora del 10,64% al di sopra, e non solo grazie agli stranieri. Questo perché tra il 1995 e il 2010 vi è stato un rimbalzo significativo della fecondità delle donne. Dovuto sia all’arrivo di molte madri immigrate che alla maggiore fertilità di quelle italiane, solo del Centro-Nord, però.

Infatti confrontando i dati del 2017 a quelli del 1995 vediamo che a un +10,64% di media corrisponde addirittura un +39,48% in Emilia Romagna e variazioni negative in Molise, Campania (qui -11,35%), Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna.

Insomma, mentre con il grosso aiuto dell’immigrazione oltre che della maggiore occupazione femminile, al Centro Nord si riprendeva a fare figli, al Sud proseguiva il calo, perché lo smantellamento della società tradizionale era arrivato in ritardo, e complice la ridotta occupazione non vi poteva essere quel rimbalzo che si è avuto altrove. Senza dimenticare che al Sud vi è stato un flusso migratorio molto più ridotto.

Nel 2010 a causa della crisi tuttavia questa fase di ripresa è terminata. Ed è ricominciato il calo della fertilità. Del 9,29% in questi 7 anni. -9,29% che è diventato un -13,07% nel Lazio, mentre in Basilicata il calo si è di fatto fermato, -1,07%. E anzi, si deve sottolineare come in questa regione, così come in Molise e in Sicilia ci siano timidissimi segnali di ripresa negli ultimi anni. Ma il resto d’Italia è un’altra storia.

La differenza con le straniere

Va fatta poi una distinzione tra tassi di fertilità di italiane e straniere. Sono in calo entrambi, perché man mano le donne straniere si allineano alle condizioni di vita e alle abitudini degli italiani, ma il divario rimane.

Il grafico qui sopra indica i tassi di fertilità, per ogni regione, di donne italiane e straniere. Nel complesso parliamo di 1,24 figli per donna nel caso delle italiane, con 1,64 di massimo a Bolzano e 1,04 di minimo in Sardegna,  e di 1,98 nel caso delle immigrate. In questo caso si oscilla tra il 2,55 sempre di Bolzano e l’1,70 sempre della Sardegna. Ennesima dimostrazione di come le straniere si stiano adattando ai nostri costumi: fanno più figli dove anche le italiane ne fanno di più, e viceversa. Qualcosa tuttavia cambia nei comportamenti delle due tipologie di donna.

Le donne immigrate si adeguano

La differenza tra le fecondità di italiane e straniere è del 59,53% in media, ma si arriva all’80,75% in Emilia Romagna, dove le prime hanno in media 1,17 figli e le seconde 2,11, ed è minima, del 30,65% nel Lazio. E’ minore della media anche in Campania e Calabria. Mentre risulta maggiore in Liguria, Lombardia, Veneto.

Sembra che le donne immigrate siano più sensibili di quelle italiane alle condizioni economiche e tendano a fare più figli laddove queste siano migliori, quindi al Nord. Per esempio se le italiane in Campania partoriscono più delle italiane lombarde ed emiliano-romagnole non è lo stesso per le straniere. Quelle che vivono in Campania tendono ad avere meno figli di quelle che risiedono nelle principali regioni del Nord, dove hanno più possibilità di mantenerli.

I dati si riferiscono al: 1964-2018

Fonte: Istat

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