Nel Lazio i redditi dei più ricchi superano i 40mila euro annui
In Italia più che altrove i redditi provenienti dalle pensioni costituiscono una parte importante dell’economia nazionale. I motivi sono molti, siamo tra i Paesi con più anziani al mondo, sicuramente, ma conta anche il fatto che il tasso di occupazione è molto basso e quindi in proporzione il numero di pensionati rispetto a quello dei lavoratori è molto alto, e inoltre le regole decisamente generose in vigore fino a pochi anni fa quanto a calcolo degli emolumenti sia delle pensioni retributive che delle pensioni retributive. Ma la situazione cambia molto quando ci si sposta da un una Regione all’altra: le disuguaglianze regionali quando si parla di pensioni ci sono e sono molto marcate.
Pensioni e disuguaglianze regionali
Per questo è rilevante il grado di disuguaglianza presente anche tra i percettori di assegni pensionistici. L’INPS ha calcolato nel suo ultimo rapporto annuale a quanto queste ammontino in ognuno dei decili di reddito. Ovvero si dividono i beneficiari in dieci segmenti, ognuno dei quali contenenti il 10% dei pensionati, in ordine dal segmento più povero, il primo, al decimo, il più ricco. L’INPS ha pubblicato i redditi pensionistici medi per i primi nove decili.
Ed è evidente come non solo alcune regioni appaiano da questo punto di vista più ricche di altre, ma soprattutto più diseguali.
In Sicilia, Calabria e Campania i più poveri sono ancora più poveri
In media in Italia i pensionati più poveri, quelli del primo decile, ricevono 6.214,1 euro lordi. Sono probabilmente i percettori dell’assegno sociale, o di invalidità, soggetti che non hanno mai potuto lavorare. Nelle principali regioni del Nord, come Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna si arriva invece a 7.215,1, in Liguria, quella con più anziani in Italia, a 7.356,1, e in Valle d’Aosta a 7.623,3. Al contrario si scende a 3.847,9, quasi la metà, in Campania, Calabria e Sicilia. Al Nord anche i più poveri sono un po’ più ricchi dei poveri del Mezzogiorno, anche tra i pensionati.
Tali disuguaglianze regionali si scorgono anche nei decili di mezzo, il quinto e il sesto, quelli di chi sta tra il 40% e il 60% più ricco della popolazione almeno a livello di reddito pensionistico. Gli anziani valdostani si confermano i più benestanti, essendo le pensioni medie di questi decili rispettivamente di 19,892,2 e 21.182 euro lordi. Sopra la media anche i lombardi con 18.882,4 e 21.199, a fronte di una media italiana di 16.884,7 e 19.855,2.
Mentre in Sicilia anche nel sesto decile non si va oltre i 15.822,7 euro, una cifra inferiore di quella raggiunta dai pensionati del quarto decile più povero in gran parte del Nord.
Ma sono le pensioni medie del nono decile, ovvero di coloro che sono tra l’80% e il 90% più ricco, che sono benestanti pur senza risultare i più capienti in assoluto, che mostrano dove, oltre ai maggiori redditi, stanno quelli più ineguali. E il Lazio qui sale in prima posizione. I redditi medi in questo decile arrivano a 40.104,2 in tale regione. E sono maggiori, di molto, anche rispetto a quelli lombardi, 35,811,9 o valdostani che naturalmente alla media nazionale.
In Valle d’Aosta l’indice di Gini più basso
È quindi sempre il Lazio la regione in cui è maggiore l’indice di Gini, che misura da sempre il grado disuguaglianza, ovvero il rapporto tra i redditi più ricchi e più poveri. Arriva al 40%, contro il 35,4% italiano. È chiaro che influisce moltissimo la presenza a Roma dell’apparato centrale dello Stato, con le pensioni dei dirigenti e dei quadri dei ministeri, dei vertici dell’Esercito, di tutti i lavoratori delle sedi nazionali delle articolazioni della Pubblica Amministrazione, negli ultimi decenni normalmente meglio pagati e con scatti più generosi dei lavoratori privati.
Anche senza raggiungere i livelli del Lazio però anche nel Mezzogiorno in generale la disuguaglianza è maggiore della media, in Campania si arriva a un indice di Gini del 38,7%, in Sicilia del 38,4%. Al contrario in Lombardia è solo del 33,3% e in Valle d’Aosta del 30,7%.
La presenza al Nord di un maggiore tasso occupazionale consente a più persone di avere una pensione, seppur bassa, senza dover ricorrere all’assegno sociale, e allo stesso tempo vi sono meno dipendenti statali con emolumenti a fine carriera altissimi come nel Lazio. Da qui la minore disuguaglianza, che invece colpisce, in Italia, come nel resto del mondo, proprio le aree più povere.
I dati sono del 2019
Fonte: INPS
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