Il 9,4% dei pensionati italiani continua a lavorare

Nella Ue è il 13%. Il 51,7% lo fa per sentirsi attivo, il 29,7% per guadagnare di più

Il 13% degli europei continua a lavorare anche se è in pensione. Circa la metà di questi ha mantenuto lo stesso impiego senza cambiamenti, l’altra metà ha modificato qualcosa: alcuni hanno scelto un nuovo lavoro, altri hanno ridotto le ore lavorative, mentre altri ancora hanno lasciato il lavoro principale, ma hanno proseguito con un secondo impiego.

Tuttavia la maggior parte degli europei smette di lavorare quando va in pensione: il 64,7% ha lasciato definitivamente il proprio lavoro appena ha iniziato a ricevere la prima pensione di vecchiaia e un altro 22,4% non ha ripreso nessuna attività lavorativa nei sei mesi successivi al pensionamento.

Pensione o lavoro: il grande dilemma

Tra chi decide di continuare a lavorare c’è chi lo fa per passione e chi invece lo fa semplicemente per necessità, perché non ne può proprio fare a meno. In Europa, c’è un 36,3% di persone che non riesce a stare fermo perché ama sentirsi attivo e utile, e un 28,6% che invece continua a lavorare perché il proprio portafoglio non permette pause e c’è bisogno di soldi per far quadrare i conti alla fine di ogni mese.

Ci sono anche altri motivi per continuare a dover sgobbare, ma meno comuni. L’11,2% ha spiegato ai sondaggisti di Eurostat, di lavorare per mantenere i contatti con le altre persone, cioè per continuare a sentirsi parte della comunità ed evitare l’isolamento. Il 9,1% ha detto di essere attratto dai guadagni extra che il lavoro porta, considerandolo un buon modo per avere delle gradite entrate aggiuntive e magari permettersi qualche sfizio in più. Infine, una piccola parte, pari al 3,4%, ha continuato a lavorare perché il proprio partner lavora ancora e non vuole restare a immalinconirsi a casa da solo.

Pensione, i nonni al lavoro in Italia

In Italia non tutti decidono di fare i nonni o godersi la famiglia: quasi 1 pensionato su 10 infatti continua a lavorare dopo essere andato in pensione; la percentuale è del 9,4%, più bassa rispetto alla media europea del 13%. Come si può vedere anche dal grafico dinamico, di questo 9,4%, più della metà, il 51,7%, lavora per il desiderio di continuare a sentirsi attivo e produttivo. Ma attenzione: non è solo una scelta di vita. Un terzo degli “stakanovisti” (29,7%) lo fa perché perché non ha scelta e non arriva a fine mese. È necessità, non piacere.

Tra chi continua a lavorare c’è anche un 6% che cerca un extra per uno stile di vita più alto, mentre solo il 4,2% lavora per mantenere i contatti con le persone e sentirsi meno solo. Poi ci sono i motivi più personali: il 2,3% lavora perché il partner non è ancora in pensione, e un altro 6,1% ha spiegato la scelta con altre ragioni.

pensione lavoro

Pensione, cosa cambia in base alle latitudini

La pensione in alcuni Paesi sembra essere semplicemente sinonimo di “cambio di orario”, mentre in altri resta ancora un traguardo sacro, una meta da raggiungere e di cui poi semplicemente godere. Il numero di persone che ha continuato a lavorare dopo la pensione cambia molto da un paese all’altro in Europa. In Romania, Grecia e Spagna, meno del 5% delle persone ha continuato a lavorare dopo essere andato in pensione. Tra chi ha deciso di restare al lavoro, più della metà ha cambiato qualcosa, come le ore di lavoro o il tipo di impiego. Al contrario, in Estonia, oltre il 50% ha continuato a lavorare. C’è una differenza evidente tra le varie aree geografiche. Nei paesi baltici, come Lettonia e Lituania, più di un terzo delle persone ha continuato a lavorare dopo la pensione. Lo stesso accade nei paesi nordici, come Svezia e Finlandia.

Tuttavia, le condizioni di lavoro sono diverse in queste due aree dell’Europa. Nei paesi baltici, la maggior parte delle persone ha continuato a fare lo stesso lavoro senza cambiare niente, invece nei paesi nordici, più della metà ha modificato le proprie condizioni di lavoro. In molti casi, hanno scelto di cambiare lavoro, ridurre le ore lavorative o fare un lavoro diverso rispetto a quello svolto prima della pensione.

In Irlanda, quasi la metà delle persone (48,4%) non lavorava già prima di ricevere la prima pensione. Situazioni simili si trovano a Cipro (35,7%), Malta (34,2%) e nei Paesi Bassi (33,8%), dove più di un terzo delle persone non aveva un impiego al momento del pensionamento. Al contrario, in Bulgaria solo il 4,2% delle persone non lavorava al momento della pensione, e in Slovenia questa quota è del 7,7%.

Pensione, la variabile del sole

Che sia tutta colpa del clima? Forse chi vive sotto il sole ha più pretesti per sognare una vita diversa? Le ragioni per cui le persone continuano a lavorare dopo la pensione cambiano molto da un paese all’altro in Europa. In Danimarca e nei Paesi Bassi, la maggior parte delle persone lavora perché l’impiego continua a piacere e non lo si vuole lasciare. In Danimarca, il 61% delle persone ha dichiarato di continuare a lavorare per il piacere di sentirsi attivi e utili. Nei Paesi Bassi, la percentuale è simile: il 59,6%. Al contrario, in Spagna e Cipro, meno del 20% delle persone ha detto di lavorare per lo stesso motivo.

In alcuni paesi, invece, la ragione principale per continuare a lavorare è esclusivamente economica. A Cipro, il 68,6% delle persone ha dichiarato di lavorare per bisogno di soldi. Situazioni simili si registrano in Romania, dove questa percentuale è del 54,3%, e in Bulgaria, dove si arriva al 53,6%. Anche in Croazia (48,2%) e in Lettonia (47,9%) molte persone lavorano per poter far fronte alle spese.

Pensione, è sempre divario tra uomini e donne

Altro che parità: quando si parla di lavoro dopo la pensione, le differenze tra uomini e donne sono ben marcate. Gli uomini cercano realizzazione, le donne lottano per arrivare a fine mese. Gli uomini sembrano inseguire più spesso la soddisfazione personale: il 37,9% di loro continua a lavorare perché ama sentirsi produttivo e utile. Per il gentil sesso, invece, questa percentuale è leggermente più bassa, pari al 34,3%. In altre parole, gli uomini sono più portati a vedere il lavoro come un modo per mantenersi attivi e sentirsi realizzati, anche dopo aver raggiunto l’età pensionabile; mentre per le donne il lavoro resta innanzitutto una necessità economica, anche per garantirsi una propria indipendenza economica. Le donne, infatti, continuano a lavorare più spesso per ragioni economiche: il 30,4% delle donne ha dichiarato che lavora per necessità, cioè per avere soldi a sufficienza per mantenere uno stile di vita dignitoso o coprire le spese quotidiane. Tra gli uomini, invece, questa percentuale è più bassa, pari al 27,2%.


I dati si riferiscono al: 2023
Fonte: Euorostat

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